Tra alci, magnifici laghi e foreste mozzafiato

Elvira

Da Brindisi in Finlandia per sei mesi

Il 18 agosto 2017 sono partita per la Finlandia. Precisamente a Savero, un posto sperduto che nemmeno i finlandesi conoscono. Circondata dalla campagna, dalle mucche e dalle alci, da magnifici laghi e foreste mozzafiato.
Sapevo qualcosa di ciò che mi attendeva grazie ai continui messaggi scambiati con la mia mamma ospitante finlandese prima della partenza. Ma tutto cambia una volta che raggiungi la tua meta; non vedi più con gli occhi degli altri ma con i tuoi.
Percepisci nuove sfumature che prima era impossibile notare.
La mia famiglia ospitante non è di quelle convenzionali: oltre ai miei genitori e fratelli ospitanti e la nonna, vivono con noi anche sei ragazzi diversamente abili. Non hanno delle famiglie che possono aiutarli (o che vogliono aiutarli) così la mia famiglia ospitante otto anni fa ha deciso di offrirgli una casa, qualcuno che gli volesse bene e si prendesse cura di loro.
Ad essere sincera, i primi due giorni sono stati molto difficili.. Non sapevo a che ora scendere per fare colazione perché avevo paura di disturbare tutti coloro che dormivano, non sapevo in cosa potevo essere d’aiuto o come semplicemente comunicare. Solo la mia mamma ospitante è in grado di parlare un buon inglese. In quei primi momenti mi sono sentita esclusa da tutti i loro discorsi, per non parlare di quando alcuni di questi ragazzi iniziarono a parlarmi in finlandese e io l’unica cosa che riuscissi a dire era “En puhu suomea” (Non parlo finlandese). Avevo paura di ferirli non rispondendo a ciò che mi chiedevano quando in realtà non avevo la ben più minima idea di come formulare una frase.
Ben presto ho però capito che tutte le mie preoccupazioni erano inutili perché quella famiglia mi stava facendo sentire a casa nonostante non avessimo niente che ci accumunava.
Ho iniziato ad apprezzare le piccole cose che mi venivano date, anche quando non avevano una funzione precisa, ma quei piccoli regali mi riscaldavano il cuore. Ad esempio la mia sorella ospitante più piccola mi regala spesso disegni o lavoretti che fa a scuola, uno dei ragazzi che vive a casa mi offre sempre i giornalini di moto che ama tanto.
Ho capito così che possibilità mi veniva offerta e quanto avrei potuto apprezzarla.
Adesso sto qui da poco più di tre settimane e in questo arco di tempo abbiamo anche ospitato due ragazzini africani che vengono due volte al mese per passare tempo con noi; ho assaggiato la pipì di formica; ho fatto (e faccio) la sauna ogni giorno: una cosa che prima della partenza credevo non potesse in alcun modo piacermi; ho fatto la zip line lanciandomi sostanzialmente nel vuoto; do da mangiare a mucche e cavalli.
Ma soprattutto sto imparando a comunicare con persone che non possono usare la voce per farlo, che usano piccoli gesti di affetto per farmi capire che va tutto bene.
E così che sto imparando anch’io a farmi capire, ad esempio un semplice cenno con la testa la mattina per dire buongiorno.
Perchè alla fine sono i piccoli gesti che contano e che possono cambiarti la vita.
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