Ritrovando vecchi amici

Intervista a Michael

ospitato a Cagliari nel 1980

Il germe dell'Intercultura, seminato da adolescenti, cresce e si svilupa come un albero sempre più alto e rigoglioso, dalle forti radici che si ramificano in ogni direzione fino ad incontrare, in qualche modo, l'origine da cui è nato.

Possiamo dire che è proprio il caso di Michall, ghanese di Accra, un anno trascorso in Italia, a Cagliari, nell'ormai lontano 1980. Eppure ... a 37 anni di distanza sembra che il tempo non sia mai passato e che il cordone ombelicale con l'Italia continui a nutrire la sua passione e il suo legame con il nostro Paese.Lo raggiungiamo con una videochiamata mentre si appresta a iniziare la sua lunga giornata al "Rina's restaurant" di cui è titolare e dove qualche giorno prima Roberto Ruffino, Segretario Generale della Fondazione Intercultura, lo aveva incontrato in occasione del Congresso internazionale del network AFS che si stava svolgendo proprio ad Accra.

"Questa è stata la parte più bella di questo faticoso viaggio in Ghana" - ha detto Ruffino - "In una sera libera durante la settimana, tutti noi italiani siamo andati a mangiare da uno di questi "ex-ragazzi", di nome Michael che ha aperto un ristorante ad Accra e che ci ha accolto a braccia aperte nel suo locale. Sono ragazzi che hanno mantenuto un ricordo straordinario della loro esperienza e alcuni di loro parlano un italiano perfetto nonostante non abbiano mai occasione di parlarlo nel loro Paese, veramente impressionante".


In effetti è stupefacente vedere quanto Michael sappia esprimesri ancora in un ottimo italiano e come serbi nel suo cuore tantissimi ricordi del suo anno trascorso in Italia. A partire dalla "mitica" formazione degli studenti neli anni 70-primi anni 80 si faceva a San Gimignano, in Toscana:"era l'autunno del 1980, ero appena arrivato e sentivo, per la prima volta questa lingua strana, assaggiavo sapori mai provati prima, insomma, stavo incontrando un mondo totalmetne diverso". Poi la vita prende la sua strada, e come capita a tutti anche quella di Micheal ha seguito la sua direzione: è rimasti in Ghana, si è sposato, ha avuto due figli che studiano all'università.

Com'è possibile allora che così tanta Italia sia rimasta nel cuore e nei ricordi di Micheal? Una chiave d'interpretazione è pensare al luogo dove ha trascorso il suo anno scolastico: " Quando sono arrivato in Sardegna, ero l'unica persona di colore in tutta l'isola. E il mio arrivo era molto atteso, tant'è che già mi era stato dedicato un articolo sui giornali e ovunque mi trovassi ad andare chiunque mi salutava, chiamandomi per nome. Mi fa molto piacere ricordare che era forte la curiosità della popolazione sarda nel saperne qualcosa di più sull'Africa, del paese da cui arrivavo e per questo motivo, con i volontari del Centro Locale di Cagliri, andavo nelle scuole per parlare del Ghana e della mia esperienza interculturale che stavo vivendo in Italia."
Quando sono arrivato in Sardegna, ero l'unica persona di colore in tutta l'isola.Michael oggi la sua storia se l'è creata in Africa, nella sua città natale. Nel suo caso, come in centinaia di migliaia di altri partecipanti di tutto il mondo cha hanno aderito ad un programma Intercultura/AFS, si può affermare che è l'incarnazione vivente di quello che è stato denomimanto l'AFS effect, ovvero un processo di reazione a catena e potenzialmente infinito che nasce dall'incontro di persone e culture e che le connette profondamente, ponendo le basi ache per un'affermazione personale grazie allo sviluppo di capacità e compentenze.
Mettersi in proprio, da parte dell'ex borsista ghanese, è stato un atto di coraggio e soprattutto di presa di coscienza di quali fossero i suoi talenti:
"L'esperienza di Intercultura ti aiuta a vivere realtà nuove, che non conoscevi e a non avere paura e può porre le fondamenta per costruirsi una vita interessante." Prima di partire per l'italia, ad esempio, pensavo che avrei fatto l'ingegnere da grande, ma poi mi sono reso conto che chi riusciva a concretizzare un proprio sogno di autoaffermazione e permettere alla sua famiglia di mantenersi con i frutti del suo lavoro erano i commercianti, o comunque chi aveva un'attività propria. Ecco perchè, forse, sono qui a parlarvi del mio ristorante. Subito dopo l'università, ho iniziato a lavorare per conto mio, cosa che rientra poco nella mentalità dei giovani ghanesei, perchè tutti preferiscono essere impiegati."

Conclude: "Ecco perchè penso che tutti i giovani dovrebbero avere la possibilità di vivere la stessa esperienza che ho vissuto, per poter avere una visione più ampia del mondo".


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