Dopo un inizio così... non potrà che andar meglio!

Elena

Da Sondrio negli USA per un anno

Elena ci racconta il suo inizio di viaggio negli Stati Uniti, dove la presenza di una volontaria di Intercultura è stata fondamentale!Prima di tutto un po' di contestualizzazione: raccontaci della tua partenza per gli USA. Con che spirito sei salita sull'aereo?
Diciamo che ero molto felice ed esaltata all'idea di quello che mi aspettava ma ero molto inquieta perché… ho paura degli aerei! Basti pensare che di tutta l'esperienza che mi preparavo ad affrontare era la cosa che mi spaventava di più!
Sull'aereo ero abbastanza in ansia. A un certo punto ho iniziato a sentirmi poco bene, come poi mi dissero i paramedici ero disidrata perché non avevo bevuto abbastanza e, scesa dall'aereo non riuscivo quasi a reggermi in piedi. La chaperone è stata subito d'aiuto, è rimasta ad assistermi appena atterrati ad Atlanta – subito dopo aver affidato gli altri ragazzi a uno chaperone statunitense – poi ha chiamato i paramedici. Visto il mio stato, mi ha accompagnata sull'ambulanza fino in ospedale, e poi è rimasta lì con me tutta la notte. Intanto si teneva in contatto con i miei genitori e ha fatto anche da inteprete col personale ospedaliero (essendo il primo giorno e non essendo molto in forma, non capivo molto di quello che stava succedendo). Infine, pur dovendo raggiungere la sua ex famiglia ospitante, ha rimandato addirittura il suo volo per assicurarsi che stessi bene e arrivassi a destinazione.
La chaperone, visto il mio stato, mi ha accompagnata sull'ambulanza fino in ospedale, e poi è rimasta lì con me tutta la nottePuoi narrarci le tue sensazioni in quei momenti?
Ero abbastanza nel panico, non sentirsi bene su un aereo non è il massimo (non si può scendere, non si sa a chi chiedere aiuto…), ma anche una volta scesa non è migliorata molto la situazione: sapendo di essere in un paese estero non sapevo a chi affidarmi, per fortuna che l'assicurazione sanitaria di Intercultura copre tutto, perché senza assicurazione solo per l'ambulanza avrei dovuto spendere 13.000 dollari!

La chaperone era lì, ti è stata vicino? Cos'ha fatto per aiutarti?
Appena ho iniziato a non sentirmi bene mi sono rivolta a Cristina, che era in un'altra parte dell'aereo (eravamo sparsi su varie file di posti). Appena intuita la mia difficoltà, Cristina mi ha fatto spostare a fianco a lei al posto di un'altra ragazza e mi ha tenuto d'occhio per il resto del volo. Poi scesa dall'aereo si è fermata con me mentre gli altri iniziavano l'ultima parte del viaggio.

Pensi che Cristina abbia avuto un ruolo decisivo in quelle ore difficili?
Assolutamente sì! Tra l'altro, oltre ad essere stata d'aiuto, nei giorni successivi ci siamo tenute in contatto via Whatsapp, persino dopo il mio rientro in Italia. In quelle prime ore è stata un supporto fantastico, per me come per la mia famiglia. Ha fatto da tramite con più persone e si è assunta il non facile incarico di alleviare lo stress della situazione.
L'anno all'estero non è un film americano, ci possono essere difficoltà, so di persone che hanno avuto momenti difficili, che si sono trovate in realtà diverse da quelle che si aspettavanoCom'è andata la tua esperienza? Che ruolo ha giocato questo esordio non facile nell'economia generale del tuo anno all'estero?
Dopo questo inizio 'col botto', mi sono detta: "Ora può solo andare meglio". Infatti l'esperienza è andata benissimo: sono stata con due famiglie, di cui la prima fino a poco dopo Natale, poi per problemi personali sono andata a stare a casa di una responsabile di zona AFS. A parte questo shock iniziale, l'esperienza è stata quasi una passeggiata. Mi sono trovata benissimo, sono stati tutti gentili e di supporto anche nei momenti di difficoltà. Un inizio così difficile mi ha aiutato a prepararmi a tutte le eventualità: l'anno all'estero non è un film americano, ci possono essere difficoltà, so di persone che hanno avuto momenti difficili, che si sono trovate in realtà diverse da quelle che si aspettavano, gli USA sono così, grandi e vari, fatti come sono di campagne, città, idee e culture diverse. A quasi due anni dalla fine dell'esperienza, mi ricordo principalmente i momenti più belli. Ma i momenti difficili non sono stati inutili: mi hanno portata ad apprezzare maggiormente quelli belli, mi hanno fatto rendere conto di quanto sono stata fortunata.

Ma i momenti difficili non sono stati inutili: mi hanno portata ad apprezzare maggiormente quelli belli, mi hanno fatto rendere conto di quanto sono stata fortunata

Cosa ne è stato di te al ritorno in Italia?
Prima di partire per gli USA facevo un liceo (ero al terzo anno), una volta provato il sistema d'istruzione americano, in cui ho visto professori insegnare con passione, non riuscivo ad accettare di tornare alla realtà italiana, fatta - per quello che ho conosciuto io - di docenti svogliati e conoscenza vissuta come un'imposizione. Essendo negli USA ho imparato ad amare l'imparare, studiare non mi dispiaceva più. Tornata in Italia ho cercato un modo per continuare a studiare in inglese. All'inizio volevo tornare subito negli USA, poi però mi son detta che a 16 anni mi conveniva fare un altro paio di anni in Italia, quindi ci ho pensato un po' su ed ecco la soluzione: ho fatto domanda alla scuola americana di Milano, che prevede l'insegnamento esclusivamente in inglese. Mi hanno presa e questo è il mio secondo anno lì. È un programma molto difficile, che ti prepara bene all'univiersità, ma da quando studio in questa scuola il mio inglese è addirittura migliorato e ho potuto fare domanda in ottime università americane e in giro per l’Europa. Per ora ho ricevuto solo risposte positive.

Elena

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