Una finestra sul mondo

Sabiana

Da Siracusa in Argentina per un anno

Uno degli obiettivi principali della scuola è creare futuri cittadini che siano capaci di fare cose nuove, non semplicemente di valutare un ragazzo con dei numeri e ripetere quello che altre generazioni hanno fatto. La scuola ha quindi come scopo trasformare gli specchi in finestre. E solo chi vuole conoscere veramente avrà il coraggio di aprire quella finestra, mettere i piedi sul mondo e iniziare a camminare.Il mio pensiero sulla scuola è cambiato molto da quando sono partita con Intercultura per un anno all’estero. Non me lo sarei mai aspettato che io, una persona che ha sempre passato ore sui libri, potesse alzarsi da quella sedia e aprire la finestra del mondo. Ma è proprio questo uno degli effetti di AFS Intercultura: conoscersi fino in fondo, rivoluzionare il proprio pensiero ogni giorno e non fermarsi di fronte ai limiti che la mente umana impone.
Diciotto anni.
Quasi diciotto anni passati tra i banchi di scuola.
Svegliandomi presto la mattina, camminando, aspettando l’autobus, cambiando compagni di classe anno dopo anno, portando uno zaino pesante pieno di quaderni e materiali scolastici, passando ore e ore sopra i libri, cercando di capire ed apprendere il più possibile da quei testi e dalle parole degli insegnanti, crescendo... Quasi diciotto anni in cui la scuola è stata parte fondamentale della mia crescita, in cui ho trascorso gran parte delle mie giornate.
Mi è sempre piaciuto imparare, a volte un po’ meno e altre volte un po’ di più, ma l’ho sempre fatto per me stessa, per puro interesse personale.
Oggi ancor di più preferirei sicuramente leggere un romanzo o una biografia di qualche autore che mi piace, entrare in un altro mondo con libri diversi da quelli scolastici. Ma mi piace comunque, sotto ogni punto di vista, aprire un libro e tuffarmici dentro, che sia storia, fisica o francese.
Fino all’anno passato la mia vita era fantastica, avevo tutto sotto controllo: a scuola andavo bene, avevo un buon rapporto con famiglia e amici, partecipavo attivamente alla vita della mia comunità scout, felice con ciò che avevo e ciò che ero.
Ma ho deciso di rischiare tutto e partire.
Molte persone si chiederanno il perché di questa scelta, molti vorranno sapere come si può anche solo pensare di intraprendere un’avventura del genere. Perché andare via per un anno? Perché allontanarsi dalla propria famiglia? Perché preferire farsi altri amici dall’altra parte del mondo rischiando di perdere quelli che si hanno già? Perché preferire studiare gran parte del programma scolastico italiano nei due/ tre mesi successivi al ritorno? Perché perdere un anno così? Perché uscire dalla “comfort zone”? Perché?Sono sicura che neanche un intero libro dedicato a queste domande riuscirebbe a dare tutte le risposte e spiegare cosa significhi partire per un certo periodo di tempo, forse perché solo chi vive un’esperienza di intercambio può capirlo.
Mi considero un’attenta osservatrice e dopo essere partita posso confermare di esserlo. Di conseguenza mi ritrovo sempre piena di punti interrogativi.
Mi sento dentro un mistero che quasi mai riesco a risolvere con delle risposte, piuttosto con altre domande. Come fossi una bambina che, vedendo per la prima volta il mondo, osserva ciò che la circonda e vuole esserci dentro, sentirsi parte di questo posto.
In fondo hanno ragione quelle persone che affermano che dovremmo ricominciare a guardare il mondo con gli occhi di un bambino: solo così riusciremo a riscoprire piccole e grandi verità, a ritornare alla semplicità. La comunicazione costituisce uno dei fondamenti delle relazioni umane, in primis in famiglia, dove si gettano le basi dei futuri rapporti che si costruiranno. Proprio in famiglia è nato il desiderio di comunicare, di conoscere altre realtà ben più distanti dalla mia vita quotidiana. Ecco che un desiderio inconscio ha preso forma nella determinazione a prendere parte a un programma di interscambio.
L’Argentina, la mia seconda patria, paese che sto conoscendo sotto vari punti di vista, proprio grazie alla mia famiglia ospitante con cui abbiamo instaurato fin da subito un bel dialogo. Politicamente ed economicamente sento parlare di una crisi che porta ad una generale confusione. Molto spesso si parla di corruzione e disimpegno sociale, facendomi così sentire l’Italia un po’ meno distante.
Ma guardando oltre ci si trova in un paese ancora giovane che ha in sé molte opportunità per svilupparsi e diventare più grande e stabile.
Una delle cose che mi ha sempre affascinato dell’Argentina è la contrapposizione riscontrabile tra diversi quartieri o intere città del paese.
Si passa infatti da zone o quartieri ricchi a realtà ben diverse e in stridente contrasto per la povertà, il sovrappopolamento. L’Argentina, però, non è solo contrapposizione tra povertà e ricchezza.
In Argentina si trovano tra i più suggestivi e meravigliosi luoghi non solo del continente americano, ma del globo intero. Nell’Ovest la Cordigliera delle Ande e dall’altro lato l’oceano Atlantico. Un nord temperato pieno di colori e un freddo sud circondato da ghiacciai e deserti patagonici. Il paesaggio cambia ad ogni “angolo”, per così dire. Province in cui sono stata e storie che ho avuto modo di ascoltare dalle parole delle persone che hanno dedicato anche solo cinque minuti a una ragazza che viaggiava per il loro paese, volendo conoscere per bene anche la più piccola pietra di quel posto. Un viaggio non ha lo stesso significato se colui che viaggia non incontra l’altro, se si viaggiasse tanto per farlo allora si parlerebbe di spostamento. Viaggiare è cambiare opinioni e smontare pregiudizi.

Altri scatti dalla vita di Sabiana in Argentina

Proprio così, ho deciso di voler passare una parte dell’estate in maniera completamente differente – in Argentina l’estate corrisponde al periodo invernale europeo, da dicembre fino a marzo – viaggiando un po’ per il paese per sentirmi ancora di più parte di questa terra.
La mia famiglia ospitante mi ha sempre spinta ad essere ancora più curiosa e desiderosa di conoscere il mondo di quanto già non fossi. Mi ha aiutato a conoscere attraverso parole e immagini questo paese ed io, con pazienza e determinazione, ho reso quelle parole realtà tangibili della mia vita.
Devo ammettere che non è stato facile organizzare ogni viaggio: riuscire a scegliere le destinazioni, chiedere i permessi alla mia famiglia dall’altra parte del mondo, a quella argentina e ad AFS, mettersi in contatto con più persone per trovare un posto in cui alloggiare, comprare i vari biglietti, controllare di avere tutto il necessario, vivere la “normale” ansia che qualcosa non potesse riuscire bene, cercare di non dimenticarsi niente, organizzarsi completamente da sola.
È stato complicato, ma non per questo mi sono mai tirata indietro o pensato che non ne fossi capace, dopotutto ero già arrivata dall’altra parte del mondo... questa era solo la continuazione di un percorso già intrapreso.
Dobbiamo pensare alle città come fossero persone: mostrano le loro diverse personalità al viaggiatore. Molto (tutto) dipende dalla città e dal viaggiatore. Potrà nascere immediatamente una simpatia, un’antipatia o un legame ancora più forte…un’amicizia. Solo viaggiando possiamo conoscere e capire se c’è qualcosa che ci lega a quei luoghi, alle persone che ce li hanno fatti amare oppure no.

Così a febbraio duemila diciassette inizia il mio primo viaggio “dentro” l’Argentina.
Come prima destinazione ho optato per Salta ‘la linda’ (la bella), la capitale della omonima provincia del nord argentino, chiamata così proprio per la sua bellezza che lascia senza parole.
Chi va a Salta non può non tornarne innamorato: un’intera provincia circondata da montagne, cactus, terra colorata e paesaggi mozzafiato.
Grazie alla famiglia che mi ha ospitato durante quella settimana di febbraio, ho avuto la possibilità di viaggiare anche nella provincia confinante, Jujuy, la più al nord di tutta l’Argentina. Queste due province sono centro di attrazione di moltissimi mochileros, ovvero viaggiatori che camminano con zaino in spalla. Mi sono ritrovata in perfetta sintonia con quei posti, non solo per lo spirito scoutistico che ho sempre coltivato in me, ma anche perché in questo modo si è svegliata la mia alma viajera – anima viaggiatrice.
Uno dei dettagli che non riuscirò mai a togliermi della testa è la gioia che trovavo tra i colori delle bancarelle di quei paesini delle due province precedentemente nominate. Quei colori si riflettevano sulla strada, sulle montagne e sulle persone stesse... come se fosse tutto coordinato secondo una strana ragione cromatica.
Ovunque girassi il volto mi trovavo circondata da un campo di cardones – cactus – o cerros – montagne – dai mille e più colori. Successivamente ho preso due aerei per poter arrivare alla seconda destinazione dei miei viaggi: Rio Gallegos, nella fredda e ventosa provincia meridionale argentina di Santa Cruz.
L’Argentina, sotto il punto di vista climatico, è completamente diversa dall’Italia. Si trova infatti un clima più caldo nelle zone del centro-nord e man mano che si scende verso il sud si arriva al freddo della Patagonia argentina.
Sono stata infatti accolta dalla pioggia e dal leggero freddo estivo e ho lasciato quella città con altra pioggia. È stata una settimana particolare in cui il solito fastidioso vento di Rio Gallegos è stato sostituito dalla pioggia quasi costante.
Inizialmente mi sono un po’ abbattuta, avevo intenzione di visitare più posti che si trovano più o meno vicino alla città e di fare diverse attività, come avevo programmato. Ma per più motivi non ho potuto realizzare ciò che avevo in mente.
La Sabiana di prima della partenza si sarebbe molto scoraggiata e intristita perdendo verve ed entusiasmo. Durante questo viaggio, invece, mi sono rimboccata le maniche cercando attività alternative. Posso ammettere che l’essere scout mi ha dato una marcia in più, ma non è sempre bastata.
Ho ripetuto nella mia mente una citazione di un famoso film, The Fight Club: smettila di cercare di controllare sempre tutto... devi lasciarti andare, lasciati andare!In diversi momenti ripetermi quella frase mi ha aiutato, la trovo perfettamente realistica. Bisogna riuscire a cogliere ciò che la vita ci offre e vedere il lato positivo delle cose, lasciarsi andare alle opportunità che ci si presentano davanti soprattutto inaspettatamente.
Ma non è solo grazie a questa citazione che ho ricominciato a vedere le cose sotto un altro punto di vista. Ha contribuito anche il gruppo di persone che ha condiviso parte del viaggio con me: ascoltare le loro voci e i loro pensieri, ridere e scherzare, riuscire a creare qualcosa dal niente e collaborare come una vera e propria squadra.
Questo è uno dei motivi per cui amo essere una studentessa di intercambio: si creano legami internazionali, difficili da spezzare.
Allora ero felice anche solo potendo passare un pomeriggio cucinando pancakes, parlando e giocando insieme a quelle persone che in poco tempo sono diventate mie amiche.
Ci sono stati i giorni in cui la pioggia non ci ha fermati.
Siamo così arrivati a vedere il famoso “Perito Moreno”, uno dei ghiacciai mobili più grandi esistenti. Non riuscirò mai a togliermi dalla mente quell’enorme pezzo di ghiaccio incastrato tra le montagne, gli alberi e i fiori. Il bianco, l’azzurro, il blu dell’acqua e del ghiacciaio che si armonizzano per contrasto al verde, marrone, grigio e rosa degli alberi, rocce e fiori che lo circondano. Le parole non bastano per poter descrivere i colori, l’aria che si respirava, i sentimenti che poco alla volta prendevano forma e ciò che ho provato ritrovandomi di fronte ad una maestosità del genere.
Una cosa simile è successa durante il mio terzo e ultimo viaggio estivo alle “Cascate di Iguazù”, una delle sette meraviglie naturali del mondo.
Molti me ne hanno parlato, descrivendomi quest’altra magia creata dalla natura.
Ma né foto né parole sono capaci di rendere ciò che il tuo cuore, i tuoi passi e la tua anima riescono a cogliere ritrovandosi di fronte agli spettacoli della natura.
Queste cascate sono così grandi che superano anche i confini che hanno imposto gli umani. Il “Parco Nazionale di Iguazu” si estende infatti lungo due paesi differenti: Argentina e Brasile.
Il lato brasiliano ti offre una vista delle cascate da più lontano, come fossi su un balcone. Dalla parte argentina di Puerto Iguazu – la città della provincia nord est dell’Argentina, Misiones – ci si trova invece all’interno delle cascate. Ho avuto la possibilità di visitare il lato argentino, ma sono già sicura che un giorno tornerò anche per passare dal lato brasiliano. Siamo usciti dal parco con ancora più voglia di tornarci per poter scoprire di più e vivere nuovamente certe emozioni.
Come se non bastasse, lo stupore di trovarsi in quella provincia è aumentato quando con le mie due compagne di viaggio siamo andate al “Hito de las tres fronteras”, un punto di osservazione dal quale si possono osservare le coste di Foz do Iguazu, in Brasile, e di Ciudad Del Este, in Paraguay, con i rispettivi hitos – pietre – dipinti con il colore delle bandiere nazionali. Sono pochi i posti nel mondo in cui si può apprezzare l’unione di tre Paesi divisi per mezzo di un “confine” naturale di due fiumi.
Non mi sono mai stancata di avere di fronte a me queste tipo di viste così differenti e mozzafiato tra loro, scattando anche più di dieci foto simili, semplicemente perché in ogni angolo trovavo qualcosa di unico e speciale da voler tenere per sempre con me, non solo nella mia mente.
Una volta che si viaggia, il viaggio non finisce mai, ma si ripete infinite volte nella mente della persona. La mente non sa separarsi dal viaggio. Dopotutto il viaggio è un continuo cammino dove parto da me stessa e arrivo ad un’altra me, percorrendo distanze infinite.La natura crea meraviglie dal nulla, e l’uomo continua a imporsi su essa sperando di poterne ricavare benefici. Noi umani non capiamo che, continuando a sfruttare la natura, perderemo il contatto con essa rischiando di ritrovarcela contro.
Così lontani ma così vicini... Per questo motivo amo la natura: ciò che sembra complicato e complesso viene reso più semplice da ciò che lei stessa crea.
Siamo noi umani che costruiamo confini, frontiere e limiti.
Ogni giorno diventiamo sempre più bravi ad innalzare muri e barriere per ostacolare la comunicazione.
Ma quando inizieremo a creare ponti?
Ciò che veramente serve sono dei ponti, delle finestre che possano collegare il mondo e permetterci di vivere in armonia con la natura e i nostri simili.
Il fatto di vedere più muri che ponti lo riscontro non solo per la divisione di due o più paesi, ma soprattutto nella scuola.
Anche nelle scuole si creano molte barriere, tra professori e alunni e tra alunni stessi.
Uno studente impara che bisogna sempre essere bravi per poter contare qualcosa, che per gli altri sei solo un numero e non varrai molto se non sarai valutato positivamente, che se prendi un voto alto allora sei intelligente mentre se vieni valutato con un voto negativo non sei utile per la società, sarai un fallito. Ad uno studente si insegna la storia, la matematica, l’inglese, ma poi nella vita reale tali conoscenze da sole non bastano.
Allora cosa potrebbe servire ed arricchire in senso lato uno studente perché affronti poi realtà e situazioni con apertura e concretezza?
Si può insegnare ad un alunno una lezione al giorno, fargli ripetere più e più volte una formula scientifica, ma se gli si insegna la curiosità, egli continuerà il processo di apprendimento finché vive e lo applicherà giorno dopo giorno.
Fino a qualche mese fa avrei detto: la scuola è l’unica porta d’accesso al mondo, per questo mi piace studiare. Adesso invece posso dire che la scuola è un mezzo per potersi affacciare alla finestra del mondo, abbattendo quei muri invisibili e non che non ci permettono di guardare il nostro pianeta.
Grazie all’esperienza che sto però potendo vivere mi rendo conto che a volte “mettersi in gioco”, uscire fuori dai propri schemi, dalla routine scolastica e quotidiana fa conoscere i propri limiti e potenzialità, fa guardare il mondo con occhi diversi, nuovi, da punti di vista inimmaginabili ma reali. Del resto la vita che ognuno si costruisce è fatta di limiti o di aperture mentali e conoscitive che scegliamo di sperimentare.
Durante la vita di una persona molti momenti decisivi per la sua formazione globale passeranno sui banchi di scuola, magari avendo poco spazio per esperienze di apertura al mondo reale, e secondo me proprio queste potrebbero fornire quella marcia in più per essere poi cittadini felici e curiosi del mondo stesso. “Sempre devi avere in mente Itaca
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?”
(Kostantin Kavafis, Itaca)
Molto spesso ci concentriamo su idee che ci offuscano la mente e ci fanno credere di essere circondati da limiti. Ma l’unico limite è il cielo, quel cielo che si trova fuori da quella finestra che crea la scuola. Sta a noi riuscire ad aprirla e andare a conoscere sé stessi e il mondo di cui facciamo parte.
La scuola è quindi importante e aiuta a formare una persona, ma si cresce e si impara molto di più travalicando sé stessi, rischiando di conoscere l’ignoto, vivendo giorno dopo giorno la propria storia nel mondo.

Sabiana

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