Storia di una giapponese in Sardegna

Nagomi

Dal Giappone a Guspini per un anno

Ciao ragazzi! Io sono Nagomi, vengo dal Giappone, ho trascorso 10 mesi dell’esperienza interculturale in Sardegna, ad Arbus.

Immaginate la mia faccia quando ho ricevuto l’indirizzo della famiglia ospitante. Sardegna…? Ma dov’è?
Io non sapevo dove fosse la Sardegna, anzi non sapevo neanche l’esistenza della Sardegna.

Per cui avevo tantissima ansia di partire e vivere in un posto dove davvero non conoscevo niente.
Però questa ansia non mi serviva. Perché subito dopo che sono arrivata all’aeroporto, mi aspettava la mia famiglia ospitante con la bandiera su cui c’era scritto “Benvenuta Nagomi”; poi mi hanno portato direttamente al mare ed ho potuto ammirare la bellezza di quest’isola e la gentilezza delle persone. Ovviamente mi sono innamorata subito della Sardegna. La mia famiglia ospitante è costituita da 5 persone: mamma, papà, mia sorella Greta, più grande di me, e 2 fratelli più piccoli, Jacopo e Gioele. La famiglia è stata molto gentile da quando sono arrivata. Mi hanno aiutato sempre. Soprattutto Jacopo di 6 anni mi ha aiutato tantissimo ad imparare la lingua italiana. Lui è stato come il mio insegnante di Italiano.
Sono stata molto fortunata anche nella scelta della scuola, perché ho frequentato l’istituto alberghiero e ho avuto la possibilità di imparare a cucinare!! Mi piaceva tantissimo la cucina italiana anche prima di partire, quindi le lezioni della scuola sono state molto interessanti: soprattutto le lezioni di cucina.
  • I ragazzi di Intercultura
  • Le lezioni di cucina presso l'Istituto Alberghiero
  • Nagomi con la famiglia ospitante
  • Nagomi e gli amici in abito tradizionale sardo

Nella mia esperienza di 10 mesi, ho avuto tante occasioni di avvicinarmi alla cultura sarda.

Soprattutto grazie ad un gruppo folk ho imparato a danzare il “ballo sardo”. In Giappone facevo la danza tradizionale giapponese quindi sono molto appassionata anche del ballo sardo. Facevamo lezione 2 volte a settimana e ogni tanto potevo partecipare a qualche festa tradizionale o sfilata del gruppo folk. Il ballo sardo è stato anche un modo per fare amicizia. Ho avuto amici simpaticissimi. Mi mancheranno davvero.

La prima volta che ho ballato è stato durante la cavalcata di Sassari: la festa che è iniziata in onore del Re di Spagna. Durante questa festa, ho indossato il costume sardo e così sono diventata una vera donna sarda.

Alla fine di giugno ho partecipato alla festa di Sant’Antonio: una festa di fede e devozione dove i fedeli percorrono 33km dal mio paese, Arbus, per arrivare alla chiesetta dedicata al Santo di Padova. Io non sono religiosa, però ho provato a camminare per 33km per capire l’emozione dei cristiani. Alla fine ce l’ho fatta! Ho capito che i cristiani pensano che sia importante la loro religione.

I volontari del mio Centro locale sono stati tutti molto gentili. Ogni volta che avevo qualche problema, abbiamo cenato insieme e mi hanno ascoltato. Poi mi sono accorta che, per gli italiani, “mangiare” ha pure il senso del parlare. Infatti, quando mangiamo, mi sento che il cuore diventa più aperto. Questo modo di comunicare mi piace molto. Quando ritorno in Giappone, smetterò di guardare la televisione mentre mangio e parlerò di più con la mia famiglia.
Intercultura in Sardegna ha organizzato 3 campi per noi studenti. Eravamo circa 30 studenti di tutta la Sardegna in cui eravamo molto vicini. Per me discorrere con gli studenti esteri aveva uno scopo molto importante per questa esperienza. Grazie a Intercultura, ho trovato tanti amici nel mondo.
In Sardegna, ho scoperto tante tradizioni belle: la lingua sarda, il ballo sardo, il costume tradizionale, la cucina tipica, i nuraghi…ecc. Però la cultura sarda non è molto conosciuta in Giappone. Se Intercultura non mi avesse mandato in Sardegna, non avrei potuto conoscerla neanche io. Sarò io a portarla in Giappone.

Nagomi

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