Da Vadodara a Bruxelles per difendere i diritti umani: la storia di Augusta

Augusta

da Perugia in India per un anno

Ho frequentato il liceo classico di Città di Castello (Perugia) e nel 2010-2011 ho trascorso un anno a Vadodara (Gujarat, India) con Intercultura. La scelta di questo Paese è avvenuta sulla scia di una spinta più emotiva che razionale: liceale affidabile e di ottimi risultati, sentivo il bisogno di superare i confini del mio mondo e di confrontarmi con un'altra cultura quanto più lontana dalla mia.
L'impatto è stato molto doloroso. Al di là di ogni facile rappresentazione folkloristica, ho scoperto una civiltà arcaica ed aspra, la cui simbologia non riuscivo a decodificare, mentre provavo il senso di lacerazione che una globalizzazione selvaggia ed irrispettosa della tradizione provoca in chi la subisce.

L’anno fu particolarmente intenso, perchè alle fisiologiche difficoltà presentatesi nel primo passaggio dalla fanciullezza all’età più adulta si sono aggiunte le difficoltà di assistere a varie violazioni di libertà fondamentali che da occidentale davo per scontate. Ho capito come non esistano diritti naturali, quanto piuttosto legittime aspirazioni da tradurre in acquisizioni il più largamente condivise.
Dopo un difficile iniziale periodo di adattamento, avendo acquisito gli strumenti per interagire e inserirmi nella società indiana, mi sono immersa in una cultura a cui non avrei mai avuto accesso se non vivendo là con una famiglia locale. Ho preso parte alle varie celebrazioni hindu, dipingendomi la fronte di arancione, tirando polveri colorate ai miei amici, facendo volare aquiloni. La mia famiglia mi ha appoggiato nei momenti più difficili e mi ha mostrato quanto più possibile della loro vita. A scuola, nonostante non sia mai riuscita a ottenere buoni voti (fatta eccezione che in inglese e computer science), ho imparato un altro modus operandi, un altro modo di insegnare e studiare. Lo studio in particolar modo, ricopre la maggior parte delle vite e del tempo libero dei giovani indiani per cui è particolarmente difficile legare fuori l’orario scolastico.

Di nuovo, lentamente sono riuscita ad approfondire il contatto umano con i miei compagni, stringendo amicizie che coltivo ancora oggi. Sono infatti tornata in India tre anni fa ed è stato molto toccante ritrovare persone, luoghi, colori e profumi che a volte purtroppo si dimentica di aver vissuto. Incredibilmente, persino il venditore ambulante di chai (the) mi ha riconosciuta dopo 6 anni (ed alcuni chili in meno), emozionandosi al vedermi! A volte mi manca la mia vita là, la mia quotidianità così lontana dalla mia attuale che mi sembra di aver vissuto almeno 5 vite, lo yoga con le ricche signore indiane, le lezioni di hindi con merende di ore, i balli folkloristici, le poojas (preghiere), le serate sul dondolo del mio terrazzo, il caldo afoso, e per quanto cliché possa suonare, mi mancano i colori, gli odori, i rumori e i sapori.

Alcuni scatti dell'esperienza di Augusta in India nel 2010

Dopo aver trascorso l’estate della maturità come volontaria in un ospedale in Tanzania, ho toccato con mano quanto la divisione in caste o classi non sia l'unico criterio di organizzazione sociale: la disparità tra uomo e donna, le contrapposizioni etniche e religiose, l'accesso a livelli non equivalenti di istruzione rendevano il quadro più intricato, richiedendo un esame scientificamente più rigoroso.

La scelta di studi universitari socio-politici mi è apparsa come lo sbocco naturale di tali acquisizioni.
Razionalizzare e contestualizzare il retroterra culturale ed economico dei vari fenomeni mi si è palesato come l'unico antidoto alla rassegnazione e alla passività.
Mi sono laureata in scienze politiche alla LUISS Guido Carli e ho poi ho conseguito un master all’Università di Kent, campus di Bruxelles, in diritti umani -- incluso un soggiorno all’estero alla China Foreign Affairs University di Pechino.
Proseguendo una ricerca che da puramente accademica si era nel frattempo trasformata in un'esigenza profondamente personale, sono successivamente tornata in India come come field-worker nelle campagne intorno a Bhopal (Madhya Pradesh), dove ho lavorato con un associazione locale che si batte per la difesa di donne svantaggiate come prostitute, fuori casta e malate di HIV.


Ho infine iniziato a lavorare a Bruxelles come Program Manager a Friends of Europe, una think tank dove mi occupo di sviluppo internazionale nell’ambito di Africa, Asia and Emerging Economies.

Andare a vivere all’estero per me non è stata una necessità quanto una volontà. Conoscere altre culture è per me un modo di conoscere me stessa, di definirmi per negazione rispetto all’altro e di rimodularmi su quanto di più prezioso ho imparato durante le mie esperienze in giro per il mondo.

Augusta

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