L'India è tutto un altro mondo

Francesco

Da Vicenza in India per un'estate

D. Perché l’India? Cosa ti ha spinto a sceglierla come destinazione?
R. Io come prima scelta avevo indicato il trimestre in Islanda, devo confessare che non mi ricordo neanche se l’India fosse tra le scelte, ma se lo era, era comunque nelle ultime posizioni. L’avrei messa tra la prime scelte solo se fossi partito per un programma annuale, ma per motivi scolastici non avrei potuto farlo.

D. Qual è stata la tua reazione quando hai saputo che saresti partito per l’India?
R. Ero felice più che altro perché ero passato al concorso. Non ho sentito paura, ero soltanto curioso. Curioso di sapere com’era la famiglia, dove sarei andato... D’altra parte, i miei genitori erano stati in India in viaggio di nozze e me ne hanno sempre parlato come un posto stupendo. Avevo un po’ l’idea che sarebbe stato bellissimo, però non sapevo come questa bellezza si sarebbe concretizzata, non ne avevo un’idea precisa. Quest’esperienza è stata quasi tutta una sorpresa, per me.

D. Come ti sei trovato con la tua famiglia? Com’era composta? Com’erano i rapporti fra voi?
R. La famiglia era così composta: tre fratelli (una sorella più grande, di 18 anni, un fratello di 14 anni e una sorellina di 9 anni), la madre e il padre. La loro casa era un po’ spoglia, ho fatto un po’ di fatica ad ambientarmi ma in fin dei conti mi ci sono voluti solo 2-3 giorni. Con loro mi sono trovato molto bene, erano completamente diversi dalle famiglie italiane. Più per vacanza che per viaggi studio sono stato in giro in Europa, non ho mai trovato grosse differenze culturali, la mentalità, dovunque andassi, era simile a quella italiana. In India è diverso: i genitori sono molto più protettivi, è tutto molto più popoloso e quindi è anche più pericoloso e i genitori ci tengono tanto a tenere i figli vicini. Io per esempio non potevo mai uscire da solo, potevo uscire se accompagnato da almeno un fratello.

D. Puoi descrivere la tua “giornata tipo”?
R. In casa io e i due fratelli maggiori eravamo sistemati in una stanza, mentre padre e madre dormivano in un’altra stanza con l’altra figlia. Delle altre 3 stanze della casa, una era adibita a sala preghiera e le altre due non avevano l’aria condizionata, per cui in quel periodo dell’anno – molto caldo e umido – non erano utilizzate. Ci svegliava sempre il padre (lui faceva le preghiere e dopo si alzava), poi facevamo colazione, sempre piccante, poi ci vestivamo, mettevamo un po’ a posto (anche se loro avevano una serie di collaboratori domestici, pur non essendo molto ricchi, ma in India chi possiede una casa è già molto benestante), poi si andava a scuola con un pullmino da 6 persone (in cui salivamo in 8-9). Lì sulle strade ci sono mucche, cani randagi e persone dappertutto, perciò è necessario suonare il claxon di continuo. Arrivati a scuola, un sacco di bambini venivano sempre da noi italiani (che in quella zona dell’India, come tutti gli europei, eravamo “merce rara”), ci chiedevano autografi e foto insieme, sempre, tutti i giorni, per un mese (contando che frequentavo una scuola di 12.000 studenti). Ogni mattina si faceva un’oretta di yoga (io ero il più scarso di tutti), poi iniziava il corso di inglese, c’era la merenda (piccante, ovviamente) e poi si facevano le attività della giornata: a seconda dei giorni c’era il corso di ballo moderno, ballo antico, musica, scultura con la creta, arte e cucina – a me piaceva soltanto quello di scultura con la creta – e poi si faceva ancora inglese o sport (basket o calcio) e alla fine si tornava a casa. A volte il camioncino era difficile da raggiungere a causa della pioggia (era la stagione dei monsoni). Arrivati a casa si pranzava, poi io facevo i compiti, uscivo fuori col fratello a giocare coi bambini del condominio e poi si pranzava la seconda volta, si cenava una volta e ogni tanto si cenava anche una seconda volta! E poi andavamo a letto. Diverse volte sono andato al mercato, che mi piaceva un sacco (che bello contrattare! A volte gli indiani quasi si offendono se non lo fai. Ci si intendeva a gesti e parole tipiche della contrattazione. Mi divertivo un sacco!).

D. Quali sono le caratteristiche della società indiana e le abitudini degli indiani che ti sono rimaste impresse? Come descriveresti in poche parole la cultura di questo Paese?
R. Gli indiani sono molto socievoli e amichevoli. Danno molta importanza alle relazioni parentali, tendono a mettere al centro della loro vita la famiglia. Per questo sono anche molto più protettivi rispetto a noi. Non direi che sia una cosa negativa, però capitava che alcune ragazze italiane non riuscissero proprio ad uscire perché nessuno aveva voglia di accompagnarle (sorelle ospitanti che non amavano uscire). Con me sono stati molto aperti a tutte le proposte, se ritenevano che una cosa non si potesse fare, me lo dicevano chiaramente. Gli adulti infatti sono molto onesti e franchi, i ragazzi a volte un po’ meno, e piuttosto di farmi un dispiacere mi dicevano qualche piccola bugia.
D. Com’è andata in generale la tua esperienza, cosa ti ha lasciato?
R. L’amore per l’India. Anzi, forse non proprio amore, ma piuttosto un sentimento di attrazione molto forte. In India ogni cosa è una sorpresa, mi fa proprio venire voglia di tornarci. Mi ha lasciato delle amicizie, che spero di mantenere nel tempo, e anche un diverso modo di vedere le cose. Ogni tanto mi capitava di fare discorsi con il padre, molto religioso, e questo mi ha dato modo di vedere la fede con occhi diversi, un fatto che mi ha interessato particolarmente.

D. Che consiglio daresti ai ragazzi che hanno scelto il programma estivo in India per affrontare al meglio l’esperienza?
R. Ne darei diversi: per esempio quello di dare molto ascolto alla famiglia, cercare di farsi spiegare le cose, discutere con loro e se dicono che una cosa non si può fare è perché non si può fare, ne sanno molto più di te, l’India è tutto un altro mondo, fa comodo che ci sia qualcuno pronto a fartelo conoscere. Cercate di farvi piacere il piccante perché ne mangerete in continuazione (anche al McDonald’s è tutto piccante!), inoltre il cibo è quasi sempre tutto vegetariano. È importante stare attenti al cibo, soprattutto quello che si prende per strada (quasi tutti stanno male almeno una volta), e cercare di non farsi male, perché gli ospedali non sono proprio i posti più raccomandabili dal punto di vista dell’igiene. Sul contrattare, per quanto ti possa sembrare basso il prezzo, sii consapevole che in certi casi, con quello che spendi per un paio di pantaloni, potresti prenderne 10 paia nel negozio accanto! Infine, se qualcosa non va bene, si può parlarne anche con i professori e vedrete che quasi ogni problema si risolverà.

Francesco

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