Into the wild for a year

Alice

Da Bergamo negli USA per un anno

Alaska trip. Questo era l’oggetto della prima mail che il mio papà ospitante mi inviò, arrivò nello stesso momento della mail ufficiale di Intercultura quindi la lessi per prima. Non nascondo il mio disappunto, realizzai che sarei partita per un anno in un posto freddo, desolato e buio; non mi sentì più la terra sotto i piedi: cosa faccio ora? Rinuncio? Accetto? Domande a cui, dopo aver letto il fascicolo della mia famiglia ospitante e fatto ricerche su internet, seppi rispondere e accettai perché infondo questo è lo spirito di Intercultura e il motivo di questa esperienza.

Ricordo ancora il viaggio in aereo come se fosse ieri, specialmente il volo da Seattle all’aeroporto di Anchorage. Pieno di emozioni e di ansia, non riuscivo a stare ferma ed a smettere di parlare con l’altra exchange student, ricordo che la signora che era seduta di fianco a noi ci guardava stupita e rideva non sapendo assolutamente di cosa stessimo parlando ma comunque si capiva che eravamo molto nervose per qualcosa che stava per succedere. Finalmente, dopo quella che mi parve un’eternità, atterrai e incontrai la mia nuova famiglia un momento abbastanza strano e carico di emozioni. Il viaggio in macchina me lo ricorderò per sempre: non riuscivo a staccare gli occhi dal finestrino! I paesaggi in Alaska sono qualcosa di magico e, se devo essere sincera, anche se sono passati 7 mesi non mi sono ancora abituata.
  • Tramonto dalla camera di Alice
  • Denali

Vivere qui è molto diverso, la mia casa è in mezzo al nulla circondata solo ed esclusivamente da natura e perciò capita molto spesso di vedere alci nel giardino sul retro, è come se fossero dei nostri vicini di casa.

Una delle sfide che ho affrontato qui è stato sicuramente il freddo, mediamente d’inverno si varia dai -25°C ai -10°C ma per una settimana la temperatura ha sfiorato i -32°C pensavo di morire congelata! Ma dopo i primi mesi al gelo ci si fa l’abitudine e quindi anche se ci sono 0°C si va in giro in felpa. Per me è stato difficile “combattere” anche il buio: le ore di sole d’inverno sono molto poche e quindi inizia a fare buio più o meno alle 17 e perciò si è subito stanchi perché sembra mezzanotte. Qui ho vissuto un sacco di prime volte: ho provato ad andare sullo snowboard (mai più nella vita), sono andata a caccia di caribù, sì, avete letto bene: a caccia, un’avventura che non scorderò mai! Insomma andare in giro a cercare un branco di animali sembrerebbe abbastanza noioso, ma non è così quando si è in posti magnifici ad ammirare i paesaggi nonostante il freddo.

In Alaska ho imparato a non giudicare un libro dalla copertina, a buttarmi avventure che forse non avrei mai fatto e in fondo anche ad apprezzare l’Italia e la mia cultura perché è quando si è lontani da casa che la si apprezza di più! Questa mia avventura mi ha aperto la mente e mi ha aiutato a conoscermi meglio, ora quando tornerò a casa non vedo l’ora di raccontare la mia esperienza e magari far capire che in Alaska non si vive negli igloo e non si va scuola con la slitta trainata da cani.

Alice

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