La mia esperienza da monaco buddhista

Raphael

da Aosta in Thailandia per un anno

Rapahel, partecipante al programma annuale in Thailandia, ha avuto un'ocassione unica: partecipare ad un campo di noviziato buddhista. In quest'intervista ci racconta perchè ha deciso di vivere quest'esperienza e cosa ha provato in queste settimane.
Raphael, chi ti ha proposto questa esperienza?
Al termine del mio anno scolastico mi è stato proposto di partecipare ad un campo di noviziato buddhista che annualmente viene organizzato dalla scuola e dal tempio adiacente ad essa. L’idea mi è subito piaciuta e ho accettato sul momento.

Che cosa ti ha spinto a farla?
La stessa cosa che mi ha spinto a fare l’anno all’estero, la voglia di vivere nuove esperienze e la mia curiosità.

La tua famiglia ospitante e i tuoi amici ti hanno sostenuto? Perché?
Una delle parti più bella di questa esperienza è stata proprio quella dire ai miei familiari e ai miei amici che sarei diventato un monaco per due settimane, perché il noviziato è una cosa davvero importante che quasi tutti i ragazzi thailandesi fanno almeno unna volta nella vita. In più, nonostante la mia famiglia avesse un figlio maschio e avesse ospitato altri due ragazzi, io sono stato il primo figlio a mettere i vestiti da monaco. Mia mamma era felicissima, mi ha sostenuto in tutto il mio percorso raccontando a tutti gli amici di famiglia della mia scelta, e ciò mi ha reso ancora più orgoglioso.

Culturalmente parlando, cosa significa fare questa esperienza?
Questa e’ un’esperienza che quasi tutti i ragazzi maschi thai fanno nella loro vita, prima o tardi, per cui e’ una cosa alla quale si da davvero importanza. Ho avuto la possibilità di assistere ai funerali del Re Rama IX e moltissimi uomini si sono fatti monaci per il suo funerale, e’ davvero qualcosa di importante per la loro cultura.

Come erano organizzate le tue giornate da monaco?
La mia permanenza nel tempio è iniziata con una cerimonia in cui mi sono stati tagliati i capelli e mi sono state donate le vesti arancioni da monaco. Da lì in poi è stato un salto nel vuoto, non sapevo cosa aspettarmi. Ma ho scoperto subito che la vita nel tempio è scandita da orari ben definiti e nulla è lasciato al caso: alle 4 c’era la sveglia, dalle 5 alle 6 si pregava, alle 6 si andava a fare un giro tra le case per raccogliere il cibo per mangiare durante la giornata, alle 8 si faceva il primo dei due pasti (non riesco a chiamarla colazione perché’ dopo che sei sveglio da 4 ore sembra più un pranzo), in mattinata si meditava, entro le 12 bisognava aver finito il secondo pasto perché’ dopo mezzogiorno non si mangia niente fino alle 8 del giorno dopo, nel pomeriggio si mediava di nuovo e dalle 6 alle 8 di sera si pregava ancora.

Il mio noviziato si è diviso in due periodi: una settimana a Bangkok e una settimana in una provincia lontana da caos e traffico. Durante questi due periodi ho potuto davvero notare la differenza culturale ed economica che c’è tra Bangkok e tutti gli altri posti rurali della Thailandia. Un’altra cosa molto interessante è stata avere tutte le mie cose all’interno di un secchio giallo all’esterno del dormitorio, e mi sono reso conto che quando non si ha niente non si hanno neanche i problemi e si riesce davvero ad avere la mente libera.
Quali sono stati i momenti più difficili, che non ti aspettavi di dover affrontare o che non ti eri immaginato così?
All’inizio mi e’ stato molto difficile rispettare gli orari dei pasti (si mangia solo tra le 8 del mattino e mezzogiorno). Inoltre, una cosa che non mi sarei aspettato, e’ stata il dolore alle gambe per quanto stavamo seduti a gambe incrociate e per quanto non ne fossi abituato. Poi anche cose che già mi aspettavo: la fatica di tenere la posizione da meditazione per un lungo tempo e la stanchezza dovuta alla sveglia alle 4 di mattina.

Cosa puoi trarre da questa esperienza a livello personale?
Ho scoperto un lato nuovo di me stesso, ho scoperto la meditazione e mi e’ subito piaciuta! Sono piuttosto sicuro che continuerò anche in Italia. Poi ho capito anche come quasi tutti i problemi della vita quotidiana derivino dai beni materiali che ci circondano, e che come senza aver niente non si abbiano problemi ma semplicemente felicità, ma una felicita diversa data dalla sola assenza di cose negative.

Raphael

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