Shock culturale: io l'ho superato.

Gioele

da Milano in Cina per un anno

Ho fatto le selezioni di Intercultura a Novembre 2015, in un momento in cui la mia vita non aveva nulla di interessante, sentivo che il mio paesino non avesse più nulla che potesse fermarmi e farmi pensare di restarci.

Ricordo che da Novembre a Febbraio, quando ho avuto il risultato, passavo le giornate sul divano, cercando video sui Paesi che avevo scelto, immaginandomi davvero all'estero. Poi quando ho visto "vincitore Cina boarding school" ho iniziato a saltare ovunque.

Prima della partenza avevo salutato ogni amico/parente/conoscente nella maniera in cui mi sentivo io, ho preso un tempo diverso con ognuno e ho salutato ogni persona in modo differente, e ogni volta quasi mi pentivo di aver fatto le selezioni (cosa che ora non penso più!).

Arrivato in Cina, appena uscito dall'aeroporto internazionale di Pechino mi è mancato per un attimo il respiro per via dell'inquinamento, come quando le persone fumano per la prima volta e tossiscono. Dopodiché ci hanno portati in un hotel a quattro stelle in centro. La mia prima cena è stata quasi scioccante, faceva caldissimo e da bere c'era solo acqua bollente, il mangiare non era per nulla buono, ma almeno su quello ci sono passato su.

Dopo tre giorni ho salutato i miei compagni e sono salito su un treno con altri compagni italiani e otto ragazzi tailandesi. Quel treno era pieno di gente, c'erano dei letti su tre piani e bambini, donne (una anche incinta), anziani, signori, si arrampicavano, mangiavano del cibo puzzolente in scatoline di cartone, faceva caldo, ho dovuto mettere la mia valigia da 20 kg al terzo piano del treno arrampicandomi, poi arrivati a Jiujiang abbiamo fatto dei controlli.

Durante il prelievo del sangue un'infermiera mi ha messo un laccio al braccio, davanti a me c'erano tutte le provette piene di sangue dei pazienti precedenti, sono svenuto, nessuno se n'è accorto.

Arrivato in famiglia i miei genitori non c'erano, erano al lavoro, quindi sono stato solo con due fratelli e una nonna. La notte faceva caldissimo, quasi 40 gradi, una volta mi sono svegliato per prendere dell'acqua (bollente, fredda non c'è) e ho rotto alle tre di notte una caraffa, mia nonna (che vive con noi) mi ha visto e sono scappato di sopra.

I giorni successivi venivo portato a scuola da mio fratello a seguire delle sue lezioni, seppur la scuola dovesse iniziare l'uno settembre, ad agosto era già aperta e
c'erano tantissimi studenti con divise militari che si allenavano. Dopo qualche settimana ho finalmente conosciuto i miei genitori, che comunque erano a casa di rado.

L'uno settembre abbiamo iniziato la scuola, ci hanno fatto stare mezz'ora immobili al caldo in posizione da soldato, poi ricordo che ci hanno fatto presentare davanti a quattro mila studenti parlando cinese... A quei tempi per me era tutto strano e confuso, ho vissuto uno shock culturale molto forte, sembrava tutto irreale, delle mattine succedeva che svegliandomi pensavo di essere in Italia e accorto di essere in Cina mi veniva da piangere, ero frustrato perché non mi capiva nessuno seppur avessi studiato un pochino di cinese in Italia.

Dovevo accontentarmi di qualche messaggio su Whatsapp quando avevo voglia di sentire qualcuno di importante, non c'era la mia mamma quando avevo bisogno, non avevo le mie sorelle con cui fare lo stupido tornato a casa, e non c'era mio padre a spiegarmi le cose che non capivo riguardo le notizie mondiali (di cui a dire il vero ne arrivava forse una ogni due mesi), settimana dopo settimana la situazione era sempre più tragica, il Natale e Capodanno sono stati ignorati, siamo andati a scuola e non abbiamo ricevuto regali, un giorno poi si è otturato il mio bagno (cosa comunissima in Cina) e io non sapendo come dirlo, nel bel mezzo della notte, ho risolto la situazione da solo, e per giorni il ricordo non mi ha fatto mangiare, mi veniva sempre un conato pazzesco...

Da Novembre la situazione ha iniziato a migliorare, partecipavamo a feste, venivamo invitati da Presidi, insegnanti, gente famosa nella città a mangiare, ci iniziavano a capire quando parlavamo, alla gente piaceva la personalità un po' aperta e caotica caratteristica di me e di due compagne italiane.

Ci eravamo abituati al cibo, io ad esempio mi sono attrezzato con un termos in cui mettevo l'acqua calda e poi la facevo raffreddare, oppure andavo in giro con una bottiglia da due litri di acqua fresca, ho imparato anche a farmi piacere dai cinesi, ad esempio sorridere anche quando non vorresti farlo, dire sempre almeno una frase di augurio di salute e fortuna quando si incontra un superiore, che sia tuo padre o la Preside della tua scuola, portare un po' di frutta quando vieni invitato, mangiare almeno due ciotole di riso e far presente che si è pieni (per i cinesi conta di più sentirsi dire che gli ospiti sono pieni piuttosto di sentirsi dire che il cibo è delizioso).
A scuola ho acquisito un metodo di studio efficace, in dormitorio ho imparato a organizzarmi per i lavaggi dei vestiti, delle lenzuola, per la pulizia del bagno, della camera, delle scale dell'edificio.
A sette mesi dalla mia partenza mi sento di dire che la Cina mi ha sbalordito perché qualsiasi cosa che da noi è considerata sbagliata qua è giusta e viceversa. Ruttare a tavola, sputare per terra (sia nei negozi sia in banca sia al parco), fotografare qualsiasi cosa, entrare dal medico mentre visita un paziente senza bussare, non chiedere "permesso", fumare in spazi chiusi sono tutte cose accettate; soffiarsi il naso, chiedere scusa, ringraziare, coprirsi la bocca mentre si parla e si mangia, sono invece cose che dan fastidio o comunque provocano un sorriso.

In Cina vi sono delle applicazioni sul telefono, degli edifici, dei servizi tecnologici che probabilmente nemmeno negli Stati Uniti hanno, ad esempio un sistema di pagamento su WeChat, un social network simile a Whatsapp, dove negozi e clienti si scambiano soldi, qualsiasi negozio è abilitato e si può pagare con quello, oppure applicazioni per vedere dove sta il pullman mentre sei alla fermata usando il telefonino, palazzi altissimi che qua sono considerati normalissimi (io vivo all'undicesimo piano) mentre da noi sono oggetto di fotografia, negozi di lusso, il tutto convive con persone analfabete, anziani che frugano nella spazzatura, ambulanti che vendono cose da mangiare senza igiene...

e la cosa che mi colpisce di più è che chi ha un iPhone di ultima generazione va a comprare da un anziano sporco senza denti che vende al lato di una strada o la Preside della mia scuola che ha un tavolo da the da migliaia di euro in casa vada a mangiare in un negozio dove la sporcizia è evidente.

Puoi entrare in qualsiasi negozio e se il prezzo del prodotto ti sembra costoso puoi dirlo e proporre un prezzo bassissimo, il commesso ne dice uno molto più alto e tu sali un pochino, il commesso dice di no e scende un pochino, così fino a incontrarsi e ottenere uno sconto.

In Cina la cultura è ancora un concetto importantissimo, ci sono ancora persone che studiano l'antica calligrafia cinese, si beve ancora il the con il processo tradizionale, durante il Capodanno cinese si appendono ancora le frasi di augurio intorno alle porte e ai bambini vengono date le bustine rosse contenti soldi, ci sono spesso delle feste in cui prima di parteciparvi le donne spendono ore per acconciarsi e vestirsi nella maniera antica, ci sono ancora i templi, i bambini imparano fin da piccoli flauto cinese e Taiji, le anziane e le donne di età media si riuniscono in strada e ballano le canzoni dell'Opera di Pechino, e ci si può unire liberamente al ballo.

In Cina l'istruzione è il centro di tutto, si inizia scuola alle 7 e mezza e si finisce alle 21.40, le classi sono formate da 70 alunni, vi è una classifica dei migliori studenti e le foto vengono appese di fronte alla scuola, in ogni classe vi è uno studente incaricato di osservare la disciplina dei suoi compagni, controlla anche la loro pulizia, se i calzini sono a posto per poi riferire al professore capo classe;

se si arriva in ritardo bisogna stare in piedi nel retro della classe per tutta la lezione, se non si risponde a una domanda quando il professore ti chiama o semplicemente si dà la risposta sbagliata bisogna restare in piedi per il resto della lezione, se non fai i compiti vieni deriso dai tuoi compagni, prendere 8 significa essere scadenti, ogni mese all'inizio c'è una sessione di esami difficilissimi, inoltre le superiori sono formate da tre anni, il quale terzo non viene insegnato nulla di nuovo, anzi, si ripassa ciò che è stato insegnato i due anni precedenti e a giugno vi sarà un esame difficilissimo, il quale esito determinerà l'università in cui sarai ammesso e quindi il lavoro della tua vita.

La pressione è altissima, gli studenti non possono fidanzarsi fino a quando non si accede all'università (quindi fino a 18/19 anni), se usi il telefono in classe e passano i professori incaricati di controllare, te lo ritirano e te lo ridaranno solo alla fine del terzo anno di superiore. E non esiste essere bocciati o essere rimandati a Settembre.
In Cina l'affetto è un concetto totalmente diverso da noi, non ci si saluta, però quando torni a casa ti dicono "Sei tornato?"Quando il mio fratellino mi vuole abbracciare si avvicina, mette le braccia attorno a me per un istante e si allontana timido, quando ci si dà un bacino (a me è successo solo due volte) ci si avvicina col labbro alla guancia e non c'è un rumore, quando si danno regali vengono messi via senza nemmeno scartarli, perché l'emozione è troppo forte e non è bello esprimere troppa felicità o troppa tristezza alle altre persone, non c'è un saluto come il ciao, ma c'è un sorriso o un movimento simile all'annuire.

I genitori non ti dicono di volerti bene, ma quando esci ti dicono di stare attenti, è molto comune anche sentirsi dire la frasi "cammina lentamente" (quando esci di casa o da un negozio), "vestiti pesante" o "mangia tanto". Anche se molte volte ho salutato senza ricevere una risposta, adesso ho capito che le cose che i cinesi fanno per dimostrarti il loro bene non sono per niente uguali alle nostre.

In Cina la religione è una cosa quasi inesistente, il concetto di sbagliare e poi venire perdonati andando in un luogo (chiesa o tempio) è qualcosa che per loro non è accettabile, quando si sbaglia bisogna ammetterlo e la colpa rimarrà per sempre, si può migliorare, ma non cancellare.

In Cina gli stranieri sono visti come delle star, tutti pensano che parliamo inglese con i nostri genitori, non hanno chiara la distinzione tra continente europeo e americano, pensano che siamo tutti bellissimi, ricchi, sono veramente affascinati.

E vogliono imparare da noi, ad esempio mia nonna adesso quando esce mi saluta con la mano senza farsi vedere dagli altri, oppure il mio fratellino mi abbraccia quando a volte dormiamo insieme, il mio professore-tutor ha imparato a rispondere al nostro saluto, quando mangiamo in famiglia hanno preso l'abitudine di mettere un fazzoletto vicino al piatto per buttarvici i resti e non più sputare come facevano prima...

A livello nazionale poi si sta perdendo l'usanza di mangiare il cane (se non è già persa del tutto); questo animale sta entrando nella case e in tanti se ne innamorano proprio come succede in Occidente. Seppur i cinesi non sappiano tantissime cose riguardanti il mondo, seppur vi sia una censura che loro nemmeno immaginano esista, seppur adorino un Presidente che ha ucciso tantissime persone.

Sono delle persone che mi hanno conquistato, con la loro intelligenza, la loro diligenza, il loro impegno a scuola e nel lavoro, il loro rispettare gli orari, la loro organizzazione con i trasporti, il sorriso che hanno sempre sulla faccia, e soprattutto la loro calorosità e ospitalità, infinita direi.

Loro non sono a conoscenza di tante cose, eppure sono certi di sapere tutto quello che c'è da sapere, e non penso sia arroganza. Cosa faremmo noi se un giorno arrivasse uno straniero a dirci che un nostro eroe nazionale in realtà è un assassino, che tutto il mondo ha le prove, che se non possiamo usare QQ (un social network non disponibile in Italia) è perché il Governo vuole nasconderci le cose? Che cosa faremmo? Nemmeno noi possiamo essere certi. E i cinesi sono proprio così, come noi. E chissà se davvero al di fuori dell'Italia le persone conoscano cose che a noi non vengono dette...

Spesso si pensa che i cinesi siano persone stupide, sottomesse, eppure vivendo qua, anche sapendo la verità, ho capito che sono persone con sentimenti, interessi, felici (perché qua le persone sono davvero felici), e mi sento di dire che se fossi nato qua, senza sapere quello che i cinesi non sanno, anche io avrei considerato la Cina un bel Paese. E sarei stato felice così.

Gioele

da Milano in Cina per un anno

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