Mamma, dove sei?

Mariaraffaella

Mamma ospitante di Cesar, dall'Honduras a Jesi per un anno

"Mamma, dove sei?" E’ Cesar che mi sta cercando girando per casa e mi sta chiamando mamma... Era il 6 ottobre e lui era arrivato da meno di un mese. Mi stava cercando perchè avrei dovuto stirare la bandiera del suo paese, l’Honduras, per l’attività che la mattina seguente avrebbe avuto a Gradara.

Essere chiamata mamma, diventare il genitore di un ragazzo che arriva dall’altra parte del mondo è meraviglioso! Lui ci sente così e ci vede in questo ruolo, siamo i suoi genitori italiani e siamo il suo punto di riferimento in questa sua bellissima esperienza!

Il suo arrivo alla stazione di Jesi sarà un’immagine indelebile della nostra vita. Non avevamo organizzato un vero comitato d’accoglienza, oltre a noi c’era Laura, la sua assistente, ma a casa c’era un palloncino di benvenuto, il pranzo della domenica con tanto di lasagne, arrosto e tiramisù al mascarpone, e se è vero che le mamme italiane misurano l’affetto in calorie, io iniziavo alla grande!
E' emozionante vedere come cerca di assorbire tutto ciò che gli si proponga!Sono quasi quattro mesi che è con noi e tutto sta andando per il meglio. Siamo stati fortunati?! Non so che rispondere.

Certo è che l’abbinamento tra la nostra famiglia e lui è stato “azzeccatissimo”: i volontari italiani e quelli honduregni hanno lavorato proprio bene nel trovarci questo figlio speciale! Perché è davvero speciale: affronta ogni giorno con il sorriso sulle labbra ed è emozionante vedere come assapora ogni momento e come cerca di assorbire tutto ciò che gli si proponga, sia esso un cibo, un libro, un viaggio, un’attività, una discussione, una chiacchierata a tavola... Ha molto rispetto per l’opportunità che sta vivendo ed è molto grato alla sua famiglia che gli ha dato la possibilità di farla. Si è creato un legame veramente profondo con ogni componente della nostra famiglia, lui è il nostro figlio speciale che ha gli stessi nonni di Niccolò e Jacopo, gli stessi zii, cugini, amici del karate, del “gruppo campagna”.

Ha appena finito di parlare con Skype con la sua famiglia, giusto il tempo di augurare buon compleanno a suo papà Rafael ed è uscito tutto imbacuccato per raggiungere gli amici per la passeggiata per il corso. Stasera lo aspetta l’ennesima cena a casa di amici e domani saranno tutti a casa nostra a festeggiare la fine dell’anno. Noi siamo stati gentilmente invitati a trovare un’altra location, proprio come se fosse casa sua!

Soffre di nostalgia? Non ci sembra proprio... La famosa curva emotiva che sarebbe dovuta arrivare in questo periodo è quella della sua “pancia“ visibilmente aumentata da quattro mesi a questa parte, merito del cibo italiano.

L’altra sera ci ha detto che è felice di essere in una famiglia così “originale“ e ci è sembrata una definizione bellissima, ma ci sentiamo anche molto interculturali perché mentre Cesar è con noi a Jesi, l’altro nostro figlio Niccolò è a Stoccolma e vive anche lui il suo anno Intercultura. Che dire di Niccolò... Ci tiene a distanza in questa sua esperienza. Contatti essenziali con noi genitori, qualcosa di più con il fratello.

E’ felicissimo e saperlo così ci riempe di gioia! A malincuore bisogna ammettere che sa cavarsela proprio bene anche senza di noi. Come ha detto mio marito: abbiamo fatto tanto per farlo crescere autonomo e indipendente... E lui ci ha preso proprio alla lettera!

Mariaraffaella

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