Ho preso una cotta per il Ghana

Virginia

Da Torino in Ghana per un anno

Com'è andata? Domanda apparentemente molto semplice, apparentemente. Come spiegare con quanta potenza ho avuto l'onore di entrare in contatto nell'arco di circa un anno? Come spiegare le lacrime versate su quel suolo straniero? Come spiegare l'importanza di un'esperienza del genere? Da Torino ad Accra. Dall'Italia al Ghana. Partii con l'idea di non volermi fare aspettative, "Penserò al Ghana quando sarò in Ghana, voglio scoprirlo vivendo", mi dicevo. Forse per paura di affrontare in anticipo un appuntamento che sapevo avrei inevitabilmente affrontato da lì a qualche mese. Forse perché le aspettative vengono spesso infrante e fa male poi. Forse per il semplice fatto che io di questo paese sapevo davvero poco. Mi ricordo la sensazione di incanto quando ho per la prima volta visto uno squarcio di vita ghanese. Dall'aeroporto al luogo del primo incontro di formazione. Ero sopraffatta dalla novità, mi ripetevo “Qui ci vivrai per dieci mesi, proprio qui”Potevo dirlo quanto volevo ma non riuscivo a crederci, come si fa a realizzare tale cambiamento? Ci è voluto del tempo, un paio di mesi se non erro, e iniziavo a conoscere la mia famiglia, iniziavo ad avere delle relazioni, con gli altri studenti stranieri impegnati nel programma di scambio e con i ragazzi locali, con l'associazione AFS Ghana e con le persone che incontravo tutti i giorni andando e venendo da casa.

Avevo anche quasi smesso di piangere per il piccante tipico del cibo locale, e non nascondo che è stata una soddisfazione quando ho iniziato a rispondere alla domanda: “Qual è il tuo piatto preferito?” con la timida risposta “Il Fufu”. Dovete sapere che questo è il piatto delle occasioni importanti, per la lunghezza e la difficoltà di preparazione. Ci vogliono diversi procedimenti che terminano con lo sforzo fisico di ragazzi forzuti che battono/impastano con un pestello di legno gli ingredienti in un mortaio. Mi resi conto che la sensazione di apprezzamento verso quel piatto, in Italia è paragonabile alla mia voglia di lasagne. Da piccoli dettagli come questo, ad un certo punto della mia esperienza, ebbi la consapevolezza di aver fatto mia quella realtà.

Alcuni scatti dalla vita di Virginia in Ghana

Cambia il senso dell'umorismo in giro per il mondo, e far ridere una persona di una diversa cultura mi rendeva doppiamente felice, mi sentivo parte anche io di quella grande famiglia che è il Ghana. Questo aspetto è quello che vorrei mi rimanga per sempre come esempio, l'amore di tutti verso tutti. Per esempio, all'interno dello stesso quartiere, che il figlio che scorrazza incosciente del pericolo delle macchina sia di quella donna o no, ella si ritrova a farli una ramanzina come fosse uno dei suoi cinque figli. Lo porta a casa e gli fa fare pranzo insieme ai suoi e poi darà il compito al suo figlio maggiore di riportarlo a casa dai suoi parenti, nonni, zii, cugini o genitori. Se invece per esempio devi andare ad un matrimonio e quel vestito che ti sei fatto fare apposta, come per tutte le cerimonie, ha un problema, non esitare ad andare dal primo sarto o dalla prima sarta per chiedere di riparartelo sul momento, a gratis. Sì, perché i ghanesi hanno un cuore grande.

Vivevo da qualche tempo nella capitale, Accra, quando finalmente arriva da AFS Ghana il tanto atteso via libera per visitare il Paese. Da li a qualche giorno ebbi l'occasione di scoprire il Ghana. Quello vero. Un paese di incontaminata bellezza. Mi sentivo come in quei cartoni animati di cui da piccola invidiavo il contesto naturalistico. Guardando il Re Leone per esempio, quanti non hanno sognato di poter ammirare con i loro occhi cotanta meraviglia. Sembra assurdo che mi sia capitata l'opportunità di vivere il sogno di tanti anni fa. Giungla, savana, spiagge bianche, rocciose e ricche di vegetazione, tutto questo grazie al clima, alla posizione equatoriale e al classico sole intenso africano. Se sei un amante della stagione estiva, sono sicura che un anno di estate potrebbe essere una rivelazione. I ritmi, soprattutto a causa del clima, sono più lenti. Oserei dire più a misura d'uomo. "No rush in life" è la filosofia. Nessuna fretta nella vita. Questo aspetto ha modificato molto la mia persona, o per meglio dire, la mia persona ha scoperto di vivere meglio acquisendo questo aspetto. Il fatto è che prendere la vita senza la tipica sensazione d'affanno fa in modo da non venir incontro all'altrettanto tipica reazione dello stress. Ho passato un anno svegliandomi col sorriso sul volto per quanto fossi grata di essere capitata in un paese del genere. Colori sui vestiti, sulle case, sulle automobili e sui Tro-Tro. L'allegria caratterizza ogni angolo della città, la gente ride, e ride tanto.
Fondamentale è la musica. Si sente musica praticamente ovunque e sempre. Dalle chiese, dalle abitazioni e dagli asili. È un popolo col ritmo nelle vene, a parte il fatto che sono tutti ballerini, e non parlo delle modalità di ballo da discoteca che conosciamo tutti, parlo di ballo in quanto espressione del corpo. In quanto movimento e in quanto armonia tra muscoli e suono. La musica accompagna il Ghana sempre , ad eccezione di un mese all'anno. Secondo le tradizioni di una tribù tendenzialmente della zona centromeridionale, un mese all'anno, il fiume che porta acqua alla capitale deve riposare. Per questo motivo, per un mese all'anno viene posto il divieto di mettere musica in luoghi pubblici in segno di rispetto all'entità naturale che permette e permise la vita di quella tribù. Alla fine del mese di pausa, vi lascio solo immaginare come svegliano il fiume, tamburi, chitarre, canti e cori da tutte le strade della città. È un'emozione sentire che la città si sveglia di nuovo...

Durante la mia esperienza ho partecipato a qualche festival in giro per il paese, ne esistono di davvero particolari, ad esempio il festival del cervo. Due squadre si addentrano nella foresta durante la notte e quella della due che cattura per prima un cervo, a mani nude naturalmente, vince. Sono tutte occasioni per radunare gente, condividere del tempo assieme e conoscere tanta nuova e bella gente. Ho preso una cotta per quel popolo, tante volte mi ha fatto scendere lacrime di gioia. I bambini che regalano sguardi colmi di gioia, nonostante non abbiano nulla di quello che, di solito, consideriamo una fonte di felicità. Sono bambini con occhi grandi e buoni, che urlano "obroni" (che vorrebbe dire "persona bianca") con quanta più voce riescono a trovare perché sono affamati di novità. Un giorno mi sono fermata, tornando a casa da una strada diversa dal solito, a saltare la corda con un gruppo di bimbe e bimbi. Non mi sono levata quella sensazione di benessere, che fa si che la tua faccia rimanga in tensione con un sorriso quasi ebete, fino alla sera. Sono solo molto bravi a trasmettere emozioni o il Ghana mi ha resa adatta a riceverle. Con così tanta potenza in circolo, bisogna solo lasciarsi pervadere. Vivere un anno all'estero non solo forma, dà nuovi punti vista, mette in contatto con nuove persone e nuovi stimoli, vivere all'estero fa percepire il sublime che la vita offre ovunque.

Virginia

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