Raccogliere esperienze, scoprire interessi

Simone

Da Novara negli USA per un anno

Gli Stati uniti d'America, una nazione in cui tutto è più grande rispetto a quanto siamo abituati in Italia: montagne, laghi, coste, deserti, compi coltivati, culture che si fondono e si confrontano, ricchezza e povertà.
In 24 ore, tanto ci è voluto in aereo, ci sono finito dentro nel cuore, in Ohio, stato di cui non avevo mai sentito parlare e che già sulla cartina bisogna andarlo a cercare, lontano dalle mete turistiche della California, della East Coast e dei grandi parchi. Lasciati via via i grandi aeroporti di Roma, Londra e Chicago, al piccolo aeroporto di Cincinnati mi accoglie letteralmente a braccia aperte la mia nuova famiglia.
Tutti ingredienti perfetti per fare di questa esperienza qualcosa di indimenticabile, quasi un film.. americano!

Dimenticavo di presentarmi, sono Simone Ingaramo, ho 17 anni e sto vivendo dai primi di settembre la mia esperienza in Ohio, nella città di Loveland (sì, si chiama proprio così!) vicino a Cincinnati.

Torniamo alla mia storia. Appena messo il naso fuori dall’aeroporto mi sono trovato davanti un territorio completamente diverso dal mio nord Piemonte. Al posto del Monte Rosa e del Lago d’Orta pianure ondulate, basse colline con boschi di betulle e torrenti ed un largo e navigabile fiume l’Ohio, che nella lingua degli indiani d’America significa “bel fiume”.
Non faccio tempo a riprendermi dal cambio di fuso orario, lusso evidentemente riservato ai soli turisti, che mi ritrovo catapultato nella mia nuova scuola.
Un tuffo di testa in uno stile di vita completamente diverso da quello cui ero abituato.
Accolto dagli altri studenti come un vecchio compagno di scuola, mi sono subito trovato a mio agio, anche se ho dovuto rapidamente adeguarmi al diverso modo di frequentare e seguire le varie materie. Giocando in Italia a rugby, sono entrato senza difficoltà nella squadra di football americano, meno duro di quanto si vede nei film. Accurate visite mediche, lunga preparazione fisica e tecnica, interrogazione da parte del coach sul perché volessi fare questo sport, moltissime emozioni, campi di gioco tenuti perfettamente (decisamente meglio dei nostri terreni di gioco sotto la pioggia simili a paludi), pubblico in perfetto di stile “americano”. Ho segnato anche un touchdown!

Come ho risposto al mio allenatore, l’obiettivo era, ed è, raccogliere esperienze diverse, scoprire nuovi interessi in una nazione distante ma soprattutto diversa anche da come ci viene descritta dai media. Culture, usanze, abitudini, regole differenti dalle nostre ma che, in pochi mesi, non è difficile da assimilare sicuramente facilitato da una famiglia che non ti considera un ospite ma un terzo figlio, e da amici e compagni di scuola più predisposti, o semplicemente abituati, ad accogliere tra loro un nuovo arrivato integrandolo in modo naturale.

L’unica difficoltà da superare completamente è condividere la loro alimentazione, imbarazzante nell’uso degli ingredienti e nel mescolare dolce e salato, colori e sapori con estrema facilità e a sentir loro... soddisfazione. Nonostante ciò, la qualità della mia pizza, che settimanalmente preparo in famiglia, è ormai nota oltre i limiti della contea.
Non è però una vacanza, la scuola anche se diversa dalla quella in Italia, impegna per tutto il giorno, in famiglia ci si rende utili... non solo cucinando la pizza, nei primi due mesi non è stato facilissimo dialogare con gli amici nel loro inglese “che suona diverso”, nello sport la preparazione è impegnativa e rigorosa.
Rimango in contatto con gli amici e i compagni di scuola lasciati Italia, ma la mia vita ancora per parecchi mesi è in Ohio, dove non mi sento e non mi fanno sentire un estraneo, un immigrato, ma uno di loro. Mi piace pensare che se tanti in Italia potessero vivere lunghe esperienze lontano da casa come la mia sarebbero più predisposti ad accogliere chi è di diverso colore di pelle, parla un’altra lingua, viene da un altro paese.

Simone

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