La mia estate di "pura vida"

Monica

Da Bari in Costa Rica

Sono passati quasi due mesi da quando sono tornata dalla Costa Rica e solo ora sto trovando la forza di parlare veramente di questa esperienza, forse perché solo ora mi sto rendendo conto che è davvero finita.

Credo che ci sia stato un momento in particolare in cui l’ho capito: l'altro giorno ero su Facebook e stavo guardando le foto di un'altra ragazza che ha condiviso con me questa esperienza quando ne ho trovata una che ha suscitato in me così tanta emozione da farmi piangere. In realtà non è niente di che, non è una di quelle foto che ti impressionano o che si incorniciano, no, non è la foto di una spiaggia e nemmeno di un tramonto, è semplicemente la foto di un pullman. Si, potremmo anche dire che il pullman ha significato molto in questa mia esperienza visto che abitavo lontana dal centro e quindi ero costretta a prenderlo ogni volta per spostarmi, ma la cosa più singolare di questa foto è chi c'era in questo pullman. Avendola scattata questa mia amica, che ogni mattina prendeva il pullman con me, abitando nel mio stesso quartiere, qualcuno di voi non noterebbe nulla di strano, ma io sì. E infatti, alla sinistra della foto, in piccolo, si vede una ragazza, che indossa ballerine beije, dei pantaloni arancioni e una camicetta a fiori di vari colori. Ebbene, lei è mia sorella, eh sì, la mia sorella costaricana! E accanto a lei si possono intravedere dei jeans chiari. E quella sono io.
L'altro giorno ero su Facebook quando ho trovato una foto che ha suscitato in me così tanta emozione da farmi piangere

Lo ricordo benissimo: era appena il secondo giorno che ero arrivata a casa, in Costa Rica, esattamente il 28 giugno, e potrebbero essere state le 7 e 35 del mattino, non più tardi, perché a quell'ora avevo il pullman per raggiungere la scuola. Ero lì da solo un giorno, immaginate quant’ero sperduta! Quindi mia sorella si era offerta di accompagnarmi e venirmi a riprendere da scuola. Anche mentre scrivo queste parole ci sono lacrime che continuano a scendere e rigare il mio volto. Molti si chiederanno perché: la verità è che se uno non prova un'esperienza del genere non può capire come ci si sente.

Ho passato “solo” un mese e mezzo in Costa Rica eppure la sento come la mia vera terra, e allo stesso modo sento la mia casa costaricana come fosse la mia vera casa e soprattutto la mia famiglia costaricana come la mia vera famiglia. Anzi, credo che la cosa più bella di questa esperienza sia stata proprio la famiglia ospitante. In realtà credo di essere stata molto fortunata: la mia famiglia era composta da entrambi i genitori, una figlia, un cugino che per quest'anno stava abitando da loro e due cani. Appena arrivata in città la mia famiglia è venuta a prendermi in taxi perché non possedeva un'auto, la casa non era ovviamente una casa italiana e non aveva tutti i confort che una casa italiana avrebbe avuto. Col passare del tempo mi sono abituata e ho anche cominciato ad apprezzare tutto, anche perché avevo perfino cose che mie compagne ospiti in altre famiglie non avevano, come una casa in cemento o l'acqua calda.
Ho passato “solo” un mese e mezzo in Costa Rica eppure la sento come la mia vera terra

Adesso, alla fine di questa esperienza, ho imparato una cosa importante: tutte queste cose non valgono nulla. Ho vissuto in povertà un mese e mezzo e sono stata più felice di quanto lo sia stata in Italia nel resto dei miei 16 anni di vita. Questo perché l'unica cosa che conta nella vita è l'amore, l'amore che sono state capaci di darti delle persone che non ti hanno mai vista nella loro vita e che in un solo mese te ne hanno dato così tanto da farti ancora piangere come una fontana al solo ricordo.
In casa avevo cose che mie compagne ospiti in altre famiglie non avevano, come una casa in cemento o l'acqua caldaMi manca svegliarmi ogni mattina, voltarmi e trovarmi mia sorella che mi dava il buongiorno sorridente, alzarmi e trovare la colazione pronta e mia madre che mi dava un bacio e andava a lavoro, tornare da scuola e trovare mia madre e mia sorella ad accogliermi con un sorriso e un abbraccio e andare a dormire con tutti che mi davano la buonanotte e mi manca perfino la benedizione che mia mamma mi dava ogni volta che uscivo di casa. Ho vissuto un mese e mezzo di 'pura vida', la vita tranquilla, felice, piena di amore, lontana dai problemi, il “qui e ora”, il saper cogliere l’attimo fuggente, riuscire a godere di quello che si ha con un pizzico di ottimistico fatalismo. Sento di essere cresciuta e non dimenticherò mai questa esperienza che un giorno spero di raccontare anche ai miei figli con la stessa emozione con cui l’ho raccontata adesso.

Monica

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