Un'esperienza molto utile per il mio lavoro

Maria Concetta Mattei

Giornalista televisiva, con Intercultura nel 1974/75

Fra i molti nomi trentini nella lista degli ex borsisti di Intercultura, c‘è anche quello della giornalista trentina Maria Concetta Mattei, partita alla volta degli Stati Uniti per il quarto anno di scuola superiore.

Mattei, quali erano le sue aspettative al momento della partenza?

Mi aspettavo di approfondire le mie conoscenze linguistiche e di entrare in contatto con altre realtà, mai avrei creduto di vivere un’esperienza così incredibilmente formativa e coinvolgente come in realtà si è rivelata. Una volta arrivati a destinazione si è letteralmente adottati dalle famiglie ospitanti, alle quali è offerta così un’occasione di arricchimento culturale attraverso testimoni molto genuini. Con loro si stringono legami forti, io stessa sono ancora in contatto con i “miei genitori” statunitensi.

Qual è stato il primo impatto con la famiglia ospitante?

Ho avuto la fortuna di vivere con due famiglie moto diverse fra loro. E molto diverso da quello che mi aspettavo era il Paese dove viveva la prima, di religione battista, nel sud degli USA. Trento aveva vissuto da poco e molto intensamente il ’68, mi aspettavo di trovare un’America ancora coinvolta nei movimenti pacifisti e all’avanguardia, invece mi sono trovata in un Paese di ragazzi assolutamente disimpegnati dal punto di vista politico, pochi dei quali andavano al’università. Mi sembrava di essere finita in nel telefilm di Fonzie. La seconda era invece una famiglia ebrea del New Jersey, dove i “genitori” erano avvocati democratici molto critici nei confronti del governo repubblicano di allora.

Una volta arrivati a destinazione si è letteralmente adottati dalle famiglie ospitanti, alle quali è offerta così un’occasione di arricchimento culturale attraverso testimoni molto genuini

E la scuola?

I programmi di studio sono molto diversi da quelli italiani, sicuramente più classici: ho avuto la possibilità di studiare il teatro dell’assurdo e Beckett, espandendo così i miei orizzonti. Dai coetanei mi veniva spesso chiesto di rispondere ad alcune curiosità sull’Italia, prima tra tutte se si trattasse di un regno e di una Repubblica, delle quali mi sono resa conto come molte idee, anche sul nostro Paese, fossero falsate.

Ritiene che sia l’età giusta per questo tipo di esperienza?

Assolutamente sì, quanto prima avviene l’immersione tanto più è ricca l’esperienza. E a 16 anni si è ancora creta: eventuali pregiudizi non sono ancora consolidati, si è molto più aperti. Ed è il momento ideale per ampliare i propri orizzonti dal momento che, solitamente, a quell’età non si ha ancora deciso cosa fare del proprio futuro e tutte le strade sono ancora aperte.

Quello che ha imparato le è stato utile anche in altre occasioni?

Senza dubbio. L’apertura mentale che mi ha offerto l’esperienza all’estero mi è stata utile per tutte quelle fatte dopo. Si impara, i pregiudizi sono sempre sbagliati, che tutto è relativo e che non bisogna giudicare solo con gli strumenti della propria cultura. E’ stato molto importante per il mio lavoro nel mondo del giornalismo, anche ora che stiamo assistendo agli sbarchi dei migranti nel Mediterraneo. Tutto ciò rende possibile rafforzare i concetti di libertà, democrazia e i vincoli di amicizia per impedire conflitti che spesso nascono da diffidenze assurde.

Intervista a Maria Concetta Mattei di Chiara Currò Dossi pubblicata il 30 aprile 2015 sul Corriere del Trentino

Leggi anche l'articolo scritto da Maria Concetta Mattei per il giornalino della sua scuola americana

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