Tutti per il diverso, il diverso per tutti

Giulia

Da Siracusa in Canada per un anno

In Italia, abbiamo occhi davvero speciali. Dico speciali perché sono capaci di individuare tutto ciò che è diverso (che poi, riflettendoci, cosa è normale?) a chilometri di distanza. E non solo! Sembra che ci sia uno strano fenomeno che lega occhi e bocca: nel momento in cui gli occhi trovano un bersaglio e lo analizzano, la bocca si spalanca e comincia automaticamente a parlare e, solitamente, a straparlare. Perché sì, in Italia, le diversità sono come dei marchi rossi, come delle linee di evidenziatore che ti seguono dappertutto e ti fanno risaltare tra la folla come un pesce fuor d'acqua, spesso non positivamente.

Anche questa è una delle ragioni per cui scegli di partire, per cui ti scopri impaziente di cambiare aria e trovare acqua fresca. Certamente non sai quello che troverai, perché lasci certezze e fai un salto nell'ignoto, ma delle speranze ce le hai comunque. Nel mio caso, il Québec non solo non mi ha delusa, ma, anzi, mi ha strabiliata. Infatti, in questo bellissimo paese, essere diverso è sinonimo di ricchezza: questo stato è l'apoteosi della diversità. In effetti, secondo il sondaggio "Angus Peid", realizzato il 9 settembre 2009, il Québec è, insieme alla Colombia Britannica (altra provincia canadese), il luogo che favorisce di più l'immigrazione in tutto il Canada. La società québécoiseè, infatti, multiculturale e ciò costituisce uno dei punti fondamentali della sua politica, anch'essa multiculturale, adottata nel 1971, prima di qualsiasi altro paese del mondo. Chiunque può, quindi, partecipare alla vita politica e civile ed esprimere le proprie idee liberamente e pacificamente, senza la paura di essere discriminati o trattati diversamente.

La tendenza a valorizzare la diversità è insita nel paese sin dalle sue origini. Difatti, il territorio canadese è stato abitato da popolazioni autoctone prima dell'arrivo dei francesi (in Québec) e degli inglesi (nel resto delle province). Queste popolazioni sopravvivono ancora e costituiscono una parte integrante sia della società che della cultura canadese. A conferma di ciò, la Legge Costituzionale del 1982 ha riconosciuto tre distinte popolazioni che, insieme, creano un unico popolo: le Prime Nazioni (i cosiddetti "indiani"), gli Inuit (prima chiamati Eschimesi) e i Meticci (comparsi in seguito all'arrivo dei coloni). Di conseguenza, le lingue ufficiali sono il francese e l'inglese.
Oggi, la diversità etnica e culturale è aumentata ancora di più: il Canada conta oltre 200 gruppi etnici e più di 40 culture. Inoltre, l'aumento demografico è dovuto, per il 50%, all'immigrazione.
In Québec, le persone pensano che l'identità del paese passi non attraverso il colore della pelle, ma grazie all'uso delle parole, dei fatti. Come non emozionarsi davanti a questa affermazione? L'aria di libertà che si respira è così rilassante. Non c'è più bisogno di preoccuparsi di come ci si veste, se si hanno gli occhi a mandorla o i capelli colorati, se si parla con un accento particolare, se si possiede un corpo dalle forme generose o chi si ama.

Isadora, Giulia, Sonja e Lucia: amiche inseparabili con la loro "face de toujours" (faccia di sempre)!

Sempre seguendo questo filone, ciò che più mi ha lasciata di stucco è stata la scuola, dove nelle diversità ci puoi sguazzare tranquillamente. I primi giorni mi sorprendevo in continuazione (ancora oggi capita), perché, a scuola, non ci sono regole sulla diversità. Innanzitutto, i gruppetti che si vengono a formare sono "misti": pelle bianca, nera, gialla, rossa... poco importa. Puoi vestirti da rocker, metterti il pigiama o camminare con l'arcobaleno addosso... poco importa. Ti piace la musica classica, l'heavy metal o il jazz? Poco importa. Ami portare tanto trucco sul viso, usare i brillantino ti limiti a lavarti la faccia la mattina? Poco importa. Puoi essere gay, lesbica, bisessuale... poco importa. Potresti avere anche due teste, tre gambe e quattro occhi. Poco importa! Quello che importa è che rispetti gli altri e li accetti, senza domande o esitazioni, come loro fanno con te. Alla fine, siamo tutti adolescenti, andiamo tutti a scuola insieme, respiriamo la stessa aria. Siamo uguali in fondo, no?

Questa tolleranza e questo spirito d'accettazione ho potuto sperimentarli direttamente sulla mia pelle. Quando sono arrivata a scuola, quella diversa ero io, in quanto straniera e incapace di parlare il francese. Non conoscevo nessuno e nessuno conosceva me. Ma questa apparente difficoltà non ha fermato assolutamente né i prof, né gli alunni, perché si sono dimostrati tutti gentili, disponibili e comprensivi, compreso il personale scolastico. Prima di cominciare la scuola, il mio più grande incubo era quello di dover mangiare da sola alla mensa, soprattutto il primo giorno, ma, per fortuna, una ragazza nella mia classe mi ha preso sotto la sua ala e mi ha invitata al tavolo con le sue amiche. In quel momento, lì, seduta con delle perfette sconosciute, in una scuola di cui ignoravo l'esistenza fino a pochi giorni prima, in un paese che non era il mio e che mi parlava di segreti, mi sono sentita al mio posto, anche se spaventata, nervosa e spaesata (letteralmente). Da quel giorno, ringrazio la mia buona stella per avermi portata in Québec, dove questa comunità super avanzata e socialmente paradisiaca mi ha accolta con le braccia spalancate, senza curarsi troppo del mio aspetto, delle mie origini o della mia lingua madre.

Questo è quello che custodirò del Québec per sempre nel mio cuore: l'importante è amare sé stessi e gli altri per ciò che sono, né di più, né di meno. Il tuo destino lo scegli da te.

Giulia

Da Siracusa in Canada per un anno

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