Tre mesi con Anna in assenza di Marco

Monica

Mamma ospitante di Anna, dalla Russia a Jesi per tre mesi

Settembre. Abbiamo accompagnato Marco a Roma e lo abbiamo lasciato nelle mani dei volontari dell'Associazione... un abbraccione veloce perché le lacrime sono in agguato e nessuno di noi ha voglia di lasciarsele scappare, un ultimo bacio e via di corsa prima che la commozione abbia la meglio!Dopotutto, la Danimarca è dietro l'angolo e poi… tre mesi passano presto! È questa la frase magica che ci ripetiamo in continuazione mio marito ed io. Io sono fiduciosa, conosco Marco e so che è pronto ad affrontare questa prova, spero solo che trovi una famiglia affettuosa. Naturalmente, una volta a casa (per fortuna ci hanno detto il numero del volo) seguo su Internet il susseguirsi dei messaggi del sito FlightAware che mi tiene aggiornata sullo stato del viaggio e sto tranquilla anche se un temporale ha prodotto un bel po' di caos a Fiumicino.
Nella cameretta di Marco abbiamo liberato l'armadio e due cassetti, rigirato qualche mobile, tolto un po' di souvenir e foto e acquistato un copriletto a fiorellini rosa perché Anna, al suo arrivo dalla Russia, trovi un ambiente confortevole e più femminile.
Nella cameretta di Marco abbiamo liberato l'armadio e due cassetti, tolto un po' di souvenir e foto e acquistato un copriletto a fiorellini rosa perché Anna, al suo arrivo dalla Russia, trovi un ambiente confortevole e più femminile

Non abbiamo avuto il tempo di metabolizzare la partenza di Marco che siamo, di nuovo, a consultare il sito che ci aggiorna sui ritardi dei voli, in attesa di Anna. Curiosità, una sorta di istinto protettivo e tanta ansia si mescolano dentro di noi nei confronti di questa ragazza di cui, nei mesi antecedenti l'arrivo, abbiamo appreso poco o niente: gli Urali sono a più di 4500 km da Jesi e, come abbiamo avuto modo di imparare, non ci separa solo una ingente distanza fisica ma anche abitudini e costumi molto differenti.
All'inizio entrambi i ragazzi hanno incontrato difficoltà non solo nella comprensione della nuova lingua, ma c'è stato anche una sorta di sconcerto dovuto all'essere in un posto nuovo e uno spiccato senso di solitudine per essere con persone sconosciute e magari in situazioni così difformi dalla propria quotidianità. Mi sono trovata a ripetere le stesse parole di conforto in un inglese stentato a una o in dialetto all'altro.
Poi, piano piano, ho iniziato a rallegrarmi per i loro progressi nella lingua, a tranquillizzarmi nel vedere sbocciare amicizie sincere con i loro nuovi amici e a rilassarmi vedendo che iniziavano a capire e ad orientarsi nella loro nuova vita.
Poi, piano piano, ho iniziato a rallegrarmi per i loro progressi nella lingua e a rilassarmi vedendo che iniziavano a capire e ad orientarsi nella loro nuova vitaE il mantra che avevamo usato per esorcizzare paure e incomprensioni, quando ci mancava Marco o quando Anna faceva qualcosa che non ci andava a genio, si è rivelato esatto: i tre mesi si sono volatilizzati, tra scherzi e risate, tra pomeriggi di chiacchiere e confidenze intorno al tavolo, tra un borscht russo e un piatto di pasta quaggiù, con Anna conquistata dal gelato di Ciro e Pio, e tra una pizza e le frikadelle danesi lassù, mentre Marco si innamorava dei dolci di Pia.
La diffidenza e il riserbo iniziali sono stati sostituiti man mano dall'affetto e dalla stima e tutti noi ci siamo ritrovati sempre più divisi tra la felicità di riabbracciare la famiglia e la sofferenza acuta per la separazione da chi ci è diventato, progressivamente, sempre più caro.
Con Intercultura abbiamo imparato a guardare l'altro, sia quello che arriva o vive lontano e che abbiamo imparato ad amare ma anche quello che ci è vicino, con occhi nuovi. Né meglio, né peggio, solo diverso… vale in tutte le occasioni!

Monica

Mamma ospitante di Anna, dalla Russia a Jesi per tre mesi

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