Ogni giorno m'insegna qualcosa

Carlotta

Da Roma in Thailandia per un anno

Prima di partire si hanno delle aspettative, è normale. Ammetto che non ero del tutto preparata a vederle andare in frantumi ma, adesso che ci ripenso a poco più di un mese di distanza, è meglio così.
Ci si fanno aspettative sulle amicizie, sulla famiglia, sulla città in cui stiamo per vivere un anno della nostra vita, sui legami che si stringeranno con le persone, e anche sulla scuola, lo studio e i professori. Tutto quello che mi ero immaginata è finito per non avverarsi, ma ne sono estremamente felice, perché ho imparato anche a convivere con la costante sorpresa, in alcuni momenti con la delusione, molto più spesso con la curiosità di comprendere come e perché determinate cose accadono, e non qual è il loro fine.
Tutto quello che mi ero immaginata è finito per non avverarsi, ma ne sono estremamente felice
Il mio primo giorno di scuola nella Terra dei Sorrisi, la Thailandia, è stato il 12 Luglio. Indossavo la divisa scolastica acquistata solo il giorno prima: camicia con il mio nome scritto in thai (อารยา พรพรรณประภา), gonna grigia lunga fin sotto il ginocchio (io che di gonne in Italia non volevo neanche sentir parlare, figuriamoci indossarne una per andare a scuola tutti i giorni!), calzini bianchi mediamente lunghi e delle scarpette meravigliose che mi ricordano le Lelly Kelly che avevo a cinque anni, bei tempi! Mi sentivo così stupida vestita in quel modo, poi mi sono guardata intorno ed erano tutti vestiti come me, ed è stato un problema in meno nella mia mente affollata di pensieri.
È una città più che una scuola: è passato più di un mese e fidatevi quando vi dico che ancora non riesco ad andare da una lezione all'altra!
La mia scuola si chiama Udonpittayanukoon School, e vanta la bellezza di 6,600 studenti. È una città più che una scuola: ci sono due campi da basket, uno "stadio" per il calcio, otto edifici a quattro/cinque piani più la palestra, la libreria e la mensa. È passato più di un mese e fidatevi quando vi dico che ancora non riesco ad andare da Biologia a Thai, che sono nell'edificio otto e nell'edificio due; sopravvivo grazie ad una mia nuova grande amica che ha la pazienza di spiegarmi ogni giorno come funzionano le strutture.
Nelle mie aspettative il mio "primo giorno di scuola" era ciò che mi spaventava di meno nel grande insieme di questa esperienza, ma è finito per rivelarsi una grandissima sfida da affrontare. Posso dire di avercela fatta.
Continuavo a ripetermi "non riuscirò mai ad abituarmi", "mi mancano le lezioni italiane", "non imparerò niente"
Lo shock culturale è stato sostanzioso: la cerimonia mattutina con preghiera e alza-bandiera nel bel mezzo di quasi settemila persone, il doversi togliere le scarpe prima di entrare nelle aule, inchinarsi davanti ai professori ogni volta, dover sorridere ed annuire quando mi parlavano in thai perché non capivo una singola parola, cercare un tavolo libero a mensa e fare dieci minuti di fila per comprare a 20 bath (40 centesimi?) un'abbondante scodella di noodles alle 11:40, perché sì, arrivi ad aver fame anche a quell'ora.

È stato difficile, è stato strano, diverso, mi ha spaventata tantissimo. Continuavo a ripetermi "non riuscirò mai ad abituarmi", "mi mancano le lezioni italiane", "non imparerò niente".
Adesso apprezzo la quotidianità, vivo ogni singolo giorno con la speranza che possa insegnarmi qualcosa di nuovo e sono felice, che è la cosa più importanteEppure adesso mi sveglio tutte le mattine alle 7:30, indosso la divisa, mio padre ospitante accompagna me e mia sorella a scuola, mi vedo con i miei nuovi amici, frequento le classi. Parlo un po', a volte in thai anche con le signore della mensa. Ho imparato quali sono i miei piatti preferiti, il wai è automatico quando incrocio un professore, riconosco le classi in cui devo togliere le scarpe e ho imparato a sedermi su quelle sedie scomodissime senza impicciarmi con la gonna ogni singola volta. Apprezzo la quotidianità, vivo ogni singolo giorno scolastico con la speranza che possa insegnarmi qualcosa di nuovo, dal punto di vista culturale soprattutto. E sono felice, che è la cosa più importante.
All'inizio mi imbarazzava tantissimo essere sempre al centro dell'attenzione, ma in fondo è stato un modo per conoscere quelli che ora sono i miei amici e per non essere mai sola
L'aspetto più divertente, che mi ha fatto anche pensare, è stata la reazione alla mia presenza dei miei compagni di classe, o degli studenti in generale. In Italia ero più o meno invisibile, potevo camminare nel corridoio tranquillamente e non mi fermavo sempre a parlare con qualcuno. Qui sono una celebrità e la cosa mi imbarazza ma mi fa divertire tantissimo. I bambini e i ragazzi delle classi inferiori mi seguono a mensa cercando di sedersi accanto a me, mi chiedono selfie, si preparano domande da farmi in inglese anche se poi non capiscono la risposta, mi chiedono se un giorno andrò nella loro classe a studiare o se posso andare a giocare a badminton con loro dopo la fine delle lezioni. I più grandi mi urlano "suay!" (bella) quando cammino nel corridoio, una volta un ragazzo mi ha fatto un cuore con le mani e mi ha urlato "I love you" mentre andavo verso la libreria.

Tutti mi conoscono, tutti vogliono parlare con me perché sono il "farang" (straniero), l'occidentale. All'inizio mi imbarazzava tantissimo, ma in fondo è stato un modo per conoscere quelli che ora sono i miei amici e per non essere mai sola.
Nonostante in Italia si studi di più qui sto imparando cose che a casa non avrei mai neanche lontanamente immaginato!
Lo studio non è affatto pesante, spesso non ho compiti per casa (non che li voglia, si sta a scuola fino alle quattro!), i professori non si aspettano tanto dagli studenti come in Italia. Spesso mentre spiegano qualcuno gioca al telefono, alcuni perfino dormono, ma per loro è okay. Chi vuole seguire segue, chi non vuole è quasi del tutto libero di fare quello che preferisce. Specialmente all'inizio giudicavo molto il sistema scolastico, ritenendolo inferiore a quello italiano. Ma continuo a ripetermi, sperando di agire per il meglio, che l'aspetto accademico non è decisamente la parte più importante della mia esperienza, e che fare paragoni non ha senso, e non porterà a nulla. Nonostante in Italia si studi di più qui sto imparando cose che a casa non avrei mai neanche lontanamente immaginato!
Nessuna scuola potrà mai insegnarvi tutto quello che imparerete semplicemente affrontando i giorni da soli
Penso sia quello che tutti dovrebbero in fare, in qualunque posto essi siano: vivete con la consapevolezza che quello che state affrontando non lo ritroverete mai, nel bene e nel male! Sono sicurissima che mi mancherà la divisa quando tornata in Italia dovrò pensare ogni mattina cosa indossare, so che mi mancherà tutto della Thailandia, scuola compresa.
Vi saluto, voi che state leggendo, e vi spingo a esplorare e a vivere questo bellissimo mondo in cui abbiamo la fortuna di vivere. Nessuna scuola potrà mai insegnarvi tutto quello che imparerete semplicemente affrontando i giorni da soli, uno dopo l'altro.

Carlotta

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