Il mio anno in Costa Rica

Giada

Da Civitavecchia in Costa Rica per un anno

Credo di non essere la prima a scrivere sul proprio anno all’estero, lontano dalla propria famiglia, dal proprio paese e da tutte le persone care. Fare l’anno all’estero non è così semplice come sembra: è riiniziare la tua vita da zero, come quando un bambino impara a camminare, inizia piano, piano, a piccoli passi, come se avesse paura, e così è iniziare un anno all’estero dove non conosci neanche il posto che ti circonda. Ma al contrario del bambino, tu, sei già grande o almeno, ti senti grande, cerchi di parlare nella miglior forma che esista per non fare brutte figure, ma il semplice inglese, francese, spagnolo o comunque la semplice lingua che hai imparato a scuola non ti basta; non ti basta perché le persone che hai di fronte non ti capiscono, forse perché magari non hai usato il termine giusto o magari perché non lo hai detto con la pronuncia corretta.
Non ritengo la mia esperienza migliore delle altre, ogni esperienza a quel “non so che” che la rende speciale, la cosa della quale posso starne certa è che io, forse, ho imparato di più di uno studente che è stato a fare “la bella vita” in una famiglia benestante. Per bella vita ovviamente, non intendo la vacanza come molte persone definiscono l’anno all’estero, ma intendo che ha avuto un’esperienza più tranquilla e con meno preoccupazioni della mia.
Ho sempre avuto il pensiero di partire, amo viaggiare e sentivo che l’Italia non era il posto giusto per me. A mia madre, sin da piccola dicevo: “Io faccio il linguistico così finito il quinto mi accompagni all’aereo porto e parto!” e lei poverina mi diceva “A malincuore ti accompagnerò all’aereo porto e andrai dove vorrai!” Arrivata in terza liceo linguistico ho scoperto che potevo fare il quarto anno all’estero, quindi realizzare il mio sogno ancora prima del dovuto. Fortunatamente i miei genitori mi hanno appoggiata e sostenuta; con mia mamma mi sono fatta tutte le riunioni possibili e immaginabili per riuscire a trovare un’associazione affidabile con la quale partire. Decisione abbastanza facile visto che quando si sono presentate tutte le agenzie e associazioni io e mia mamma avevamo scelto la stessa senza rendercene conto. Scelta fatta: AFS Intercultura Italia era la scelta giusta. Per chi non lo sapesse AFS promuove e organizza scambi ed esperienze interculturali; inviando ogni anno quasi 1500 ragazzi delle scuole secondarie a vivere e studiare all’estero ed accogliendo nel nostro paese giovani di ogni nazione che scelgono di arricchirsi culturalmente trascorrendo un periodo di vita nelle nostre famiglie e nelle nostre scuole.
A novembre inizia il grande e lungo periodo di ansia dove ci sono mille carte da compilare, test psicologici da fare, selezioni da passare, e, cosa più difficile di tutte, fare la lista dei paesi dove ti piacerebbe andare. Prima scelta messa: Costa Rica, contro le intenzioni dei miei genitori che, come tutti i genitori, volevano il meglio, quindi magari scegliere un posto come il Canada (messo come seconda scelta) perché la lingua ufficiale è il francese quindi più legato al corso di studi che sto facendo (linguistico con indirizzo ESABAC). Ma non so perché il mio cuore mi ha detto che il Costa Rica sarebbe stato il paese perfetto per me. Quando mi hanno dato la notizia che mi avevano preso per la mia prima scelta, mi è caduto il mondo addosso, mille pensieri per la testa, mille paure, pensavo “Ma è veramente ciò che voglio? Voglio veramente partire? Voglio veramente andare in centro America?”, panico! Però dovevo fare la forte, dovevo far capire ai miei genitori che avevo voglia di partire e che quella era la scelta giusta, ma appena potevo scoppiavo in lacrime: la paura era tanta.
Da febbraio a maggio, un week-end sì e uno no, facevamo incontri dove splendidi volontari ci preparavano ad affrontare l’esperienza.
Finiti questi incontri inizi ad avere l’ansia perché da maggio a agosto/settembre non manca molto, ancora non si sa in che parte del paese ospitante vai, non sai la famiglia, non sai la scuola, non sai niente quindi aspetti e speri che ti capiti il meglio. Consiglio che vi do da partecipante: non spaventatevi se si avvicina la data della partenza e ancora non avete ricevuto l’email da Intercultura dove ti dà informazioni della famiglia ospitante. Il primo segno che c’è stato dal mio paese ospitante è stata la richiesta di amicizia di una ragazza ventenne che vive nella capitale e che è una volontaria; quindi non sapevo ancora se facesse parte della mia famiglia o solo mi informava di qualcosa. Ma comunque ero felicissima. Parlo con mio padre gli faccio vedere le foto e lui al settimo cielo, io con una paura più che mai. Mi ricordo perfettamente il giorno, difficile da dimenticare, premessa mia madre è una donna che sa gestire le sue emozioni: stavamo andando a Roma per comprare le ultime cose quando in macchina le mostro la foto di questa ragazza, lei mi guarda e scoppia a piangere.
  • Giada con la sua classe
  • Giada e il suo amico Kevin
  • Giada con le sue sorelle ospitanti
  • Giada, Ginevra ed Angela, tre studentesse italiane in Costa Rica con AFS

Pura vida! L'anno di Giada in Costa Rica

Mancavano due settimane alla partenza e in quel momento avevamo entrambe realizzato che sarei partita e stata lontano 9742 km per undici lunghi mesi. La ragazza che mi ha contatta mi dice che sarà mia sorella, per la prima volta nella mia vita avrei vissuto in una famiglia dove io ero la più piccola, dove avevo, quindi, il doppio delle attenzioni che si dà a un nuovo membro della famiglia. Vengo informata che per me ci sarà una seconda famiglia quella effettiva e che la ragazza ventenne che mi ha contattata sarà mia sorella solo per un mese, ma questa cosa non mi piaceva per niente visto che già mi ero affezionata a lei; lei, da brava sorella maggiore fa una chiamata e risolve tutto, cinque minuti più tardi mi comunica che sarò sua sorella per un anno, in casa sua e, per tutta la vita, nel suo cuore.
La valigia e i saluti sono le cose più complicate che ci possano essere. La valigia perché non può superare i 20 kg e quindi devi adattarti, la mia valigia è stata chiusa il 4 agosto alle 9 di mattina, quando per le 11 dovevo essere a Roma, penso di aver spiegato la grande difficoltà che ho avuto. I saluti meglio non parlarne che ancora piango, tutti quelli che dicono che faranno i forti non ci riusciranno.
E così, si parte!
Dopo 15 ore di aereo si arriva in Costa Rica. Adesso le paure che avevi si trasformano in realtà, conosci la famiglia e capisci che le paure che hai sono le stesse che hanno loro. Dopo quattro mesi che sono qua non sono ancora sicura di aver fatto la scelta giusta, magari se avessi scelto il Canada come aveva detto mia madre adesso sarei più felice, ma AFS ci ha spiegato mille e mille volte della curva delle emozioni che si hanno durante il periodo, e quindi associo questo mio pensiero al “momento basso” della curva; mi metto lì a pensare se in questa “maldita pobreza” (maledetta povertà), come la definisce mio padre ospitante, mi ci trovo veramente bene come pensavo prima di partire.
Definisco la mia esperienza differente perché la mia famiglia non è ricca e neanche benestante, quindi magari molte cose che fanno gli altri studenti, come visitare i posti più belli del paese con la propria famiglia, io non posso farlo. Vivo in una casa con il tetto di lamiere che quando piove sembra di stare all’aperto, non so di quanti pochi metri quadrati è la casa, ma è grande come tutto il salone e la cucina della mia casa in Italia, quindi molto poco. I miei genitori non hanno la macchina, quindi tutti i spostamenti che facciamo sono o in taxi o con il pullman. Passo la maggior parte del tempo in casa sola con la cagnolina, perché qua lavorano tutti dalla mattina fino alla sera tardi.
Fortunatamente mi sono fatta molti amici a scuola e quindi spesso esco, ma più che andare in un parco o a fare una passeggiata non posso, definiscono tutto molto “peligroso” (pericoloso) e tutti sono sempre “sin plata” (senza soldi), ma non lo noti perché hanno una felicità immensa che ti coinvolge con molta facilità.
Non trovo molta differenza tra l’Italia e il Costa Rica al livello di pericolosità, solo che qua non si fidano l’uno dell’altro e quindi è ovvio che lo vedono più pericoloso. Sono tutti molto “pura vida”, che vuol dire “sto bene” “la vita è bella”, ma non riesco bene a tradurre questa espressione perché noi italiani non riusciamo ad essere così tranquilli e così spensierati come sono qua. Vivono ogni giorno come se fosse l’ultimo, come se dovessero morire da un momento all’altro, non si preoccupano di ciò che fanno, lo fanno e basta. Vivono con costanti terremoti e vulcani che eruttano quindi sinceramente ho abbastanza paura di morire per uno di questi fenomeni della natura, ma loro no, tranquilli come sempre. Si dice che in Sud America, la famiglia è molto importante come in Italia, ma finché non ci vivi un po' non riesci a capirlo; dopo quattro mesi sono arrivata alla conclusione che qua la famiglia ha un rapporto molto diverso con i propri figli, forse anche perché è influenzata dalla religione, qua quello che dice la famiglia è oro e nessuno la può contraddire. Ma nonostante tutto io in questa “maldita pobreza” mi ci trovo bene.
Già dopo poche settimane che arrivi nel tuo paese ospitante e, ti manca anche il rumore del cancello che ti sveglia la mattina, potresti avere l’impressione che forse non sei pronta per affrontare una esperienza così difficile, ma i piccoli gesti delle persone che ti circondano ti fanno cambiare idea, come la semplice chiamata mentre sei a scuola dalla tua host mum che ti dice che lei esce e ti lascia il pranzo nel microonde, ti cambia la giornata, capisci che ti considera come una figlia. Senti di stare a casa tua quando apri il cancello di casa e neanche il cane ti abbaia più.
A scuola i primi giorni sei la novità, io sono rimasta la novità per tre mesi, sei italiana quindi fai più conquiste di non so chi, e quelli che riescono ad avvicinarsi a te, si sentono i re del mondo perché non è da tutti parlare con gente straniera, ti senti bene perché vieni accettata da tutti senza problemi.
Ma ti può crollare il mondo addosso in un secondo sentendo semplicemente la voce di una persona a te cara, ma ti fai forza ti guardi intorno, ti rendi conto della fortuna che hai avuto e vai avanti più forte di prima.
Quando finalmente pensi che stai vivendo un sogno, ecco che arrivano i momenti più difficili, il tempo passa e quindi in teoria dovresti esserti abituata alla lontananza ma non è così. Una delle cose peggiori dell’intero anno è il Natale, per due motivi fondamentali, il primo sono ovviamente le tradizioni, il secondo è che sei già nel tuo paese ospitante da quattro mesi e quindi sei tra una posizione di “ok sto bene qua” ed “oddio basta voglio tornare a casa”. In Costa Rica il Natale è molto differente iniziando dal clima, intorno a 25 gradi, quindi immaginatevi. La vigilia non è vigilia si mangia tranquillamente carne e questa è la cosa che mi è sembrata più strana di tutti, la differenza tra i giorni normali e la vigilia è che si rimane svegli fino a mezzanotte per aprire i regali e farsi gli auguri. Beh che dire un po’ triste così, soprattutto per noi italiani abitati a tutta la famiglia in casa e fare il classico cenone. Però ovviamente questo dipende dalla famiglia.
Nel mio caso però le cose non sono andate poi così bene come erano partite, il 26 dicembre mi sono resa conto che quella famiglia non era fatta per me, per vari motivi, da piccole sciocchezze successe mi sentivo non accettata. Ovviamente prendi tutto molto alla leggerezza per il semplice fatto della curva, ma forse queste piccole cose che ti succedono non sono poi così piccole. Io ad esempio venivo lasciata sempre sola a casa, non avevo legato un gran che con mio padre, era con lui che avevo la maggior parte dei miei problemi. Ho chiesto il cambio famiglia anche perché, secondo me, molte cose le facevano di nascosto, per avere la loro privacy suppongo, ma se accetti di avere un altro membro nella tua famiglia lo devi accettare così com’è. Non mi sentivo come una figlia anche perché i miei in Italia stanno ospitando e, vedendo come loro si comportando con questa ragazza, ho capito che io lì ero solo un ospite.
Il 31 di dicembre la mia tutor mi ha detto che il giorno seguente mi avrebbero tolto da quella casa, perché anche la famiglia aveva chiesto il cambio. Ho scoperto che il cambio famiglia lo ha chiesto il padre, insomma niente di nuovo, suppongo che gli altri non fossero molto d’accordo visto che quando sono andata via di lì erano tutti molto tristi e la madre piangeva. Sinceramente sono stata contenta di cambiar visto che i problemi che avevo non si potevano risolvere. Il mio ultimo dell’anno l’ho passato a casa di un’amica e, anche se con lei non ci sono molto legata, mi sono sentita a casa e veramente bene, soprattutto a mezzanotte quando ci siamo tutti abbracciati per gli auguri e la madre, mai vista prima, mi ha abbracciata forte e mi ha detto che era molto contenta che io fossi lì con loro.
Il mio capodanno invece è stato molto diverso, ho finito di preparare le valige e ho cambiato famiglia. Nuovo anno, nuovo inizio.
La nuova famiglia è meravigliosa, ho due sorelle un fratello più grandi, un padre e una madre fantastici. La cosa più bella è che il padre non si ricorda il mio nome, perché per loro è un po’ difficile, quindi mi chiama con il nomignolo che avevo quando ero piccola e questa è una cosa dolcissima e mi sento più a casa.
I cinque mesi sono arrivati, e in cinque mesi la mia vita è cambia. Mi sento più matura e libera di prendere le decisioni senza avere paura. Dovevano essere la mia famiglia solo per qualche giorno così che nel frattempo ne avrebbero cercata un’altra, ma sono passati quasi quattro mesi e ancora sono qui. Adesso posso essere certa che visiterò molte cose perché loro sono più “pura vida”; molto probabilmente perché hanno già ospitato, ma mi lasciano libera di fare ciò che voglio e di godermi l’esperienza a pieno.
É sempre meglio non fermarci davanti agli ostacoli e cercare una soluzione per la propria felicità!!
Inizio a fare la “bella vita” per il semplice fatto che sono più tranquilla con me stessa, vivo spensierata e ogni giorno come se fosse l’ultimo.
A scuola mi sono fatta nuovi amici, ho visitato i posti più belli del paese.
L’unico problema che ci sta è quella data, fissa lì, che fin dal primo giorno che siamo arrivati qua ce l’hanno detta, quel giorno in cui tornerà tutto alla normalità, quel giorno che non sai se essere felice per il semplice fatto che rivedrai tutti i tuoi cari o se essere triste perché nel tuo paese ospitante, che ormai è diventato il tuo paese, ci lasci un pezzo del tuo cuore. I giorni diminuiscono sempre di più e la voglia di tornare a casa svanisce in fretta. Pensare che tra meno di novanta giorni torni alla normalità quando, lì, hai finalmente raggiunto quel livello di stabilità e spensieratezza che hanno le persone del posto, non è un bel pensiero. I giorni che ti rimangono li vivi tutti a pieno, fai le cose quasi senza pensarle, perché la voglia di sfruttare ogni singolo momento è grande. È difficile definire quale potrà essere la cosa che ti mancherà di più del tuo paese ospitante, perché ormai lo senti tuo, sarà come se ripartissi dalla tua madre patria un’altra volta. Essere forti e andare avanti, questa è il modo giusto per affrontare i giorni rimanenti.
Credo che la cosa più importante sia tornare in Italia senza rimpianti e quindi fare le cose più folli che ti vengono in mente, come fare rafting nel fiume dove ci fanno i campionati mondiali, quindi si suppone saper almeno come remare, ma non fa niente si apprende in fretta e vada come vada; o il bungee jumping, dove una volta che sei lì in piedi pronta per buttarti, non lo vuoi fare più.
Il Costa Rica ormai fa parte di me, vivo la “pura vida” e un’estate che dura 365 giorni, rilassarsi sulla spiaggia, ascoltando canzoni latine, bere agua de pipa, ballare, scoprire un frutto nuovo ogni giorno, conoscere gli animali più particolari e vivere la “hora tica” con ritardi che arrivano fino a tre ore. Insomma che chiedere di più quando si ha già il paradiso?
È stato quasi un anno magnifico, con alti e bassi ovvio, ma me la sono goduta a pieno.
Ho imparato come è vivere lontano da casa, con una famiglia dove ti dovevi adattare, con brutti momenti dove non ti sentivi accettata, come prendere le redini della situazione e decidere che è il momento di cambiare tutto, pensando che peggio di così non possa andare quindi tanto vale rischiare, sentirsi fieri di se stessi perché la decisione presa ti ha cambiato la permanenza nel paese. Ho visto molte differenze tra le due famiglie, forse perché la prima non era una famiglia costaricana quindi di conseguenza avevano tradizioni e comportamenti non del posto, ovviamente anche loro hanno cercato di farmela vivere al meglio e credo che grazie a loro mi senta più cresciuta e più autonoma, nella seconda è andato tutto più tranquillo anche se all’inizio avevo paura di buttarmi per “farmi male” nuovamente, ma dalla prima ho imparato a vivere da sola, nella seconda ho imparato a vivermela.
L’anno è quasi finito ho ancora mille cose da fare.
Il Costa Rica sarà sempre nel mio cuore. Torno a casa forte e “pura vida chicos”. Vivetevela al massimo!! Buona fortuna!!

Giada

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