TES - Il valore dell'istruzione

Erica

Da Treviglio in Honduras per un anno

In questi otto mesi di nuova e "pura vita" in una terra che ormai sento mia, ho avuto l’occasione di partecipare a innumerevoli attività. Una di queste, forse la più importante, mi è stata proposta proprio dalla scuola: Il TES o anche Trabajo Educativo y Social, vale a dire un'attività sociale volta ad alfabetizzare quella parte della popolazione che non ha mai ricevuto istruzione.
In Honduras, infatti, è obbligatorio svolgere un’attività sociale per potersi diplomare. Può essere considerata come un’ “alternanza scuola-lavoro”, ma qui è chiamata Tes (Trabajo Educativo y Social) e consiste nell’alfabetizzare quella parte del paese che non ha mai ricevuto istruzione.

Qui in Hoduras c'è una rilevante differenza sociale che per un'italiana come me all'inizio non è stato facile comprendere. Ogni giorno mi affaccio ad un mondo diviso in due parti le quali, pur guardandosi, non riescono a fondersi insieme. Le strade sono case aperte per persone che non possiedono nulla e nel contempo ci sono quartieri in cui si possono ammirare ultimi modelli di macchine viste in tv. Alla luce di ciò, e per colmare questa differenza socaile, il governo onduregno ha incaricato ragazzi di diciassette anni per fare lezioni di cultura generale alle persone più povere.
Ho sempre dato per scontata l’educazione, perlomeno quella primaria. Il fatto di non sapere leggere o scrivere, sebbene sapessi fosse una realtà presente in alcuni paesi del mondo, non mi ha mai impressionato fino a questo momento Nonostante questo, ora, grazie al TES, posso dirvi che sì mi ha positivamente e negativamente impressionato, lasciando in me due riflessioni principali. La prima riguarda il significato della parola "diverso", mentre, la seconda riguarda il valore del diritto all'istruzione.

Il mio ruolo nel TES, era quello di passare del tempo con alcuni bambini insegnandogli la lingua inglese. Un giorno, uno dei primi, una bambina, stringendomi la mano mi chiede: “Usted es rica?” (“Lei è ricca?”) e, dopo una breve pausa governata dal silenzio, in assenza di una risposta da parte mia, mi dice: “Porque, sabe, yo… yo soy pobre.” (“Perché, sa, io… io sono povera.”).
E’ un episodio che, per qualche maledizione o, anzi, benedizione, non riesco a togliere dalla mia mente. Ogni volta che il mio cervello lo ricorda, lo accompagna anche dalla mia riflessione sulla definizione di diversità. Ricordo che quello stesso giorno, una volta tornata a casa, mi sono chiesta: “Ma cos’è la differenza? Esiste una differenza tra un uomo ricco e uno povero? E nel caso in cui esistesse, dovremmo accettarla come tale o prenderla come un difetto da correggere?
Ho capito che la differenza è sinonimo di occasione. Non possiamo negare l’esistenza della diversità, saremmo codardi se lo facessimo. Non possiamo ammettere che l’uomo è uguale alla donna, che un nero è uguale a un bianco, che io sono uguale a te. O che io sono uguale alla bambina che, pur non sapendo scrivere, mi ha fatto la domanda forse più interessante della mia vita. Ma allo stesso modo, non possiamo dire che la differenza ci mette a confronto, scegliendo chi è migliore e chi peggiore. Siamo diversi, ma non superiori o inferiori. In un certo senso, possiamo dire che la diversità include un’uguaglianza, poiché con la nostra diversità completiamo il quadro dell’essere umano. In un dipinto non esiste un’ombra se non c’è una luce, non esiste un rilievo se non c’è una base piana, non esiste astrazione se non c’è materia. Il tutto, perciò, ruota intorno a una perfezione di contrasti nettamente diversi l’uno dall’altro. Quindi, ecco la mia definizione di differenza, in seguito a una lunga e tortuosa riflessione: la differenza non è un confronto, ma un incontro.
Invece, per quanto riguarda la seconda riflessione, ecco la mia idea che, a molti di voi, potrebbe sembrare ovvia: l’istruzione è un diritto e un dovere che tutti dovrebbero ricevere. Però, se è vero che le differenze esistono e che di per sé devono esistere, che problema ci sarebbe ad avere una parte della società colta e istruita e l’altra parte ignorante e senza educazione? Bene, la risposta è che, in questo caso, non stiamo parlando di caratteristiche umane, ma di diritti umani.

In conclusione, vorrei invitare chiunque stia leggendo a non temere le differenze, ammettere la loro esistenza e amarle il più possibile, con lo stesso amore che l’istruzione merita. Ricordatevi che le differenze sono i nostri incontri e l’istruzione la nostra parola.

Erica

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