Dire, fare, imparare

Silvia Mocchi

Volontaria del Centro Locale di Monza e insegnante presso l'Istituto Scolastico Hensemberger

Sono volontaria da più di un lustro e comunque, ogni giorno che passa, mi sembra di poter/dover imparare ancora tanto e da tutti.

Non è retorica: infatti, da una parte arrivano le sollecitazioni del Ministero, almeno una all’anno, di cui tener conto durante le mie ore di lavoro come insegnante: Nota 843, RAV, Alternanza Scuola Lavoro, sono solo le ultime novità in ordine di tempo. In questo caso, viva Intercultura, sempre attenta a cogliere ogni occasione per collaborare con le scuole e a farsi in quattro per sostenere i docenti con la formazione.

Dall’altra ci sono situazioni dove la diplomazia deve essere sempre allenata: relazionarsi con genitori, ragazzi, ma anche con docenti/colleghi sta diventando un’arte preziosa.

“…e le esperienze Erasmus, non è vero che sono utili… non servono a nulla!” borbotta un docente scrollando la testa.

“Quali intendi, quelle alle superiori?” chiede perplessa una collega.

“Sì, forse servono per imparare la lingua, forse…ma non è vero che sono utili. Io che insegno in una scuola musicale, vedo che tornano e devono ricominciare da capo con lo strumento” replica il primo, sempre più accigliato.

“Ma infatti chi li propone sostiene che sono utili per la crescita personale…non per gli strumenti!” è la timida difesa dell'altro.
Darama ha contribuito in modo positivo per la classe: la sua determinazione e compostezza sono stati di grande esempio per tutti i compagni e con l’esperienza di quest’anno ha dimostrato agli altri grande forza di volontà

Non ricordo come mai i due colleghi, da poco conosciuti grazie al concorso per aspiranti docenti di viola (non fraintendetemi, parlo dello strumento, mica di fiori) siano arrivati a discutere su questo punto, ma il confronto si è fermato quasi subito, data la determinazione fermissima di entrambi a sostenere la propria posizione. Non c’era margine per convincere l’altro e tutti e due hanno subito deposto le armi, tanto che non ho neanche fatto in tempo a dire la mia e il discorso è volato di nuovo sul concorso “delle viole”.

In effetti, a volte, mi viene ancora difficile interagire con colleghi che non vogliono accettare un “mondo tascabile”.

Per fortuna ho chi mi rincuora con esperienze davvero riuscite! Darama, o meglio, Rama, come vuole essere chiamato, è un ragazzo indonesiano che è venuto a studiare in Italia con Intercultura. Dalla grande metropoli indonesiana in cui viveva si è trasferito a vivere ad Osnago, in provincia di Lecco, e questo è quello che i suoi professori hanno scritto alla fine dell'anno scolastico che hanno passato insieme:

“Darama ha contribuito in modo positivo per la classe: la sua determinazione e compostezza sono stati di grande esempio per tutti i compagni, ha “raccontato” e presentato la cultura del suo paese in più occasioni, ha aiutato alcuni compagni nelle conversazioni di lingua inglese, di cui ha ampia competenza e, con l’esperienza di quest’anno, ha dimostrato agli altri grande forza di volontà. Da un punto di vista linguistico ha acquisito buone competenze della lingua italiana che non conosceva”

  • Rama a scuola
  • Rama e i suoi compagni di classe
  • Rama e i suoi compagni di classe
  • Rama e i suoi compagni di classe
  • Rama e i suoi compagni di classe
  • Rama e i suoi compagni di classe
  • Rama e i suoi compagni di classe
  • Rama e i suoi compagni di classe
  • Rama a scuola
  • Rama e i suoi compagni di classe
  • Rama e i suoi compagni mentre fanno un esperimento
  • Rama e i suoi compagni mentre fanno un esperimento
  • Rama nel laboratorio di scienze della scuola
  • Rama nel laboratorio di scienze della scuola

Rama e la sua vita nella scuola italiana

Ma quante ne ha fatte in quest'anno?!

Mi ricordo ancora quando sono andata al “Mapelli” di Monza per presentare questo ragazzino, avevo la testa confusa da quei mille, comuni dubbi che di solito frenano l’entusiasmo di noi docenti: "Quanto gli ci vorrà per imparare l’italiano? Si abituerà ai ritmi della Nostra Scuola (qualsiasi docente del regno italico è pronto a giurare senza esitazione che: la Nostra scuola, è la migliore al mondo!)? Troverà degli amici? Cavolo… è musulmano, dove lo metteranno nell’ora di religione? Non sarà mica qui per fare un po’di turismo?".
Per fortuna quel giorno ho avuto a che fare col prof. Beretta che con simpatia ha accettato la sfida…da passare ai colleghi.

Beh, Rama ha avuto tempo anche per un po’di turismo, è vero:
“Ha partecipato a viaggi di istruzione e uscite didattiche sempre con forte interesse, dimostrando una piena soddisfazione personale (Londra, pattinaggio, progetto sci, Expo 2015, Cusmibio presso Università Statale di Milano facoltà di scienze biologiche)”.
Ma c’è di più:
“Per quanto riguarda le dinamiche relazionali, pur con il suo carattere estremamente riservato e rispettoso, ha saputo instaurare buoni rapporti con insegnanti e compagni, soprattutto con alcuni studenti, con i quali ha collaborato in modo molto proficuo, ottenendo risultati più che buoni anche a livello didattico”.

Davvero una sinfonia per le orecchie di noi volontari! Come si fa a smettere, anche se non sono tutte viole? Ops, rose! Grazie alla prof.ssa Tomaino, ai suoi colleghi di 4° A e perché no, anche ai compagni che lo hanno accolto.

Leggi anche "Una nuova quotidianeità", un racconto su come Rama si sia ambientato nella sua nuova vita italiana!

Silvia Mocchi

Volontaria del Centro Locale di Monza e insegnante presso l'Istituto Scolastico Hensemberger

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