Oltre l'orizzonte":tra lezioni in mongolo, buuz e paesaggi sconfinati

Ora mi sento pronta per diventare un'adulta, non ho più paura e non vedo l'ora di affrontare nuove avventure
Esistono destinazioni capaci di riscrivere completamente la nostra mappa interiore, portandoci in luoghi che non avremmo mai pensato di poter chiamare "casa". Quando si valuta un anno all'estero o un trimestre scolastico, l'Asia centrale evoca scenari remoti e misteriosi. Eppure, per Beatrice, la capitale Ulanbator si è trasformata nella culla di un’avventura straordinaria grazie a Intercultura. Un viaggio intenso di tre mesi, vissuto oltre i confini del noto e delle proprie abitudini.
Il calore di una nuova famiglia e i segreti dei buuz
Arrivare in Mongolia significa prima di tutto scontrarsi con una barriera linguistica apparentemente insormontabile. Beatrice ha scoperto che la vera comunicazione non ha sempre bisogno di parole perfette: la determinazione e la voglia di conoscersi abbattono qualsiasi ostacolo.
A Ulanbator, i legami si sono stretti intorno alla quotidianità della vita familiare, creando una solida rete d'affetto con la mamma ospitante e uno dei fratelli. Ma uno dei momenti più magici dell'immersione culturale è arrivato grazie alla nonna della famiglia:
"Sono anche riuscita a legare con la nonna che mi ha insegnato a cucinare un piatto tipico, i buoz."
I buuz (i tradizionali ravioli di carne cotti al vapore) sono diventati così il simbolo di un'integrazione profonda, dove i gesti e le ricette tramandate da generazioni hanno superato ogni distanza culturale.
Studiare a Ulanbator: superare i limiti in classe
Frequentare una scuola locale durante un soggiorno di studio all'estero in Mongolia rappresenta una vera sfida intellettuale. Con le lezioni interamente tenute in lingua mongola, l'andamento scolastico ha richiesto uno sforzo doppio. Beatrice non si è persa d'animo: appoggiandosi alle materie scientifiche – dove i numeri parlano un linguaggio universale – è riuscita a seguire con costanza i programmi.
Ad alleggerire la fatica della quotidianità ci hanno pensato i compagni di classe. Nonostante la timidezza iniziale e le difficoltà di comunicazione in inglese, la gentilezza dei ragazzi mongoli ha conquistato Beatrice, lasciando aperta la promessa di potersi ritrovare in futuro. I ponti gettati con la comunità locale si sono estesi anche ai volontari di AFS Mongolia, tanto che uno di loro ha già pianificato di farle visita in Italia.
Paesaggi da cartolina e architettura nomade
Per un’aspirante architetta, la Mongolia si è rivelata una miniera d'oro a cielo aperto. Il contrasto tra l'urbanizzazione della capitale, dove Beatrice trascorreva il tempo libero visitando caffè e pattinando sul ghiaccio, e la natura incontaminata appena fuori città l'ha lasciata senza fiato.
Il clima impattante del Nord – caratterizzato da nevicate già a inizio ottobre e temperature capaci di toccare i -15 gradi – fa da sfondo a un panorama unico al mondo : le immense e maestose statue di Gengis Khan si stagliano su prati infiniti, dove gli yak pascolano liberi a bordo strada. Un mix di influenze architettoniche e naturali impossibile da dimenticare.









Beatrice B.
Piobesi D’ALba (CN)Un trimestre scolastico in Mongolia