E' solo l'inizio del viaggio

Riccardo

Da Lecce in Danimarca per un anno

Ciao a tutti! Sono Riccardo, un ragazzo di 15 anni di Lecce e da un mese circa sto vivendo la mia esperienza Intercultura in Danimarca!
Partito con occhi e cuore e mente spalancati su un posto qualsiasi del mondo, che qualunque fosse stato, mi avrebbe stupito e sorpreso e intrigato, mi è capitato arrivare qui, in Danimarca, un Paese che era comunque tra le mie scelte e di cui non sapevo nulla.

Come un bimbo che vede per la prima volta il mare, ho cercato di tuffarmici dentro tentando di cogliere più che posso, come cerco di fare ogni giorno, avido di vedere e parlare e sentire chi mi circonda, tanto diverso da me eppure così vicino.

La Danimarca, pur essendo uno dei Paesi dell’Unione Europea, si presenta immediatamente con un deciso connotato di diversità dalla cultura italiana.
Qui non noti la grandezza dei popoli del passato vissuti prime di te, ma vedi l’uomo di oggi
Fisicamente e culturalmente tale diversità è immediatamente percepibile: paesaggi incontaminati che ti catturano da subito con viste mozzafiato: fiumi limpidi, l’oceano sul quale vedi tramontare il sole alle nove e mezzo di sera ecc.

E’ un viaggio completamente diverso da quello che posso fare nella mia Italia. Qui non noti la grandezza dei popoli del passato vissuti prime di te, ma vedi l’uomo di oggi, immerso nella sua vita attuale, al passo coi tempi, che ha reverenza e rispetto del luogo in cui abita, che considera non suo perchè non gli appartiene ma che tratta come tale: al meglio che può.

E’ un approccio completamente diverso alla vita, nei rapporti con l’ambiente e tra le persone, che ti sorprende e ti ammalia da subito.

Passando ad aspetti più concreti, nello specifico la mia esperienza direi che è assolutamente iniziata col piede giusto, al di là dello shock dei primissimi momenti in cui, appena arrivato il pomeriggio della domenica, ho appreso di dovermi svegliare prestissimo già il mattino successivo per andare a scuola (h. 5.30). Tuttavia devo dire che mi sono immediatamente assestato sui ritmi che il tempo e la cultura danese richiedono: sveglia prestissimo al mattino, bicicletta per prendere il treno, un’ora di viaggio ed un po’ di strada a piedi ed alle 8 pronti all’entrata di scuola per una nuova giornata!
E’ un approccio completamente diverso alla vita, nei rapporti con l’ambiente e tra le persone, che ti sorprende e ti ammalia da subito

Per proseguire nel racconto della “mia” Danimarca, non posso certo trascurare il forte impatto con la nuova cultura alimentare: di certo per me il cibo è stato uno shock. Sinceramente prima della partenza non mi preoccupavo del tipo di pietanze che avrei trovato, ma non pensavo nemmeno di constatare tutta questa differenza di alimentazione!

I danesi non usano mangiare primo, secondo, frutta, dolce come gli italiani, piuttosto preferiscono avere un unico piatto con un po’ di tutto.

Ad esempio, io ho assaggiato il riso con pollo, curry, cipolle, qualche verdura, banana, mela, pera e cocco. Ovviamente appena mi hanno presentato questo piatto non oso immaginare come possa essere stata la mia faccia: sicuramente un misto di sorpresa, un po’ di disgusto (mi sembrava quasi blasfemo mettere tutto insieme), e un atteggiamento quasi di circostanza nel simulare la curiosità di provare il nuovo piatto!
Certo non disdegno di preparare, col consenso della mia famiglia ospitante, alcuni piatti tipici italiani: dalla immancabile pizza, alla pasta alla carbonara e amatriciana

Tuttavia, siccome io credo davvero nella filosofia di pensare che “Se non provi non puoi dire che non ti piace”, preso un po’ di coraggio, ho buttato giù il primo boccone… E qui la sorpresa: a dirvi la verità non era così male quanto l’aspetto faceva supporre, fortunatamente, anche se e’ ben lontana dalla parmigiana della nonna. Ora mangio tranquillamente ogni pietanza, e mi piace molto il pane nero, ed ho scoperto un modo di alimentarsi decisamente più naturale, apprezzando più che in Italia, e a furia di mangiarle, le verdure, crude e cotte, di cui qui si fa largo uso.

Certo non disdegno di preparare, col consenso della mia famiglia ospitante, alcuni piatti tipici italiani: dalla immancabile pizza, alla pasta alla carbonara od amatriciana, al ragù ed ai dolci (specie il “pasticciotto” leccese che ho fatto proprio di recente); frequente è accaduto che la mia mamma ospitante mi abbia chiesto di preparare per i suoi amici o parenti dei cibi italiani, ed io ovviamente ben volentieri ho colto l’occasione per deliziare i loro palati e rinfrescare le nostalgie culinarie di casa mia. Singolare per me è poi vedere la pizza con gli spaghetti, o addirittura con l’ananas, che qui si usa! L’ho comunque provata ma ho capito perché in Italia non la fanno...

Io credo di essere stato molto fortunato: la mia famiglia ospitante mi ha accolto con assoluta apertura nei miei confronti ed è veramente disponibilissima con me

Immagino che ora vogliate sapere qualcosa sulla lingua e sulla scuola danese.

Cominciamo con la lingua. A dir la verità il danese è piuttosto complicato e richiede molta attenzione e dedizione: la grammatica non appare sicuramente un problema, ma lo scoglio più grande è rappresentato dalla pronuncia. Questa sì che è difficile! Infatti il danese sfrutta in tutte le sue parole dei suoni molto “particolari”, quasi gutturali, a cui certamente noi italiani non siamo abituati. In particolar modo ci sono tre suoni, corrispondenti alle tre lettere dell’alfabeto, non comuni all’italiano (æ, ø, å), che sono più complicati degli altri. Non vi nascondo che anche adesso è disorientante trovarsi immerso in un mondo di suoni e parole completamente diversi rispetto a quelli che tu conosci. Tuttavia, con un bel po’ di esercizio e buona volontà, nulla è impossibile e si riesce (prima o poi!) a riprodurre quei suoni inizialmente impensabili, addirittura con naturalezza.
Non vi preoccupate molto per la lingua: per quanto difficile possa essere, nulla è impossibile e con l’aiuto della vostra famiglia diventerà ancora più semplice e divertente

Io in questo mese che sono qui ho cominciato a fare le prime espressioni base in danese, quali i saluti durante la giornata, qualche frase di buona educazione, i nomi degli oggetti di casa e qualche parolina per costruire frasi molto semplici. Mi accade spesso di voler dire una parola danese in particolare e, sbagliandone la pronuncia, in realtà ne dico un’altra che non c'entra assolutamente nulla!! Però è l’inizio, quindi penso sia comprensibile!

In tutto ciò è molto importante, secondo me, l’aiuto della famiglia, senza il quale imparare la lingua sarebbe davvero un’impresa oserei dire titanica!

Io credo di essere stato molto fortunato: la mia famiglia ospitante mi ha accolto con assoluta apertura nei miei confronti ed è veramente disponibilissima con me: perciò ogni circostanza quotidiana è un’occasione per imparare qualcosa di nuovo in danese.
Con un bel po’ di esercizio e buona volontà, nulla è impossibile e si riesce (prima o poi!) a riprodurre quei suoni inizialmente impensabili, addirittura con naturalezza

Quindi non vi preoccupate molto per la lingua: per quanto difficile possa essere, nulla è impossibile e con l’aiuto della vostra famiglia diventerà ancora più semplice e divertente.

Un’altra cosa che dovete sapere sui danesi è che sono persone molto riservate e legatissime al senso della ”sfera personale”, che interpretano in modo assai diverso dalla nostra cultura.

Ad esempio sono persone che non hanno molti contatti fisici gli uni con gli altri, anche solo per scherzare; non ci sono le pacche frequenti tra amici, e anche tra fidanzati mantengono un contegno molto riserbato, massimo un bacio ogni tanto. E’ tanto diverso dal nostro modo di relazionarsi.

Una cosa che mi ha molto messo in difficoltà con questo modo di sentire e vivere la propria sfera personale è il cantare. Io amo canticchiare e lo faccio spesso, specie quando non ho da fare o sono annoiato, o quando ascolto un po’ di musica. Ebbene, anche il cantare è considerata un’azione che “invade” la sfera altrui, e quindi da non praticarsi alla presenza di altri, i quali potrebbero esserne infastiditi; più di una volta mi è capitato dì ritrovarmi a cantare una canzone, un motivetto, e le persone intorno mi guardavano in modo stupito, strano. Inizialmente pensavo fosse perché non piacesse loro la mia voce...all’oscuro della reale motivazione, continuavo imperterrito a cantare. Solo dopo un paio di settimane la mia famiglia ospitante, accortasi di questa mia abitudine, mi ha spiegato che questo atteggiamento è visto come una occasione di invadenza della sfera personale altrui, e come tale viene considerata poco rispettosa degli altri. Perciò sto cercando assolutamente di evitarlo, per quanto mi costi e a volte sfugga al mio istintivo esprimermi: quindi adesso sto affrontando una ferrea battaglia tra la mia forza di volontà e il suo acerrimo nemico, Michael Jackson!
La scuola rappresenta, secondo me, la sfida più grande, come penso sia per tutti i ragazzi che stanno facendo uno scambio interculturale all’estero

Un’altra occasione di stupore è stato per me vedere che in Danimarca alcune forme di galanteria non hanno alcun senso: tutto è improntato alla massima informalità. Ad esempio è spontaneo per me, alzarsi e cedere il posto ad una ragazza in piedi, o avere altri atteggiamenti di cortesia simili. Ebbene, tutto ciò desta stupore nei danesi, che si interrogano sui motivi dei miei gesti: è solo grazie al chiarimento fornito dalla mia sorella ospitante Marie che alcuni miei atteggiamenti hanno avuto una spiegazione coi suoi e con i miei amici danesi!

Adesso passiamo alla scuola. La scuola rappresenta, secondo me, la sfida più grande, come penso sia per tutti i ragazzi che stanno facendo uno scambio interculturale all’estero. In Danimarca il sistema scolastico è davvero fantastico!
Non esistono compiti in classe o interrogazioni: gli insegnanti spiegano e gli alunni prendono appunti sui loro computer o tablet

Innanzitutto il rapporto con gli insegnanti è molto informale, tant’è che vengono chiamati per nome e con loro si può scherzare, discutere, chiedere chiarimenti in tutta tranquillità, senza alcuna regola di formalità che appesantisca il rapporto, che si sviluppa comunque in modo assolutamente rispettoso seppur cordiale.

Non esistono compiti in classe o interrogazioni: gli insegnanti spiegano e gli alunni prendono appunti sui loro computer o tablet; i docenti poi, assegnano loro i voti attraverso la valutazione della partecipazione in classe durante le lezioni. Tutti si sentono molto coinvolti e da subito si impara con la tecnica dello sperimentare l’oggetto della lezione, facendo dei laboratori un momento fondamentale dell’apprendimento.

Nella mia scuola c’è persino un intero edificio per la musica: una struttura a tre piani con tutti gli strumenti possibili ed immaginabiliQuesto sistema lo trovo davvero molto efficace perchè stimola l’interesse degli studenti. Personalmente io cerco di carpire tutto ciò che gli insegnanti dicono (o per lo meno quello che penso dicano!), prestando molta attenzione in ogni singolo momento della lezione. Una cosa che ho trovato molto utile all’inizio è stata chiedere ad un mio compagno di “tradurre” in inglese molto sinteticamente ciò che le insegnanti dicevano in danese: è stato un primo approccio reale con la lingua, per rendermi conto concretamente di ciò che pensavo avessero detto o avevo colto e ciò che realmente era stato detto.
Le scuole danesi poi, come strutture, sono il sogno di ogni studente: ambienti e strutture davvero moderne e attrezzate con lavagne interattive, computer e videoproiettori in ogni classe, laboratori di chimica, biologia, fisica all’avanguardia e numerose altre attrezzature per lo sport. Basti pensare che tutt’intorno alla scuola c’è un enorme prato verde, utilizzato per le numerose attività che vi si possono svolgere: calcetto, beach volley, basket, tennis ecc.

Nella mia per esempio, (Varde Gymnasium) c’è persino un intero edificio per la musica: una struttura a tre piani con tutti gli strumenti possibili ed immaginabili, per dare la più ampia gamma di possibilità agli studenti che vogliano approcciarsi alla musica, imparando a suonare anche strumenti non comuni.
In un primo momento i danesi sembrano distanti e quasi freddi, ma ho capito che bisogna concedere loro il tempo di conoscerti meglio e per capire con chi hanno a che fare.
Riguardo ai rapporti con i danesi, ovviamente il mio giudizio si fonda sulla limitata esperienza che ho, circoscritta prevalentemente all’ambito scolastico: considerate che è appena un mese che sono qui!
In effetti devo dire che non appaiono inizialmente come persone molto aperte e pronte a relazionarsi con immediatezza con chi non conoscono: in un primo momento sembrano distanti e quasi fredde. Ho capito che bisogna concedere loro il tempo di conoscerti meglio e per capire con chi hanno a che fare.
Nella mia classe per esempio siamo ventidue alunni (due ragazzi e venti ragazze): anche adesso, a distanza di un mese, non sono riuscito a ottenere un contatto meno superficiale con tutti i miei compagni di classe, ma io ne ho fatto una questione di sfida con me stesso: preso atto delle prime difficoltà legate all’apparente disinteresse verso questo nuovo compagno straniero, con l’ovvio disagio che nei primi giorni per me ne è derivato, ho preso coraggio e ho tentato un approccio con loro. A volte è riuscito immediatamente, in particolare col mio compagno Oliver, il mio personale interprete a scuola, e che sto avendo modo di conoscere più approfonditamente condividendo vari momenti, anche extra scolastici; con altri il percorso è più articolato, tuttavia voglio credere che pian piano io stia riuscendo a superare la loro naturale diffidenza e riservatezza riuscendo a diventare loro amico, anche se, ovviamente, non accade con tutti. Né più né meno di quanto capita in Italia al primo anno delle scuole superiori!
Ti devi mettere in gioco: io per esempio ho cercato di partecipare attivamente alle iniziative che si intraprendevano
Un’ottima occasione di avvicinamento e condivisione è rappresentata dalle attività comuni che a scuola si organizzano: nella mia scuola, ad esempio, stiamo lavorando ad un musical: questa è un’ottima occasione che mi ha consentito di conoscere molti ragazzi in tutta la scuola; e ora moltissimi si fermano a salutare con cordialità il ragazzo italiano nei confronti del quale un mese fa lanciavano celati sguardi di curiosità. Una bellissima sensazione! Certo, ti devi mettere in gioco: io per esempio ho cercato di partecipare attivamente alle iniziative che si intraprendevano, mettendomi persino a suonare il pianoforte davanti a tutti, con la grande apprensione ed ansia che si può immaginare e correndo anche il rischio di fare figuracce per l’emozione.
Tutto questo poi paga, perchè ora tutti nella scuola sanno chi sono, si fermano a parlare con me, qualcuno mi chiede qualcosa sulla lingua italiana che qui si studia come seconda lingua, altri chiacchierano semplicemente o mi sorridono con simpatia.
Un’altra efficace circostanza è rappresentata dalle feste che a scuola si organizzano per stare insieme: a parte la fase dei preparativi che coinvolge tutti quanti, poi stare insieme in libertà e divertirsi, anche facendo semplici cose, rappresenta una occasione naturale di aggregazione e conoscenza veramente importante; e poi i danesi, nel tempo libero, sono persone che sicuramente sanno come godersi la vita! Ve lo dico per esperienza personale!
Questo è ciò che la Danimarca è per me: un paese così vicino ma allo stesso tempo così lontano dall’Italia
Fondamentale però è anche cercare di inserirsi nell’ambiente in cui si vive con altre attività: io, per esempio, sto frequentando una scuola di calcio: al di là dell’aspetto sportivo (in Italia facevo altri sport, perciò l’ho scelto appositamente per allargare la mia cerchia di amicizie), ho modo di stare insieme con ragazzi della mia età, per conoscere meglio la realtà dei miei coetanei danesi e, perché no, far vedere loro come agisce, pensa e si diverte un ragazzo italiano.
E ho ancora tante altre cose ed attività in cantiere per il futuro!

Ho cercato di darvi solo un piccolo assaggio di ciò che la Danimarca è per me: un paese così vicino ma allo stesso tempo così lontano dall’Italia.
Insomma, un paese tutto da scoprire! E il viaggio è solo all’inizio…

Riccardo

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