Vacanze di Natale in Cile e il desiderio di fermare il tempo

Egizia

mamma ospitante di Diego dal Cile a Rivoli per un anno, nel 2015

Un viaggio in Cile? E perché mai? Una striscia di terra lontanissima, vulcani, terremoti: perché andarci, e per di più in vacanza?
Questo è ciò che pensavamo prima che Diego entrasse nella nostra famiglia, nel 2015. E il nostro viaggio è incominciato in quel periodo, nelle sere passate con lui a cercare su Google Maps le città e i posti dove era vissuto. Ed è continuato l’anno successivo con Paulina e Matias, anche loro sempre disponibili a raccontare qualcosa del loro Paese e a rafforzare la nostra voglia di partire.

Quando gli abbiamo scritto che finalmente a Natale 2018 saremmo andati a trovarli, è stato sorprendente: tutti si sono attivati e hanno contribuito all’organizzazione del viaggio, chi per l’itinerario, chi per la logistica, chi per l’organizzazione dei tour, chi per le necessarie prenotazioni. Ognuno ha fatto la sua parte.
E incredibilmente tutto ha funzionato, anche quando i tempi erano davvero stretti.

A partire dal nostro arrivo a Santiago è stato un susseguirsi di emozioni e belle sorprese!
L’incontro con Diego e suo fratello Elias all’aeroporto, che per l’occasione si erano svegliati alle 6 (e per loro è stato davvero un grosso sacrificio!), il giro a Santiago, noi distrutti per il jet lag e il viaggio ma al tempo stesso con la voglia di vedere questa città (a Natale, col caldo!) e di stare con loro, le prime foto, giusto per rendersi conto che era tutto vero, l’arrivo a casa a Viña del Mar di sera e l’incontro con la mamma, prima imbarazzo e poi sempre più tutti a proprio agio, con racconti e aneddoti vari che hanno reso molto piacevole la prima serata.

L’incontro con la famiglia è un momento particolare: c’è inevitabilmente il confronto, filtrato anche dai racconti dei ragazzi. Per nostro figlio, che aveva trascorso un anno in Belgio, la sua famiglia era stata la “famiglia ideale”, per cui prima di incontrarla eravamo davvero un po’ in ansia!
La mamma di Diego mi immaginava una casalinga perfetta nonché un’ottima cuoca, e questo non la metteva di sicuro a suo agio. Quando le ho confessato che anche per me casa e cucina non sono le mie attività preferite, è immediatamente migliorata l’intesa. Inoltre ci ha dato alcuni consigli per le tappe successive del viaggio, che si sono rivelati molto utili.
Dopo soli due giorni dal nostro arrivo è il momento del primo spostamento: dopo Viña del Mar e Valparaiso con il mare, i colori e i murales, si va al sud, in Patagonia! Ancora non ci sembra vero.

Prima di partire incontriamo Paulina a Santiago, siamo invitati a casa sua per una “once”. Anche qui accoglienza veramente calorosa, mamma ottima cuoca e papà che metterebbe a proprio agio chiunque. Serata bellissima con sorpresa finale: Paulina ha preso la patente e ci accompagna lei, nel traffico di Santiago, fino all’hotel. E’ un piccolo riscatto, in casa sua solo il papà guida l’auto, ma dopo il viaggio in Italia anche lei ha deciso di “emanciparsi”.

E il viaggio prosegue: si va a Punta Arenas, dove abita Matias. Con Diego, che è parte della nostra famiglia, e rimarrà con noi per tutto il periodo.
Matias è stato nel centro locale di Asti, ma le distanze in Italia non rappresentano un problema, per cui in quell’anno ci siamo incontrati tantissime volte. L’estate scorsa è tornato in Europa e ha pianificato anche qualche giorno da passare con noi… una carissima persona, insomma.

Ricordi dal viaggio in Cile

Ci incontriamo con Matias e il papà all’aeroporto, ci portano in macchina all’hostel e poi giro turistico della città.
La sera siamo tutti a cena dalla sua famiglia, è la vigilia di Natale.

Incontriamo tutti, imbarazzo iniziale che dura poco, famiglia molto accogliente e semplice. Il papà, pescatore, ci ha preparato la “centolla”, una specie di granchio tipico di quella zona, piatto molto prelibato. Si parla molto, di tutto. Inizialmente i ragazzi fanno da interpreti, poi ci si accorge che è possibile capirsi lo stesso, così i discorsi si intrecciano.

In Cile c’è la tradizione di aprire i regali di Natale alla mezzanotte, per cui assistiamo a questo evento e scopriamo che hanno preparato i regali anche per noi, non ce lo aspettavamo! Ognuno di noi riceve un regalo dalla famiglia e un altro da Matias. E’ un momento davvero molto emozionante, in tutto il mondo il Natale si passa in famiglia e qui ci sentiamo tutti parte di questa bella famiglia.Matias ci accompagna a fare due bellissime escursioni, alle Torres del Paine, meta imperdibile, e all’Isla Magdalena, dove finalmente vediamo i pinguini: due giornate splendide, sia per i posti che per la compagnia. A Puerto Natales, tappa della prima escursione, entriamo in una pizzeria per mangiare qualcosa. E qui incontriamo Mateo il pizzaiolo, un altro ragazzo che ha fatto lo scambio in Italia due anni fa nel periodo di Matias, ed è andato in Sardegna. Infatti, nel menù spicca la pizza carlofortina, che ci consiglia caldamente! Accettiamo il consiglio, e facciamo bene: la pizza è ottima, e Mateo è contento di parlare con noi in italiano, vorrebbe ritornare, e ci auguriamo che riesca presto a farlo.

In Patagonia, scopriamo posti incredibili e una natura incontaminata. Con Diego c’è da sempre sintonia, è passato parecchio tempo, siamo sicuramente tutti cambiati ma si sta davvero bene insieme. Si ride molto, si va in kayak, si fanno escursioni, ogni tanto qualcuno protesta per il programma intenso ma nessuno rinuncia mai a qualcosa. Gli impegni notturni sono diversi: noi genitori a dormire distrutti, Diego e Luca (nostro figlio) che escono ad ore improponibili e rientrano ad ore altrettanto improponibili, ma a questo non riusciamo ad opporci, l’importante è non perdere qualche volo o trasporto il giorno successivo.

Rivediamo Matias e la sua famiglia il 30 dicembre: ci sono anche i suoi parenti di Santiago e facciamo una cena tradizionale a base di “cordero al palo”. Il cordero è un agnello: sono vegetariana da qualche anno, ma un’eccezione la faccio, e anche volentieri. E ne vale la pena, in tutto il Cile si parla di questo piatto e i genitori di Matias hanno lavorato tutto il pomeriggio per prepararlo. Ad un certo punto arriva anche Francia, un’altra ragazza dell’anno di Diego, del centro locale di Piacenza: ha saputo del nostro arrivo ed è venuta a salutarci. Era stata qualche giorno da noi, ma sono bastati a creare un legame.
Il momento dei saluti con Matias e la sua famiglia è difficile, ci siamo trovati davvero molto bene e ci auguriamo davvero di ritrovarci presto, magari in Italia, magari di nuovo in Cile.

Si ritorna a Viña del Mar per l’ultimo dell’anno: il capodanno più caratteristico del Cile è quello della vicina Valparaiso, con fuochi d’artificio spettacolari. Diego per l’occasione ha organizzato un giro in barca, per vedere i fuochi dal mare. L’atmosfera è magica, è presente tutta la sua famiglia, ci consegnano un kit per le feste, cappellino, coriandoli, spumante e gadget vari e andiamo in mare ad aspettare l’anno nuovo al suono della musica. Allo scoccare della mezzanotte inizia lo spettacolo, 25 minuti ininterrotti di fuochi d’artificio lungo tutta la costa: assistiamo increduli, mai vista una cosa così. E poi rientriamo a Valparaiso, che sembra trasformata in un’enorme discoteca all’aperto: si balla ovunque, si canta, complice il fatto che non fa freddo, tutti sono per strada a festeggiare.

Il giorno dopo salutiamo la famiglia, altro momento molto difficile. Oltre alla bella accoglienza, di loro mi rimarranno impresse le conversazioni durante la colazione, lo strano miscuglio di lingue usato, e il papà, descritto come serio e silenzioso, che ride e ci racconta degli aneddoti. E l’avocado a colazione, davvero insuperabile!
Li aspettiamo in Italia, aspettiamo tutti quelli che vogliono venirci a trovare.
L’ultimo capitolo del viaggio è il deserto di Atacama, dove Diego è nato. Inizialmente non ci voleva andare, “il deserto fa schifo”, ma alla fine si è convinto che poteva anche riscoprirlo. E così è stato: quando arriviamo a San Pedro de Atacama iniziano a riaffiorare i suoi ricordi, decidiamo di andare a vedere la casa in cui è vissuto, anche se è notte fonda, e i suoi luoghi d’infanzia. Nei giorni successivi visitiamo paesaggi lunari, si va alle terme in Bolivia (e qui il mal d’altura si fa sentire con tutti), si guardano le stelle e si fanno un sacco di altre cose. Purtroppo non si può fermare il tempo, allora cerchiamo di goderci ed assaporare tutto quello che ci può offrire questa vacanza, fino all’ultimo momento.

E infatti fino all’ultimo momento i ragazzi non ci lasciano. Rivediamo Paulina e la sua bella famiglia l’ultima sera a mezzanotte in un hotel di Santiago. Diego rimane con noi l’ultima notte e ci accompagna in aeroporto per salutarci. Ormai dovrei essermi abituata ai saluti, ma non è così, è sempre più difficile.

In questo viaggio, che adesso è davvero finito, abbiamo fatto e vissuto moltissime cose insieme, parlando di tutto e scoprendo anche come siamo cambiati. E questi cambiamenti mi piacciono, tutti i ragazzi incontrati sono maturati molto, hanno organizzato loro i tour, l’itinerario e gli incontri con le famiglie. Ricordo di aver più volte messaggiato e discusso in ore notturne prima con Diego, poi anche con Matias e Paulina, e di aver più volte modificato il programma dietro loro suggerimento.

Di questo viaggio rimangono i ricordi e moltissime emozioni, e soprattutto la sensazione di non essere stati solamente dei turisti.
E come ci ha scritto una volta la mamma di Diego, adesso sappiamo che dall’altra parte del mondo c’è davvero qualcuno che ci pensa.

Egizia

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