Il mio anno speciale in Paraguay

Annika

Da Palermo in Paraguay per un anno

Sono partita anni fa per Ciudad del Este, la seconda città più grande del Paraguay, al confine con il Brasile e l'Argentina, dove si arrivava attraversando un ponte.In famiglia avevo poche regole, ma c'era tanta fiducia. In Paraguay, a differenza della mia famiglia italiana, ero la più piccola di cinque figli e i genitori erano sposati. Tra l'altro avevo pure una nipotina, figlia di una delle sorelle, che aveva cinque anni e a cui mi sono affezionata moltissimo. La persona con cui ho legato di più però è stata la mamma, che fa la casalinga e che ancora oggi chiamo per sentire come va.
In famiglia non c'erano regole particolari, i miei genitori ospitanti si fidavano di me: quando uscivo con gli amici dovevo avvisare dove e con chi andavo, e io non ho mai approfittato della loro fiducia.
In famiglia avevo poche regole, ma c'era tanta fiduciaLe due settimane prima della partenza, tra fare le valigie, togliere tutte le cose dalla stanza e vedere quanto quella casa si era riempita di me, mi hanno fatto capire quanto quella fosse davvero la mia famiglia. Sentir tutti dire "la tua stanza è strana senza di te" mi ha confermato che quella era stata veramente casa mia. All'inizio è meno probabile che succeda perché ti devi ancora ambientare, è una di quelle cose che capisci solo arrivato alla fine di un percorso. Anche comprando i regali per la mia famiglia italiana mi sono resa conto come quelle tradizioni e quella cultura appartenessero pure a me.
La mia famiglia era di ceto medio-alto, vivevamo in un residence, con tanto di guardie all'ingresso. All'inizio era strano dovermi far riconoscere, ma dopo qualche mese hanno imparato chi ero e mi riconoscevano entrando. Di solito le persone che vivevano nel residence usavano la macchina per spostarsi o andare in centro a fare compere, e così ho fatto anch'io per i primi mesi. Nonostante fosse molto comodo, però, dovevo sempre chiedere a qualcuno di accompagnarmi; così, per essere più autonoma, ho deciso di prendere l'autobus, nonostante la mia famiglia non fosse molto d'accordo perché è considerato un po' pericoloso. Volta dopo volta anche loro si sono resi conto che non era per niente pericoloso se si stava attenti, e mi hanno lasciato fare serenamente.
Sentir tutti dire "la tua stanza è strana senza di te" mi ha confermato che quella era stata veramente casa miaLa scuola che frequentavo era privata ed era all'interno del residence dove vivevo. La scuola era abbastanza piccola e c'era solo una classe per livello, e anche per questo motivo in poco tempo ho conosciuto quasi tutti.
Il primo giorno di scuola sono stata accompagnata da una mia vicina di casa che frequentava la stessa scuola ed era anche sorella ospitante di un'altra studentessa straniera. La direttrice mi ha accompagnato in classe e lì ho fatto la mia presentazione davanti ai miei compagni. Nonostante i problemi legati alla lingua (erano pochi infatti quelli che sapevano parlare bene l'inglese) hanno tutti iniziato a farmi domande e ad esser interessati a me.
Come nella maggior parte delle scuole sudamericane, la divisa è obbligatoria. Ricordo che il primo giorno che l'ho indossata mi sentivo felicissima, perché era proprio il simbolo di un'altra cultura e quella divisa avrebbe rappresentato il mio anno di scuola in Paraguay. La mia divisa era composta da pantaloni blu, o jeans (solo per gli stranieri) con una maglietta con il logo della scuola e per l'inverno si aggiungeva una felpa, sempre con logo. La divisa rappresenta la scuola, quindi il comportamento di uno studente (sia a scuola che fuori) con indosso la divisa deve essere buono. Quando andavo in città dovevo stare attenta perché portare la divisa di una scuola privata poteva significare che avevo soldi o oggetti di valore addosso.

  • La classe di Annika
  • Annika ha anche partecipato a un'iniziativa di volontariato, la costruzione di una casa per una famiglia paraguayana

Amici, famiglia, una fauna e una flora spettacolari: il Paraguay di Annika

Andavo a scuola dalle 7 alle 14 circa. Durante la mattinata c'erano due pause: una per la colazione e un'altra per il pranzo. Frequentavo un indirizzo scientifico-umanistico, l'unico che c'era nella mia scuola. Ho seguito il programma della classe e non ho potuto scegliere le materie. Appena arrivata, i professori mi dissero che potevo non fare le verifiche, ma, fin dall'inizio, ho voluto farle. Le prime non sono andate benissimo, d'altronde era difficile farle non capendo molto della lingua, ma col passare dei mesi, imparando la lingua, è stato sempre più semplice. Ho continuato a fare tutte le verifiche fino all'ultimo e gli insegnanti hanno apprezzato molto questo mio impegno.
Nel pomeriggio avevo da fare i compiti, pochi, per lo più si trattava di ricerche e progetti di gruppo diversi da quelli che abbiamo in Italia. A fine anno mi sono fatta stampare le pagelle dei due semestri perché, essendo nell'altro emisfero, ho frequentato due semestri di due anni diversi, il programma svolto per ciascuna materia con un testo di valutazione personale e un certificato di frequenza - tutti dati necessari per il mio rientro nella scuola italiana.
Ho fatto un'altra esperienza che consiglio a tutti! L'Associazione "Un Techo Para Mi Pais" è composta da ragazzi volontari che "sacrificano" un fine settimana per costruire una casa di legno per una famiglia povera. Io l'ho fatto tre volte, è stato bellissimo vedere l'emozione di queste famiglie ricevere finalmente una casa stabile, un tetto sopra le teste, al riparo dalle inondazioni. Grazie a quest'esperienza ho conosciuto tantissimi ragazzi e con molti sono ancora in contatto.
Ho fatto un'altra esperienza che consiglio a tutti! L'Associazione "Un Techo Para Mi Pais" è composta da ragazzi volontari che "sacrificano" un fine settimana per costruire una casa di legno per una famiglia poveraLa maggior parte dei miei amici li ho conosciuti a scuola. Nel tempo libero non avevo attività fisse da fare, però in Paraguay ci sono molte feste durante tutto l'anno, quindi al pomeriggio si preparano gli addobbi, le canzoni e i balli. È molto facile farsi degli amici perché sono molto curiosi. Spesso andavo in città con gli amici o a bere tereré, tipica bevanda fresca.
La lingua non è assolutamente un problema, verrà tutto da sé nel giro di poche settimane. Io per esempio ho iniziato a capire dopo due settimane, a interagire dopo un mese e a parlare davvero bene dopo due mesi.
AFS Paraguay ha organizzato una gita alle Cataratas del Iguazù, dove la natura ancora intatta e quasi incontaminata lascia veramente a bocca aperta. Ha anche organizzato tre campi, uno dopo un mese dall'arrivo, un altro un mese prima della ripartenza e un altro ancora a metà anno.
Il mio cibo preferito era il mbeju con soyo, cioè una frittella fatta di farina di manioca accompagnata da una zuppa di carne che si mangia soprattutto in inverno. Questo è un piatto tradizionale guaranì, del Paraguay.
A chi sta per partire per il Paraguay o è indeciso se inserirlo o meno nell'elenco, posso dire di non preoccuparsi troppo, qualsiasi cosa verrà da sé; di affrontare, guardando il lato positivo, alcune cose che possono sembrare peggiori rispetto a qua, ma in realtà nascondono grandi emozioni che rimpiangerete una volta tornati.

Annika

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