L'amore non è a tempo determinato

Gianni

PapĂ  ospitante di Nadia, dalla Russia ad Ancona per un anno

Abbiamo aderito al programma di ospitalità propostoci da intercultura con il nostro solito entusiasmo: la nostra casa è stata spesso paragonata ad un porto di mare (del resto, non potrebbe essere altrimenti dato che abitiamo ad Ancona) perché io e Alessandra abbiamo fatto dell'accoglienza un nostro personale stile familiare basato sulla convinzione che lo stabilire dei legami emotivi è la vera ricchezza di questa vita e ciò che rende emozionante viverla.Solo ora che abbiamo conosciuto tanti degli aspetti di Nadia riusciamo a capire che sforzo abbia fatto, lei così riservata, poco abituata ad esternare i suoi sentimenti. Eccoci quindi alla fine di questo percorso di un anno, partito in una serata ventosa di settembre, in cui Nadia, da San Pietroburgo, con i suo grandi occhi neri ed il suo sorriso garbato, è entrata in casa nostra. I nostri primi passi si sono mossi in un inglese immediatamente abbandonato proprio per sua volontà, e con grande determinazione Nadia è voluta entrare nella nostra realtà di famiglia italiana. Una famiglia caotica, ricca di legami familiari e amicizie, due figli, un cane, una nonna sempre presente, amici di una vita e che spesso amava ritrovarsi in lunghe tavolate nella nostra taverna tra lasagne e chiacchiere.
I nostri primi passi si sono mossi in un inglese immediatamente abbandonato proprio per sua volontàE' proprio lì che Nadia ha mosso i suoi primi passi italiani, cercando in tutti i modi di abituarsi ai rumori, ai cibi, ai sorrisi in un gran vortice emotivo che in un primo tempo l'ha lasciata senza fiato.
A poco poco è emersa la sua grande voglia di adattarsi a questa nuova realtà profondamente desiderata, le sue prime amicizie con le compagne di classe, la sua passione per la danza e il suo amore per i viaggi si sono susseguiti rapidamente. Solo ora che abbiamo conosciuto tanti suoi aspetti riusciamo a capire che sforzo abbia fatto, lei così riservata, poco abituata ad esternare i suoi sentimenti, si è ritrovata spesso a intrecciare con noi la sua vita, come nei viaggi in camper dove in dodici metri quadri condividi tutto.

Da parte nostra non trovavamo riscontro ai nostri lanci emotivi, ci sembrava che Nadia fosse quasi impermeabile, soprattutto i nostri figli restavano interdetti nonostante le nostre spiegazioni riguardanti le differenze culturali esistenti tra il nostro modo di pensare e quello russo. Ne parlammo con Claudia, la nostra responsabile ospitalità, che ci sostenne e accolse soprattutto il nostro sfogo; anche se alle spalle avevamo diversi affidi e diverse accoglienze, ci sembrava vano il nostro progetto di ospitare per un periodo così lungo.
Il velo venne squarciato grazie all'arrivo momentaneo dei genitori di Nadia, i quali, col consenso di Intercultura, giunsero ad Ancona a maggio: durante la prima cena da noi gli occhi del papà tradirono la sua forte emozione nel vedere Nadia così aperta e così familiare nei nostri confronti e ammise, tra il rossore della stessa Nadia - costretta a tradurre - che lei non era mai stata così neanche con loro e che questi otto mesi trascorsi nella terra del sole avevano trasformato la loro chiusissima figlia. Per noi fu il più bel regalo che ci potesse fare: il legame si era già creato, avevamo gettato il ponte, eravamo già un tutt'uno; una grande, meravigliosa famiglia in cui ogni membro aveva le sue particolarità e identità, ma era collegato agli altri da un forte legame.
Gli occhi del papà tradirono la sua forte emozione nel vedere Nadia così aperta e così familiare nei nostri confronti

Ora sappiamo che questo legame resterà per sempre perché l'amore non è mai a tempo determinato, questo abbiamo imparato in anni di affido e di accoglienza. Ora e per sempre quando guarderemo su Google Maps (per stare al passo coi tempi!) San Pietroburgo, vedremo una parte di noi muoversi in quella grande città, prendere la metro protetta in una cuffia di lana e mangiare una deliziosa bljnje; e anche Nadia, nel vedere Ancona dall'alto, ritroverà Buc da accarezzare, una grande tavola dove mangiare pizza e caprese e le sue foto appese alla nostra parete, a comporre il bellissimo collage che è la nostra vita.

Leggi anche "Volevo diventare italiana", la storia scritta da Nadia!

Gianni

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