Tra thermos sotto il braccio e passaggi di bandiere: i miei sei mesi da "tana" in Uruguay

In Uruguay sono diventata la 'tana' che parla quattro lingue, ama bere il mate e ha trovato una seconda famiglia al di là dell'oceano
Tra thermos sotto il braccio e passaggi di bandiere: i miei sei mesi da "tana" in Uruguay
Partire per un'esperienza all'estero significa accettare di diventare una tela bianca, pronti a farsi colorare da tradizioni di cui non si sa quasi nulla. Giulia De Cunsolo racconta il suo programma semestrale in Uruguay, un Paese che l'ha accolta a braccia aperte e in cui ha scoperto una quotidianità fatta di ritmi rurali, una natura rigenerante e simboli di condivisione capaci di azzerare ogni distanza.
Il rito quotidiano del mate e l'orgoglio delle tradizioni scolastiche
L'impatto con la cultura uruguaiana passa inevitabilmente attraverso i piccoli gesti di ogni giorno, primo fra tutti il rito del mate. Più che una semplice bevanda a base di erbe aromatiche, il mate in Uruguay è un vero e proprio elemento di connessione sociale. Le persone camminano per strada, vanno al lavoro, a scuola o a fare la spesa senza mai separarsi dal proprio termos di acqua bollente sotto il braccio e dal mate in mano, orgogliose di una tradizione antica da condividere sempre con chi si ha accanto. Questo profondo legame con la propria storia si riflette anche tra i banchi di scuola. Giulia ha assistito alla suggestiva cerimonia del "passaggio delle bandiere", un rito scolastico annuale in cui i migliori studenti dell'ultimo anno consegnano i vessilli nazionali ai loro successori, accompagnati da musica tradizionale e dall'Inno nazionale cantato a memoria da tutti, dai più grandi ai bambini.
Una seconda mamma oltreoceano e la vita a contatto con la natura
Il cuore dei sei mesi di Giulia è stato il rapporto speciale costruito con la sua madre ospitante, una signora che l'ha sostenuta nei momenti di nostalgia e che ha fatto di tutto per farla sentire a casa, arrivando a cucinare il pan dulce (la versione uruguaiana del panettone) per farle vivere la magia del Natale anche se al caldo dell'estate australe. Nonostante le barriere linguistiche iniziali, Giulia è diventata per tutti la sua "figlia posticcia", un legame di sangue e di affetto che supererà l'oceano. La vita in una località rurale dell'interno ha regalato a Giulia anche una forte connessione con la natura: tra l'abitudine di incrociare cavalli liberi nei parcheggi e le lunghe camminate rilassanti lungo il fiume della città, l'Uruguay è diventato il luogo perfetto in cui perdersi per poi ritrovarsi profondamente cambiata, fiera di essere diventata la "tana" che parla quattro lingue e ama bere il mate.









































Giulia D.
Taggia (IM)Un semestre scolastico in Uruguay