Giornate portoghesi

Sofia

Da Sciacca in Portogallo per un anno

Sofia, partecipante al programma annuale in Portogallo, ci racconta la sua giornata tipo, tra scuola, famiglia e lezioni di vela.
I miei giorni in Portogallo sono molto differenti da quelli in Italia, a cominciare proprio dai nomi dei giorni! Il lunedì è chiamato segunda-feira cioè secondo giorno della settimana perché il primo giorno nei calendari è la domenica, segue terça, quarta, quinta e sexta-feira. Facile, ma io sono ancora un po' confusa, in pratica devo sempre contarli per essere sicura di quello che sto dicendo.

In segunda-feira comincio la scuola alle nove e dieci ma devo comunque svegliarmi alle sette per prendere l’autobus con il mio fratellino di undici anni: rischiamo sempre di perderlo ma finora abbiamo avuto fortuna. La mia scuola è la Josè Estevao e frequento l’ultimo anno, ho solo 5 materie in totale e le “ore” sono di 45 minuti e si chiamano “aule”, la “sala” è al primo piano dell’edificio e devo scansare tutta la gente che c’è sulle scale per arrivare, sembra una sfida e a volte mi diverto.
Le persone sono molto differenti qui, sono simpatici e con qualche stranezza che li differenzia, un ragazzo ha i lobi dilatati con degli anelli per esempio, una ragazza ha i capelli in molte treccine colorate di rosso fuoco e blu elettrico, è impressionante quanta diversità ci sia in un solo corridoio di scuola.

Nel frattempo, alla Josè Estevao, la lezione è iniziata, salutiamo l’insegnate ed entriamo il “sala”, dobbiamo scrivere il “sumario” che ci dettano ad ogni lezione, sarebbe come dare un titolo alla lezione spiegando quello che si sarebbe fatto durante quei 45 minuti o ora e mezza. Il portoghese non è molto difficile, il problema sono le poesie! Studiamo un poeta molto importante in Portogallo, Fernando Pessoa, lui scriveva sotto vari nomi, con varie personalità e perfino in altre lingue, dava famiglie e luoghi di appartenenza a tutti i poeti che lui inventava e creava una vita per ognuno di loro come se fossero esistiti davvero e alcuni erano anche più importanti del poeta “vero”, sicuramente in Italia non c’è nessuno come quest’uomo.

Dopo abbiamo una pausa di dieci minuti, in cui possiamo mangiare, passeggiare e spostarci di "sala". Durante educazione fisica facciamo pallavolo, calcio o basket, poi c’è l’opzione del badminton, della ginnastica artistica, della danza, del nuoto, del tennis, del dodgeball e molte altre cose che noi possiamo scegliere! Oltre a ciò si ha diritto a fare uno sport scolastico, si chiama “desporto escolar” e se ne possono scegliere due. C’è moltissima varietà, dal club di bedminton a quello di ping-pong, dagli scacchi all’atletica e siccome sono in una città marittima c’è ovviamente il club di sport acquatici!
Io faccio pallavolo e vela, sto imparando a maneggiare una barca a vela, una tavola da windsurf, una canoa e molto altro, dipende dal vento. La scuola ci porta alle partite e alle competizioni, tra qualche giorno abbiamo i nazionali di Vela a Lisbona, sono circa 4 ore di viaggio e con tutto ciò ne sono emozionatissima.

Il martedì è una giornata piena, comincio alle 8:25 e finisco alle 17:35. Quel giorno ho lezione con la mia tutor portoghese e classe di portoghese lingua non materna, poi l’autobus è solo alle sei e mezza e arrivo a casa alle sette e mezza; come ho già detto, il martedì è una giornata piena.
La scuola è enorme, ha una mensa, una biblioteca, un bar e una cartoleria. Compro i quaderni, il pranzo, gli spuntini e tutto quello che mi serve all’interno della scuola con la mia carta personale (foto 4). Adoro la biblioteca, ha tantissimi libri di ultima generazione e molti computer, ovviamente si ha bisogno del proprio cartoncino e soprattutto del numero identificativo, il mio è a9723, che scriviamo ovunque quando richiediamo qualcosa. Passo molto tempo lì di pomeriggio, a studiare o leggere, e poi aspetto l’autobus alla fermata. È la prima volta nella mia vita che devo prendere l’autobus per andare a scuola, ci metto circa mezz’ora per tornare nella mia cittadina e dieci minuti a piedi per arrivare finalmente a casa.

La giornata normalmente finisce alle 19, i
n quel momento arriva la famiglia che mi ospita e con tre bambini ricomincia la festa. Tecnicamente ho più o meno dieci minuti di riposo al giorno. Sto avendo l’esperienza di studiare in una grande città, dove dopo scuola posso andare a due centri commerciali differenti, e poi tornare a casa in un villaggio di 2000 persone senza nemmeno un rumore.

Il fine settimana ho sempre attività con Intercultura come gite e cene dove cuciniamo noi stessi oppure rimango in famiglia, mangiamo a casa dei nonni e poi usciamo per visitare posti sempre nuovi.

Consiglio a tutti quest’esperienza di vita.
Viaggiate!

Sofia

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