Vento caldo e richiamo alla preghiera

Margherita

Da Piacenza in Tunisia per un anno

È il 20 agosto 2010, sono appena scesa dall’aereo e sto aspettando la mia valigia, mancano pochi minuti e poi la mia avventura inizierà davvero. Le emozioni sono tantissime e ancora di più è la confusione nella mia testa, ci è voluto talmente poco per venire qui dall’Italia che non ho avuto neanche il tempo di realizzare che sono arrivata in questo luogo così diverso.
Esco dall’aeroporto e vengo inondata da un vento caldo che porta con sé un mondo tutto nuovo… Sento l’odore della sabbia, sento una lingua che ancora non conosco ma che mi affascina, sento il richiamo alla preghiera in lontananza… è tutto molto diverso dall’Italia e io mi sento come una bambina impaziente di scoprire…

Questo è stato l’inizio della mia avventura in Tunisia che sette anni fa mi ha cambiato la vita e ora per la prima volta mi ritrovo qui a cercare di raccontare cosa ha significato e cosa significa per me tutt’ora questo paese così vicino ma allo stesso tempo cosi poco conosciuto!
Dopo un’esperienza così intensa, ricca ed emozionante è difficile in poche parole descrivervi cos’è per me la Tunisia, ma cercherò di trasmettervi i ricordi a me più cari!

La Tunisia è musica, una in particolare: il mezwed. Una musica tradizionale che con il suo ritmo e i suoi suoni travolgenti mi hanno conquistata fin da subito! Questa è la musica delle feste, dei matrimoni, della danza… è impossibile sentire questa musica e resistere all’irrefrenabile desiderio di ballare! In Tunisia tutti ballano, dall’uomo alla nonnina, dalla ragazza giovane vestita all’europea alla signora con la henna sulle mani e i vestiti tradizionali. La musica trasmette gioia, spensieratezza e non risparmia davvero nessuno.
La Tunisia per me è contatto con la terra… Se ci penso mi viene subito in mente quella volta in cui con la mia famiglia andammo nel loro paese natale dove possedevano ancora terreni con tantissimi ulivi; li passammo intere giornate a raccogliere a mano tutte le olive per fare l’olio e il sapone per l’anno a venire. O quando la mia mamma comprava i peperoncini freschi e io l’aiutavo a preparare in casa l’harissa, una tipica salsa piccante. L’importanza delle materie prime è fondamentale, ma soprattutto questo popolo trasmette l’amore per la sua terra e per gli altri a partire da queste piccole cose… Per questo la Tunisia è anche cibo, un cibo che ti scalda il cuore con tutti i suoi profumi, colori e sapori. Senza dubbio il cous cous è il piatto più conosciuto di questo paese, ma è un po’ come dire che la pasta è il piatto tipico dell’Italia… è un po’ riduttivo! Il cous cous può essere fatto in mille mila versioni diverse, dalle piccanti a quelle con le verdure, da quelle con il pesce a quelle con la carne, fino a quello dolce che mi aspettava ogni mattina a colazione con acqua di rose, melagrana, banana, datteri, zenzero e curcuma. Ovviamente però c’è molto altro: il brik, la chorba, la mlokheia, il ghraiba, la chakchouka, l’asida... Tutti nomi strani che racchiudono un mondo di emozioni tutte da scoprire. Ebbene si, questo è un grande punto in comune con l’Italia, il cibo è un elemento importantissimo della cultura tunisina che scandisce tutti gli eventi da quelli quotidiani a quelli più importanti ed è difficile non innamorarsene.
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Se chiudo gli occhi e penso a questo meraviglioso paese la prima cosa che mi viene in mente è il richiamo alla preghiera. Il richiamo del muezzin che per cinque volte al giorno risuona per le strade è il ricordo forse a me più caro che ancora adesso tutte le volte che torno in questo Paese mi riempie di emozioni. Questo perché la fede è un’altra delle cose che rappresenta per me la Tunisia. Una fede che però si è adattata ad un popolo in trasformazione, emancipato e aperto al cambiamento e alla tolleranza dove le tradizioni e i valori sono importanti ma la realtà è molto più vicina all’Europa che al resto degli Stati arabi.
Ma la cosa che mi ha stregato di più è sicuramente la lingua o meglio le lingue! Eh si perché sebbene la lingua nazionale sia l’arabo, le lingue effettivamente parlate sono il francese e il dialetto tunisino (che è una variante dell’arabo standard). Mi ricordo quando i primi tempi riuscivo a capire l’oggetto di un discorso solo grazie alle paroline in francese inserite nelle varie frasi in dialetto, ma nonostante questo rimanevo imbambolata ad ascoltare il suono di questa lingua per me cosi affascinante! Non poteva che essere amore visto che poi, una volta tornata a casa, ho deciso di continuare a studiare questa lingua e addirittura prendermi una laurea!

Sono sicura che dopo un’esperienza così intensa e piena di scoperte come quella di un anno all’estero sono in tanti, appena tornati, a dire che il paese che li ha ospitati sia il posto più bello del mondo e per un po’ l’ho pensato anche io. Ciò che però Intercultura ti insegna è che l’esperienza non finisce quando torni, perché ci sono tante cose che si capiscono solo con il tempo. Una di queste cose è che non esiste il paese più bello del mondo, ma solo il paese che in qualche modo ti rappresenta; il paese che hai imparato a conoscere attraverso tante difficoltà ed incomprensioni e che hai avuto modo di capire e accettare nel bene e nel male. Per questo la Tunisia è il mio paese, e per me è un paese meraviglioso, sorprendente, accogliente, tollerante ma allo stesso tempo difficile, complicato, controverso e pieno di contraddizioni. Questo paese mi ha visto crescere, mi ha trasformato nella persona che sono ora ed è per questo che per me la Tunisia è CASA.

Margherita

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