L'importanza di non smettere mai di imparare

Dalila

Da Lanusei-Tortolì negli Stati Uniti per un anno

La mia storia con Intercultura inizia sei anni fa, quando mia sorella maggiore partiva per le Hawaii, e io mi ritrovavo per la prima volta a dirle addio per un intero anno. Da allora decisi che non potevo farmi scappare questa occasione e che partire all’estero sarebbe diventato il mio sogno. Il mio viaggio probabilmente è iniziato in quell’istante, quando ho realizzato che non ci potesse essere emozione più grande di esplorare l’ignoto e di cominciare una vita da zero in un Paese straniero circondata da persone nuove. Cinque anni dopo, mi ritrovavo ad inviare la mia iscrizione, impaziente di iniziare il processo di selezioni che mi avrebbe accompagnato per un intero anno scolastico fino alla mia partenza, avvenuta nell’agosto 2016. Realizzare che Intercultura era l'organizzazione giusta per me fu facile, perché ero sempre circondata da volontari che capivano le mie aspettative e che avevano i miei stessi sogni o li avevano visti realizzarsi negli occhi di un figlio, un amico, uno studente. Inoltre, fu chiaro da subito che Intercultura mi avrebbe preparato per l’anno migliore della mia vita prima di lasciare l’Italia e che mi avrebbe aiutata all’estero. Intercultura ha rappresentato e rappresenta tutt’ora per me una grande famiglia, e so che mi starà sempre accanto anche una volta tornata a casa.

Ora mi ritrovo a scrivere queste pagine sulla mia esperienza nel parco preferito della mia città, con il sole che mi riscalda la nuca e che brilla sull’acqua, e realizzo che anche se il mio anno giunge inesorabilmente al termine, ancora non mi sembra vero aver trascorso otto mesi sotto il cielo blu di Wellesley, sobborgo di Boston in Massachusetts.
Una volta atterrata negli Stati Uniti il mio anno all’estero è stato scandito da tante prime volte, talvolta spaventose, talvolta emozionanti. Il mio primo giorno in una nuova scuola è stato indimenticabile. Ho realizzato quante cose dovevo imparare, e come sarebbero cambiate le mie abitudini. Tutto è stato stravolto e piano piano ho iniziato a realizzare che il diverso non è necessariamente migliore o peggiore, semplicemente bisognava imparare a comprenderlo. Quando devi cambiare le tue abitudini, quelle che ti hanno accompagnato per tutta la vita e che consideri le uniche possibilità, devi dimostrare tanta apertura mentale e tanta pazienza. Il primo giorno di scuola, in una scuola quattro volte grande rispetto al mio piccolo liceo italiano, con cinque volte il numero degli studenti, mi sono sentita persa ma allo stesso tempo viva. Era la mia prima volta in un posto completamente nuovo dove non conoscevo nessuno e dove nessuno conosceva me. In quel momento puoi fare affidamento solo sulle tue capacità e realizzare tutto il tuo potenziale. Devi fermarti e chiedere aiuto agli altri, devi fidarti di estranei, devi fare tante domande e ascoltare attentamente. Devi cominciare ad imparare tutto da zero e sentirti un bambino nel corpo di un 17enne. La lingua che parli non è perfetta, ma non devi avere paura di commettere errori, tutto ti sembra nuovo e ci sono così tante cose da scoprire. Ricordo che un ragazzo si offrì subito di aiutarmi e mi accompagnò nella mia prima classe spiegandomi come funzionasse il cambio delle lezioni e aiutandomi a comprendere perché ci fossero tre pranzi diversi. Le mie prime classi erano confusionarie, e molte volte incomprensibili, ma piano piano, giorno dopo giorno, ho memorizzato il mio nuovo orario e ho imparato a orientarmi in questa scuola così grande. Ora considero normale vedere la bandiera americana in ogni aula, trascorrere tante ore a studiare nella biblioteca della mia scuola, alzarmi durante il Pledge of Allegiance (Giuramento di Fedeltà rivolto al proprio Paese), avere un rapporto amichevole con i miei professori o prendere il bus giallo per tornare a casa. Posso trascorrere del tempo con i miei amici sui divani situati tra un piano e l’altro durante le ore in cui non si hanno classi, o lasciare il campus della scuola per comprare il pranzo. Sono rimasta stupefatta del talento dei miei coetanei guardandoli cantare, recitare e suonare strumenti. Sono stata a tante partite, dal football americano, all’hockey su ghiaccio. E ho provato a mia volta sport nuovi, come sciare nelle montagne del Vermont a -35 gradi o fare hot yoga a temperature di 45 gradi Celsius.

Una volta che ti senti a tuo agio puoi sfruttare al meglio tutto il potenziale offerto da una comunità come questa. Decisi di trascorrere due pomeriggi a settimana in una delle scuole elementari della mia città, a fare volontariato con bambini dai 5 agli 8 anni. Questo mi ha permesso di entrare a contatto profondamente con la cultura del mio paese ospitante, scoprire nuove tradizioni e giochi che solo chi è cresciuto e andato a scuola qui conosce. Ho avuto inoltre la fortuna di vivere un periodo abbastanza particolare qui negli Stati Uniti, ovvero l’elezione del nuovo presidente americano. Questo mi ha permesso di notare quanto i giovani siano interessati alla politica e quanto siano preparati. Durante il Junior Year ognuno è tenuto a frequentare la classe di storia americana dove si impara come funziona il proprio governo e i diritti e doveri di ciascun cittadino. Ho realizzato con piacere che così tanti ragazzi siano a conoscenza di cosa stia succedendo nel loro Paese, che se ne parli a casa, e soprattutto che abbiano delle idee personali riguardo un argomento non sempre semplice. Mi piacerebbe che anche in Italia si desse maggiore importanza a ciò che succede ogni giorno nel nostro Paese a scuola, trattando argomenti di attualità. Talvolta i professori sono preoccupati di non portare a termine programmi immensi e decidono di non dedicare tempo e spazio ad argomenti quotidiani che ricoprono invece la stessa importanza di quelli ministeriali. Penso che si abbia un po’ di paura ad osare, ed andare contro corrente, senza seguire schemi preimpostati.

Sneak peaks della vita di Dalila negli Stati Uniti

L’anno all’estero ti aiuta a realizzare il tuo potenziale ma ti mette di fronte a sfide. Una delle difficoltà più grandi che ho riscontrato arrivando in un altro paese è stata creare nuove amicizie. I ragazzi americani sono molto accoglienti inizialmente, ma dopo poche settimane tutti hanno perso interesse. a quel punto sta a te rendere la tua vita interessante e cercare di avere un gruppo di amici. Quando tutti gli altri si conoscono da anni e hanno condiviso parte della loro vita è difficile integrarsi appieno, talvolta non si capiscono le conversazioni, o non si vuole sembrare invadenti. Durante il Ringraziamento e le festività natalizie ho sentito per la prima volta la mancanza della mia famiglia e dei miei amici. La curva descritta da Intercultura ha iniziato a scendere, portandomi ad essere demotivata. Ma presto le cose sono andate diversamente, perché ho deciso che avrei dato il massimo e mi sarei rialzata più forte di prima. Ho stretto rapporti più duraturi, mi sento integrata, e ho raggiunto la stessa felicità che provavo all’inizio dell’esperienza. Ho realizzato inoltre che non si ha bisogno di venti amici, ma talvolta, tre o quattro persone fidate sono abbastanza. Non si smette mai di conoscere nuove persone a scuola, ed è bello costruire nuove amicizie anche dopo sei/sette mesi, senza mai perdersi d’animo. Inoltre, quando si ha una routine e tante cose da fare il tempo passa più velocemente e ci si sente più felici. Un fattore determinante della mia esperienza sono stati i miei amici internazionali. Con loro è stato molto più facile stringere amicizia e so che mi capiranno sempre, infatti molto spesso non si ha bisogno neanche di parlare perché ognuno pensa esattamente quello che tu hai paura di esprimere. Si condividono ansie, paure, gioie, traguardi. Si creano così rapporti che sicuramente non si romperanno mai.

La mia famiglia americana ha ricoperto un ruolo importantissimo quest’anno. Mi hanno permesso di viaggiare e conoscere meglio questo grande Paese. Insieme, abbiamo visitato colleges ovunque e abbiamo esplorato nuove città emozionandoci davanti ad un tramonto che toglie il fiato, o facendo escursioni tra le sequoia rosse della California, la specie vegetale più alta del mondo che può superare i 100 metri d’altezza e che può vivere oltre duemila anni. Con loro ho avuto tantissime discussioni interessanti, specialmente a casa dopo cena o mentre cucinavamo qualcosa. Ricorderò per sempre tutti gli errori commessi inizialmente e le loro risate quando dovevano spiegarmi che forse non avrei dovuto usare esattamente quell’espressione perché il significato in inglese era diverso da ciò che immaginavo. Mi hanno aiutato a crescere come persona, e spero di aver condiviso importanti nozioni sulla mia cultura con loro. La mia famiglia italiana mi ha sempre sostenuta quest’anno e sapere quanto fossero fieri di me mi ha aiutato tantissimo a credere in me stessa e a realizzare i miei sogni.
Non ho mai smesso di imparare quest’anno, e sono grata a tutte le persone meravigliose che ho incontrato in questo percorso perché mi hanno aiutato a conoscere aspetti nuovi della mia personalità, a condividere fatti sul mio paese natio. Ho imparato così ad amare in maniera uguale l’Italia e l’America, e a sentirmi parte nello stesso momento di due culture. Di rappresentare un’ambasciatrice del mio paese e di essere diventata biculturale. Lasciare i miei nuovi amici, la mia famiglia e tutto ciò che ora rappresenta casa sarà difficile. Quando sono partita ho dovuto lasciare la vecchia me. I valori più importanti che i miei genitori mi hanno trasmesso sono ancora con me, ma ho imparato ad ampliare i miei orizzonti, ad essere ancora più coraggiosa e curiosa di ciò che mi circondata. Prima di giudicare qualcosa o qualcuno cerco di mettermi nei loro panni e mi chiedo quali siano le motivazioni che li hanno spinti ad agire in quel modo. Ci vuole tempo prima di comprendere una nuova cultura, non è qualcosa che avviene dall’oggi al domani. E per farlo bisogna mettersi in gioco, sfidare le proprie paure e i propri limiti, cercare di essere positivi, di dire sì davanti a nuove esperienze e di non arrendersi mai. Ho realizzato quanto ognuno di noi sia forte e quanto una persona possa avere un impatto grandioso su tante altre. Ho smesso di rimproverarmi per ogni sbaglio. Ho deciso di mettere da parte la paura e ho iniziato a focalizzarmi su tutti i traguardi raggiunti. La scuola, la famiglia, gli amici, mi hanno dato tante soddisfazioni; non smetterò mai di essere grata per tutto quello che mi hanno insegnato e per la possibilità che mi hanno dato. La mia famiglia italiana resta il mio punto di riferimento e ho imparato ad apprezzare di più l’amore che mi dimostrano ogni giorno. Talvolta siamo focalizzati solo su noi stessi e ci dimentichiamo di tutte le persone che hanno reso questa esperienza possibile.

Il mio sogno sarebbe offrire più opportunità ai giovani di intraprendere questo viaggio. Vorrei che anche gli adulti realizzassero l’importanza di stare lontani da casa ad un'età così giovane. Non si tratta solo di imparare una nuova lingua, ma di adattarsi a qualsiasi situazione, bella o brutta che sia. Si tratta di vivere senza rimpianti, di imparare a gestirsi da soli, di risollevarsi dopo essere caduti. Un anno all’estero ti permette di crescere molto più in fretta, con una mentalità aperta e una visione del mondo molto flessibile. Ci aiuta ad essere cittadini del mondo, responsabili, che si batteranno per i propri ideali e che marceranno affinché si possa avere un mondo più pacifico ed equo. So che la mia esperienza non avrà mai fine e che tutte le emozioni che ho provato sulla mia pelle saranno conservate con cura e amore. Come mi disse la mia volontaria, il mio rientro in Italia non rappresenterà la fine di qualcosa, ma sarà solo l'inizio.

Dalila

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