Quattro studenti stranieri in classe nell'anno del Covid: finestre per aprirsi al mondo

Prof.ssa Rina Lazzari

Prof.ssa Rina Lazzari Referente scambi internazionali Istituto Alberghiero Artusi, Vicenza

Con l’arrivo della pandemia nel 2020, all’improvviso, anche tutto il mondo della scuola è stato obbligato ad un cambiamento epocale che ha costretto tutti noi, docenti e studenti, a rivoluzionare le regole di socializzazione che sono alla base del processo educativo, ad anteporre il distanziamento fisico, ad utilizzare modalità didattiche a cui non eravamo assolutamente abituati.
Chi vive la scuola ogni giorno sta ancora vivendo la fatica fisica, ma soprattutto psicologica, di rimanere incollati davanti ad uno schermo per troppo tempo, di non riuscire ad incontrare lo sguardo dei propri compagni e studenti, di non poter condividere la convivialità e la magia che si creano, comunque, quando si è insieme, in presenza. Tutto era ed è, purtroppo, ancora molto complicato.

Questo preambolo è doveroso per spiegare il mare di dubbi e perplessità che come Istituto alberghiero “Artusi” ci trovammo a considerare quando, ad inizio settembre 2020, l’associazione AFS Intercultura, nella persona del volontario nonché nostro ex studente Nicola Marzotto, ci propose di accogliere 4 studenti stranieri provenienti da paesi lontani, con culture spesso estremamente diverse dalla nostra.

Tuttavia, non era tanto la diversità a spaventarci ma il timore e la frustrazione per il fatto che non saremmo riusciti ad offrire loro tutto ciò che il nostro Istituto propone. Con la Didattica a Distanza per la maggior parte del tempo, come sarebbe stato possibile mostrare il nostro modo di fare scuola, la nostra cultura o far vedere la bellezza dei nostri luoghi, magari insieme ai compagni italiani?

Ma i tempi stringevano e bisognava attivarsi. E’ vero che il nostro Istituto non è nuovo a queste esperienze anche se a ruoli invertiti; infatti sono già parecchi anni che nostri studenti e nostre studentesse vanno a frequentare il 4° anno all’estero conseguendo risultati davvero significativi; anche quest’anno, nonostante questa situazione assai difficile, un nostro studente è in Lettonia. Quando ritornano, notiamo che i nostri studenti hanno sperimentato la vita lontano da casa, hanno acquisito indipendenza, hanno imparato a confrontarsi con realtà lontanissime che, per forza di cose, costringono a capire che la pacifica convivenza è una delle chiavi del loro futuro. Non è solo questione di apprendere un codice linguistico differente, è ben altro, è apertura al mondo, la capacità di mettersi in gioco, di riconoscere e considerare la diversità come un elemento di forza.
Quando ritornano, notiamo che i nostri studenti hanno sperimentato la vita lontano da casa, hanno acquisito indipendenza, hanno imparato a confrontarsi con realtà lontanissime che, per forza di cose, costringono a capire che la pacifica convivenza è una delle chiavi del loro futuro
A quel punto, anche se profondamente dubbiosi, accettammo la duplice sfida: era l’anno della pandemia ed era la prima volta che l’”Artusi” si accingeva ad ospitare studenti stranieri.

Su invito del nostro Dirigente, il prof. Massimo Chilese, stilammo un protocollo di “accoglienza” con il supporto di Intercultura dove si esplicitavano tutti i ruoli degli attori coinvolti, studente straniero, Intercultura, dirigente, tutor e consiglio di classe.

I primi tre, Darìo dall’Honduras, Alice dalla Francia e Lydia da Hong Kong arrivarono il 13 ottobre e, dopo circa una settimana, organizzammo un incontro di benvenuto rigorosamente a distanza con la commissione “Intercultura” e quindi con i nuovi compagni di classe. Solo dopo l’esito negativo del tampone e la quarantena obbligatoria, i nostri nuovi studenti iniziarono a frequentare i laboratori pratici di cucina e accoglienza.
i nostri ospiti si sono già ambientati con i loro nuovi compagni di classe e, a parte le iniziali e ovvie difficoltà linguistiche, questa esperienza si sta dimostrando positiva, sia per i nostri ospiti ma anche e soprattutto per i nostri studentiLa commissione Intercultura, composta dalle docenti tutor, si incontra regolarmente per stilare i piani di studio personalizzati e mantiene contatti costanti con le famiglie ospitanti che, insieme a Nicola Marzotto, si sono rivelati di grande supporto per il nostro lavoro di accoglienza ed integrazione. Da allora, dopo il recente arrivo di Oskar dalla Groenlandia a fine gennaio, pur alternando lezioni in DAD a quelle in presenza, i nostri ospiti si sono già ambientati con i loro nuovi compagni di classe e, a parte le iniziali e ovvie difficoltà linguistiche, questa esperienza si sta dimostrando positiva, sia per i nostri ospiti ma anche e soprattutto per i nostri studenti che si possono confrontare con abitudini, tradizioni e lingue diverse dalle loro.


Ricordo bene cosa rispose un mio studente dopo il 4° anno trascorso a Panama. La domanda era semplice. Gli chiesi: “ Cosa hai imparato a Panama?”. E lui disse: “ A stare al mondo”. Quattro parole che, credo, davvero riassumano questa esperienza che va ben al di là dei programmi ministeriali e si proietta nella internazionalizzazione che, volenti o nolenti, è il futuro dei nostri studenti.

“ Cosa hai imparato a Panama?” "A stare al mondo"L'Istituto Artusi negli anni ha voluto stare accanto alle scelte di questi nostri ragazzi così intraprendenti, tant'è che abbiamo deciso di mettere a sistema e regolamentare nella nostra offerta educativa le pratiche di ospitalità proposte da Intercultura. In quanto soggetti attivi di una stessa comunità educante focalizzati sugli stessi obiettivi educativi, abbiamo voluto proprio in questo periodo storico dominato dalla pandemia rendere una difficoltà oggettiva un'opportunità di crescita per tutti.

Prof.ssa Rina Lazzari

Prof.ssa Rina Lazzari Referente scambi internazionali Istituto Alberghiero Artusi, Vicenza

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