Un premio per Roberto Toscano

Roberto Toscano

Già Ambasciatore d’Italia in Iran e India, con Intercultura nel 1960/61

Il 3 marzo 2016, il Presidente della Fondazione Intercultura, Roberto Toscano, è stato premiato dall'ambasciatore del Cile in Italia, Fernando Ayala, assieme ai diplomatici che durante il golpe di Pinochet riuscirono a proteggere centinaia di perseguitati nell'ambasciata italiana.

"Un atto simbolico - ha detto Ayala - un riconoscimento alla grande generosità di tutti gli italiani verso i cileni perseguitati dalla dittatura negli anni Settanta".

Furono molti mesi, fra il settembre del '73 e il 1975, nei quali l'ambasciata d'Italia a Santiago del Cile si trasformò in un rifugio, un'isola di salvezza, per centinaia di "asilados" politici braccati dalla polizia di Pinochet. A gestire l'ambasciata, nelle ore in cui Salvador Allende moriva suicida nel palazzo della Moneda preso d'assalto dai militari golpisti, c'erano Piero de Masi, primo consigliere e incaricato d'affari mentre l'ambasciatore era fuori sede e non sarebbe rientrato perché il governo italiano non riconobbe la giunta, Roberto Toscano, allora giovanissimo secondo consigliere e "addetto commerciale", e Damiano Spinola. Più tardi arrivarono l'ambasciatore Tomaso de Vergottini e, dall'Argentina, i consoli Enrico Calamai e Emilio Barbarani.

Già ambasciatore per numerosi anni a Teheran e poi in India, Toscano (un anno negli USA con Intercultura nel 1960) ha iniziato la sua carriera diplomatica proprio negli anni 70 in Cile. "Quando accompagnavo i perseguitati politici cileni, sani e salvi all'aeroporto - ha scritto - pensavo che fare il diplomatico fosse il mestiere più bello del mondo. Non decidemmo nulla all'inizio, ci capitò. I primi ad arrivare subito dopo il golpe furono gli italo-cileni, che l'ambasciata doveva proteggere. Poi tantissimi altri che saltavano il muro d'ingresso e si rifugiavano nella residenza. C'erano persone che erano state arrestate, spesso torturate, rilasciate, e poi nuovamente ricercate, o che comunque vivevano sotto l'incubo di un nuovo arresto".

Nella lunga notte della dittatura militare, ci fu proprio un piccolo gruppo di diplomatici italiani che, lasciati senza istruzioni dalla Farnesina, scrissero a Santiago del Cile una delle pagine più belle e appassionanti della nostra solidarietà internazionale.

Intervista di Piero De Masi tratta da "La Repubblica" del 9 marzo 2016

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