Indossare Panama

Matteo

Da Potenza a Panama per un anno

Questa esperienza ormai sta giungendo al termine ed il tempo passa più veloce che un piacevole fine settimana libero da stress e pensieri, una delle tante metafore con le quali descriverei Panama. Tra i tanti ricordi che affiorano alla mia mente, uno dei piu significativi é stato il giorno in cui mi é stata data l’opportunità di sfilare tra le strade di Panama con i vestiti tradizionali.

Nel mese di gennaio, da poco arrivato nella nuova famiglia, mio padre mi invita a partecipare con altri studenti straneri a la sfilata de Las Mil Polleras che si sarebbe svolta a Las Tablas (una cittadina a poche ore dalla mia zona). L’idea non mi piacque all’istante anche perché era una festa importante e sarebbe arrivata gente da tutta Panama. Ma alla fine accettai e da buon panamegno mi ridussi fino all’ultimo istante per comprare il vestito tipico.

Per l’occasione era venuto a farmi da spalla un compagno di viaggio, ormai un amico, che non aveva la più minima idea di quello che lo aspettava. Sveglio e giá con l’ansia fino alle orecchie mi vesto e diedi un’occhiata allo specchio, chiamai il mio amico, e dopo uno sguardo scoppiammo in una risata incontenibile, come per dire “Ma chi ce l'ha fatto fare!”.

Arrivato in piazza la vergogna fece un passo indietro rispetto alla bellezza che straripava dalle persone che stavano li con me, sorridenti, felici, fiere di sé e di essere li in quell’istante, carri allegorici stupendi in mezzo a delle palme che coloravano il cielo di verde, musica e risa abbondavano in una giornata di spensieratezza, una giornata per la Patria. Cambiai totalmente idea e nonostaste strappassi un sorriso ai miei compagni e viceversa, capii in quell’istante di essere fortunato e mi sentivo in dovere di indossare con fierezza quei vestiti, ricchi di storia e sacrifici, sudore e povertá, cultura e abitudini di un popolo. Inorgoglitomi e immerso nella sfilata mi guardavo intorno sbalordito dalla quantitá di persone presenti, tutte ammiravano l’andare lento della sfilata e ogni sguardo che incrociavo era immerso nell’atmosfera. La musica con il suo ritmo stupendo dell’America Latina teneva animata la sfilata e intratteneva gli sfilanti in balli a dir poco stancanti, ti entrava nel sangue che quasi non ti accorgevi piu di nulla. Mi ritrovai senza accorgemene in prima fila, sorreggendo la bandiera di AFS in mano, stanco morto per il caldo e ballando con tutto ció che mi rimaneva in corpo.
  • Lo squadrone di Matteo, che andava a comporre parte della sfilata

Il corteo era composto da diversi squadroni, che sfilavano in ordine alfabetico

Dopo solo quattro ore eravamo tornati al punto di partenza, in pratica avevamo percorso a piedi tutta la cittá. Stanchi da morire e con i piedi quasi ustionati per il sole, ci riunimmo in gruppo per un’ultima foto di gruppo prima di salutarci.

Contenti e sorpresi di riuscire ancora a camminare ognuno riprese la propria strada verso casa ed io che adesso da una scrivania, comodo e felice, vi sto raccontando tutto ció, vi giurerei che avrei voluto stancarmi un altro po’ pur di non far finire quella giornata. Sono contentissimo di aver fatto questa esperienza contro la mia volontá perché a volte solo basta ascoltare i consigli e fidarsi, convincendosi che tutto vada per il meglio. E se ci sono riuscito io che sono una persona a dir poco timida chiunque ci puo´riuscire; andare contro i propri limiti, sentirsi felici veramente, scoprire se stessi e accettarsi per come si é fatti, sconfiggere i pregiudizzi e quelle barriere che si creano fra mondi cosi diversi ma cosi simili. Non é stata mia la scelta di partire e di intraprendere una esperienza cosi significativa, se non fosse che abbia creduto nelle parole di chi ci é passato prima di me e di chi mi vuole bene, perché ascoltare il prossimo é importante tanto quanto dire la propia. Come ho giá detto all’inizio, questa esperienza ormai e’ quasi giunta al termine e non sento di essere una persona diversa ma ho appreso a conoscermi meglio, dopo tutti i momenti di difficoltá vissuti e superati mi sento una persona piú capace di affrontare la vita.

Matteo

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