Una Francia diversa

Giulia

Da Venezia in Francia per un anno

Era il 4 settembre 2016 ed una trentina ragazzi italiani arrivavano in Francia, muniti di una valigia di 20kg e molte aspettative. Tutti con un’intenzione: passare un anno in questo Paese. Che tutti abbiano raggiunto il loro obiettivo, non posso dirlo con certezza, anche perché l’anno non è ancora passato. Posso, tuttavia, parlare della mia esperienza fino ad ora.
Sono ormai otto mesi che abito in una famiglia francese, studio in un liceo francese, vivo, in breve, la vita di un adolescente medio della Francia. Malgrado la vicinanza, i due Paesi sono molto diversi. In particolare, della Francia mi ha colpita la grande varietà di culture ed origini che vi convivono. Quando sono entrata a scuola per la prima volta, notando la composizione multiforme e multicolore del corpo studentesco, non ho potuto che pensare ad un termine studiato in geografia, qualche anno fa: multiculturalità. Trovando che descrivesse molto bene il Paese, ho deciso che avrei potuto ricavarci un lavoro.
La multiculturalità è forse un elemento che manca nel nostro Paese. Le famiglie di origini straniere sono perlopiù famiglie di immigrati recenti, ed è spesso problematico per questi essere del tutto integrati. Sebbene anche noi abbiamo un’enorme quantità di tradizioni, di costumi, tutte queste appartengono all’insieme unico che è quello della cultura italiana. E molti Italiani, tolto l’occasionale kebab, non hanno spesso occasione di sperimentare altre culture.
Ho sempre pensato che fosse necessario rimediare a questo problema, ma come? Come dice il proverbio: «Se la montagna non andrà a Maometto, Maometto andrà alla montagna». Ho deciso di partire. Devo quindi ringraziare Intercultura (AFS), l’organizzazione che mi ha permesso, insieme a migliaia di altri studenti in tutto il mondo, di lasciare il mio Paese per un anno e vivere in una famiglia straniera. Vivere in un altro Paese, adattandomi a diverse abitudini, diverse persone, mi ha insegnato a non più temere lo straniero: ho imparato che, dietro le differenze linguistiche e culturali, siamo tutti persone, intrinsecamente uguali eppure diversi, ed il termine «straniero» non ha più ragione d’esistere.
  • Il gruppo degli studenti AFS
  • Un ragazzo meticcio in uno skate park di Bordeaux
  • Rue St Remi, Bordeaux, è un esempio di ritrovo di culture: vi si trovano ristoranti dei Paesi più svariati
  • Una via principale di Bordeaux
  • <div>Una zona industriale/porturia di Bordeaux</div>

Immagini tratte dal lavoro di Giulia

Sono tre i valori fondamentali della Francia: liberté, egalité, fraternité – libertà, uguaglianza, fraternità. Concepiti la prima volta nel 1789, nel corso della Rivoluzione francese, saranno le basi dell’ideologia sulla quale è fondata la Repubblica francese. Una repubblica, come si stabilisce nella Costituzione, indivisibile, laica, democratica e sociale, ovvero unificata da un’unica lingua e da leggi comuni, senza riconoscere alcuna religione o culto nazionale, i cui cittadini possono eleggere i propri rappresentanti e sono garantiti un’educazione, una residenza, un impiego ed una copertura medica.
Sono questi valori (ed un vasto ex impero coloniale) che spianano la via alla crescente diversità, etnica e culturale, che caratterizzano la nazione. Ma cosa vuol dire tutto ciò? Significa che, prendendo il tram, potresti ritrovarti a fianco una coppia di ragazzi guineani, che discutono della loro giornata aspettando la prossima fermata; significa che potresti andare a casa del tuo compagno di banco a mangiare la pastilla che sua madre ha preparato, significa che il tuo prof di matematica potrebbe avere la pelle scura, e qualche volta parlarti dei pacchetti che sua madre gli spedisce dal Marocco. Significa che, ovunque tu vada, potresti incontrare persone delle più svariate forme e colori, che portano i caratteri delle loro origini ma, nonostante ciò, sono francesi in tutto e per tutto.
A proposito dell’impero coloniale, non tutti si rendono conto dell’estensione che quest’ultimo ha raggiunto nel corso dei secoli. Dall'Africa all’Oceania all’America, possiamo ancora oggi trovare un pezzetto di Francia in tutti i continenti. Tutto è cominciato nel 1600, con la fondazione delle prime colonie in India ed in Senegal per sfruttarne i territori e le risorse, per proseguire nel 1700 in Canada ed in Louisiana (oggi USA). Ma il vero slancio verso la colonizzazione lo si ha nel 1800, nel periodo della Restaurazione. I Francesi conquisteranno l’Algeria, occuperanno la costa dell’Africa nord-occidentale (Gabon, Costa d’Oro) e gli sbocchi sul Mar Rosso; Tahiti e la Nuova Caledonia nell’Oceano Pacifico. E poi ancora in Africa centrale , e nell’Indocina, e la Siria ed il Libano dopo la Prima Guerra Mondiale.
Oggi la maggior parte di questi territori ha acquisito l’indipendenza. Alcuni, tuttavia, continuano ad essere sotto amministrazione francese: i Dipartimenti e Regioni d’Oltremare o DOM (Guadeloupe, Martinique, Guyane, la Réunion, la Mayotte) e le Collettività d’Oltremare COM (Nouvelle Caledonie, Polinesia francese, Terre australi ed antartiche francesi ed alcuni altri). E resta il fatto che i costumi e la lingua francesi restano parte integrante delle culture di un gran numero di altri Paesi.

[Estratto dal lavoro di Alternanza Scuola-Lavoro di Giulia. Per scaricare il lavoro completo clicca qui (4,6 Mb)]

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