Sentirsi a casa

Martina

Da Lecce in Canada per un'estate

In questa intervista, Martina ci racconta la sua estate canadese.
D. Perché il Canada francofono? Cosa ti ha spinto a sceglierlo come destinazione?
R. Perché volevo prima di tutto cambiare lingua. Ho sempre studiato inglese, volevo provare una lingua diversa e fra tutte ho deciso francese, ma non mi andava di partire per la Francia, volevo andare più lontano e poi comunque il Canada mi ha sempre attirato come Paese. E sono rimasta molto contenta della mia scelta.

D. Qual è stata la tua reazione quando hai avuto la conferma che saresti partita?
R. Non me l’aspettavo sinceramente, soprattutto di partire per il Canada! Quando è venuto papà a dirmelo, non ci credevo veramente! Non sono più riuscita a studiare per tutta la sera…

D. Come ti sei trovata con la tua famiglia? Com’era composta?
R. Mi sono trovata bene ed è stato anche molto bello perché erano di una religione diversa dalla mia, erano ebrei, e mi sono dovuta adattare a diverse usanze nuove. Per esempio, quando mangiavamo apparecchiavo io e a seconda di quello che si mangiava il piatto aveva una forma diversa, pratica che probabilmente ha a che fare con la cucina kosher.
Con me erano molto gentili, appena arrivata mi hanno portata a diverse cene con i loro parenti, c’erano anche tanti nipoti, miei coetanei. La maggior parte del tempo sono stata con altri ragazzi di AFS, abbiamo fatto tante attività insieme, però la mia famiglia è stata gentile, ospitale, disponibile, mi aiutavano sempre, ero l’unica a cui i genitori davano passaggi dappertutto. La famiglia era così composta: mamma e papà sui 35 anni e una bambina di 5 anni.

D. Quale valore aggiunto ha portato la frequenza di un corso di lingua nella tua esperienza all’estero?
R. Con il francese non sono mai stata il massimo, quindi il corso di lingua è stato bello e utile perché comunque nelle ore di lingua mi buttavo, forse perché il francese è simile all’italiano. Questo mi ha permesso di prendere abbastanza confidenza con la lingua: sicuramente sono migliorata rispetto al’inizio, però in un mese non ho avuto il tempo di imparare molto francese.

D. Puoi descrivere la tua “giornata tipo”?
R. La mattina mi svegliavo intorno alle 7, alle 7.50 la mamma mi portava alla stazione della metro, arrivavo a scuola e facevamo una lezione di 4 ore, durante la quale c’era una pausa in cui mangiavamo, poi, una volta usciti, ci incontravamo con tutti gli studenti di AFS, pranzavamo insieme e subito dopo c’erano varie attività, (ad esempio il mercoledì facevamo attività sportiva), e poi tornavamo a casa e cenavamo alle 18. Altre volte restavamo fuori e cenavamo insieme noi ragazzi. Abbiamo assaggiato diverse cose tipiche canadesi, ad esempio la poutine, un piatto a base di patatine fritte con sopra il gravy (una salsa di carne). E poi c’era un’altra cosa, il queue de castor, una pasta fritta che aveva la forma di una coda di castoro e sopra ci mettevi quello che volevi, nutella o altri “topping”.

D. Quali sono le caratteristiche della società canadese e le abitudini dei canadesi che ti sono rimaste impresse? Come descriveresti in poche parole la cultura di questo Paese?
R. Una cosa che m’è rimasta impressa sulla famiglia è il fatto che in casa faceva molto di più il marito rispetto alla moglie, anche se non so se è una caratteristica tipica canadese o solo della mia famiglia. I canadesi sono tutti gentili e amichevoli. Appena arrivata, i miei genitori mi hanno detto “non ti preoccupare se ti perdi, chiedi a chiunque e ti aiuteranno senza problemi”. Montreal è una città molto sicura.
D. Ti sei mai sentita “a casa” in Canada? Quando e perché è successo?
R. Sin da quando sono arrivata diciamo che mi sono sempre sentita a casa, anche con tutti gli altri ragazzi di AFS ci siamo stretti tantissimo. Con loro è andato sempre tutto benissimo, non c’è stato nessun momento di paura o nostalgia.

"mi sono sempre sentita a casa"D. Com’è andata in generale la tua esperienza, cosa ti ha lasciato?
R. Mi ha lasciato tanto. Ho più fiducia in me stessa da quando son tornata, sono più aperta a tutto; mi ha dato ancora più voglia di conoscere e di viaggiare. Se quest’esperienza si potesse rifare, la rifarei domani!

D. Che consiglio daresti ai ragazzi che hanno scelto il programma estivo in Canada per affrontare al meglio l’esperienza?
R. Di cogliere sempre l’attimo; nel momento in cui ti dicono “ti va di fare questo?”, farlo subito, mai perdere tempo. È un’esperienza corta che però va vissuta intensamente, anche se dura poco è bellissima, indimenticabile.

D. Che progetti hai per il tuo futuro? Cosa vuoi fare “da grande”?
R. Da grande vorrei fare l’ingegnere meccanico. Appena sono arrivata in Canada, mio padre ospitante mi ha detto che lui era ingengnere e che era fiero di avere i miei stessi interessi. Negli ultimi giorni del programma mi ha portato nel suo studio e presentato il suo lavoro: è stato bello e mi ha convinto ancora di più a scegliere questo campo di studio.

Martina

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