La nostra settimana di scambio tra unicità e diversità: un'alchimia di parole

Ivan e Aurora

Studenti del Liceo Gullì di Reggio Calabria

Un giorno come tanti, forse. O forse no. Una settimana tra le altre, in mezzo a trecentosessantacinque giorni di scuola ordinaria. Di cosa sto parlando? Lunedì 25 marzo otto ragazzi provenienti da otto nazioni diverse sono venuti a scuola da noi, al Liceo Tommaso Gullì di Reggio Calabria. Si sono presentati come anonimi, come sconosciuti ma in poco tempo sono diventati speciali, agli occhi di tutti. Così insieme ad altri studenti interni alla scuola, ci è stata offerta la proposta di accompagnarli in questo tratto di strada: la così detta settimana di scambio.

Torniamo indietro: cos’è la settimana di scambio?

È un periodo di tempo in cui ragazzi di tutte le nazioni del mondo che stanno vivendo la loro esperienza interculturale in una città italiana decidono di volersi spostare, di voler conoscere un altro pezzettino del nostro immenso territorio.

E allora Döme, ragazzo ungherese che vive a Vignanello; Yao, cinese proveniente da Bolzano; Gleena e Jasmin, indonesiane che vivono ad Asti e Rivoli; Romina, cilena che attualmente si trova a Roma; Manuel, peruviano di Torino e infine Ella, Sara e Bori (che invece già si trovavano in Calabria e hanno preso parte alle attività con noi) hanno scelto il Centro locale di Reggio Calabria.

Tanto accidentale l’incontro con questi ragazzi però, non è stato. Perché fin da subito, con la primissima attività svolta, ci sono davvero rimasti impressi nel cuore.
Un’attività il cui fine era quello di conoscerci. Le regole erano semplici: ognuno di noi doveva esplicitare la propria “unicità” qualcosa, cioè, che la persona interessata credeva di essere l’unica a saper fare. Vi era posta una sedia al centro della palestra e a turno ognuno esprimeva il proprio interesse, hobby, curiosità e chi si ritrovava a esso accomunato doveva sedersi sulle sue ginocchia. Le sensazioni rimaste erano quelle di chi ha sempre voluto e voleva mettersi alla prova. Di chi, lasciando tutto, ha deciso di aprire il cuore per donarlo all’altro (sia quello dei ragazzi che hanno accolto e accompagnato gli Exchange students nella settimana di scambio, sia quello degli stessi ragazzi stranieri), scoprendo così la bellezza di non essere gli “unici a”.
  • Gli studenti stranieri accolti al Liceo Gullì
  • La delegazione di studenti alla scoperta delle bellezze del territorio
  • L'incontro con il il Delegato alla Cultura del Comune di Reggio Calabria
  • Gli studenti dopo un'attività al Liceo Gullì

La prima attività ha dato il via ad altre, tutte super emozionanti. Così per tutta una settimana.

Ad esempio, il laboratorio di ceramica: la parola che più risuona adesso ricordando questo momento è collaborazione. In gruppi misti (una persona italiana e una straniera), abbiamo lavorato il materiale per noi predisposto e nel frattempo, ovviamente, fatto amicizia. Il giorno dopo la visita al museo. Interessante sicuramente sì, ma ancora più interessante e piacevole in realtà è stato il “post-museo” con tanto di gelato e passeggiata. Ancora: l’uscita a Gerace, borgo storico in provincia di Reggio Calabria.

Non credo di aver mai visto un gruppo di persone, conosciutesi tre giorni prima, essere così unito. Il tempo è volato via e nessuno voleva distaccarsi da quella bellissima armonia che si era ormai creata. Custodiremo sempre nel cuore gli abbracci ricevuti; quegli sguardi sorridenti che ti fanno sentire felice di vivere in un mondo che non ha più confini.
Intercultura fa questo: unisce cuori, incide profondamente l’animo di chi accoglie la diversità, la fa sua e la vive sulla propria pelle!
Il momento dei saluti, come immaginerete, è stato quello più difficile. Quello in cui lacrime di tristezza si univano alla gratitudine di aver conosciuto persone incredibili. Una nostra compagna, durante l’ultima attività, ha detto: “Ragazzi io non riesco a commuovermi, ma non perché non mi mancherete! Al contrario: perché siamo fortunati ad avere la tecnologia a nostra disposizione!” E infatti, nonostante la distanza, il nostro legame è sempre più forte ed ogni giorno comunichiamo come se fossimo ancora insieme a scuola.
Io e la mia compagna Aurora, che eravamo titubanti se partecipare o meno, già il giorno successivo avevamo dimenticato le nostre ansie e preoccupazioni dovute alle responsabilità scolastiche. I ragazzi di AFS, sì, hanno avuto questo immenso potere: ci hanno fatto dimenticare per una settimana quelle che erano le nostre priorità di studenti ma, senza accorgercene, stavano proprio arricchendo il nostro percorso di studi: valori come l’amicizia, l’integrazione e la sconfitta dei pregiudizi si sono aggiunti alla scala delle priorità di ognuno di noi.

Io, inoltre, Ivan, attraverso questa esperienza ho rivissuto metaforicamente i miei tre mesi all’estero con Intercultura, in Belgio. È stato qualcosa di incredibile.

Ripeto: il mondo non ha confini. L’unico confine che esiste è quello della nostra testa.

Ivan e Aurora

Studenti del Liceo Gullì di Reggio Calabria

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