Il Messico mi ha insegnato anche questo

Costanza

Da Augusta in Messico per un anno

Partire per un anno lontano da casa a diciassette anni non è per niente semplice, ma se fossi rimasta in Italia, non avrei mai conosciuto un nuovo mondo e scoperto me stessa, avrei perso l’occasione di vivere mille avventure e non avrei mai sperimentato una maniera diversa di vivere ed affrontare la vita. In particolare, ho scoperto che quando in Italia si piange, dall’altra parte del mondo si festeggia.

In Messico, il Dia de los muertos è una delle celebrazioni più sentite e, sicuramente, quella che più mi ha affascinato durante i miei sette mesi nella terra del chili e del limone. Tra gli ultimi giorni di ottobre e i primi di novembre ho avuto la possibilità di partecipare a diverse festività nella mia città, Comitan de Dominguez, in famiglia e a scuola. La mia città, per l’occasione, era stata decorata con un’esplosione di fiori colorati e di altari, simboli di questa tradizione, che rendevano le passeggiate per il centro uno sprizzo d’allegria. A scuola, durante gli ultimi giorni prima delle vacanze, è stata organizzata una competizione per la creazione di altari originali, dove ho avuto modo di imparare quali sono gli elementi necessari per la loro realizzazione. I miei compagni di classe, con l’aiuto degli insegnanti, avevano deciso di dedicare il proprio lavoro a una loro maestra di scuola di anni prima.

El altar de los muertos è un vero e proprio altare a più piani dalle svariate dimensioni e colori sui quali i parenti del defunto depositano cibo e tutti quei simboli che ricordano vizi e virtù del caro. Infatti, se il defunto era dipendente del fumo, sull’altare non potrà mancare un pacco di sigarette; se del gioco, un mazzo di carte o dadi; e come dimenticare la tequila, simbolo di ogni degno festeggiamento messicano? Non mancheranno di certo la foto del caro e un percorso simbolico di candele per indicare il cammino dal regno dei Morti alla Terra. Infatti, per i Messicani, durante il Dia de los muertos, i defunti hanno la possibilità di tornare sulla Terra per godere, con amici e parenti, di tutto ciò che si trova in loro offerta sull’altare. [FOTO n.1 e 2]
  • Foto 1: Costanza e la sua classe di fronte all'altare preparato
  • Foto 2: Costanza vicino all'altare preparato
  • Costanza truccata come Catrina

Dia de los muertos

A scuola mi ha stupito con quanta dedizione e allegria vengano accomodati i fiori e le varie pietanze cercando di trovare il risultato artistico migliore. La mattinata è comunque passata scherzando e ridendo, lanciandoci fiori e cercando di rubare un po’ di cibo. Perché, immaginate, come si potrebbe mai resistere per ore con il profumo prelibato della cucina messicana, senza approfittarne? Lo stesso giorno, tutte le ragazze della mia classe sfoggiavano il volto dipinto da Catrina, un altro simbolo importante di questa tradizione. Infatti Catrina è lo scheletro di una donna addobbata con vestiti colorati ed eleganti, cappelli, boa, fiori ed accessori. Questa rappresentazione della Morte, scelta dall’artista Diego Rivera, è un simbolo della cultura messicana e del suo atteggiamento ironico e giocoso nei confronti di questa grande compagna. [FOTO n.3]

Il 2 Novembre, entrata al cimitero con la famiglia, ho notato un atteggiamento diverso rispetto a quello che si assume in Italia. Invece delle espressioni tristi e malinconiche a cui sono sempre stata abituata, ho potuto vedere enormi sorrisi e occhi colmi di gioia. Il cimitero era completamente colorato e addobbato con i muri al lato del cancello di ingresso dipinti per l’occasione. Intere famiglie pranzavano gioiosamente dentro le cappelle o sulle lapidi utilizzate come tavolo ricoperte da manicaretti preparati a casa o acquistati dai venditori ambulanti che si aggiravano tra i festeggiamenti. La musica fluttuava sulla folla mentre diversi padri di famiglia strimpellavano melodie differenti in base alle preferenze del defunto. Perché, del resto, essere tristi l’unico giorno in cui è possibile incontrare, come loro credono, chi non c’è più? Ho vissuto questa tradizione alternando occhi sgranati a euforia, bocche spalancate a salti di gioia, e con il cuore a mille ho per la prima volta pensato che il diverso non è poi così male. Non esiste una maniera giusta o sbagliata di vivere o fare qualcosa, esistono solo atteggiamenti diversi e filosofie divergenti; motivo per cui l’anno prossimo, in Italia, porterò un po’ di questo magico mondo e quando tutti piangeranno, io riderò perché il Messico, tra le tante cose, mi ha insegnato anche questo.

Costanza

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