Non solo "sogno". I mille volti dell'America.

Elena

Da Roma negli USA per un anno

E’ l’8 novembre 2016: il Paese che guida l’Occidente da due secoli, sta affrontando un cambiamento radicale. Il voto porterà a destra o a sinistra? Il potere andrà nelle mani della prima donna presidente o del primo uomo d’affari alla Casa Bianca? Tutto il mondo ha il fiato sospeso.

E`il giorno delle elezioni negli Stati Uniti d’America. Si vota per eleggere il 45esimo presidente e i membri del Congresso e per approvare nuove leggi o cancellarne di vecchie.

Quella notte io ero ad Oxford, Maine, nel profondo sud del New England. Per quest’anno casa mia. Sapevo che non sarei andata a dormire alle 21 come ero ormai abituata a fare nei 3 mesi precedenti, da quando ero arrivata (piena di speranze, dubbi e paura del clima gelido al quale avrei dovuto sopravvivere) in questo minuscolo spicchio d’America che, se fosse nella mia città, avrebbe poco più delle dimensioni di un condominio. Il Maine ha un milione 330mila 89 abitanti, 35 dei quali sono senatori dello Stato. Uno di loro ha il volto di chi, ormai da 8 mesi, mi dice buongiorno ogni mattina: è l’uomo che per tutta la vita ricoprirà la parte del mio “American dad”. Quella sera e’ tornato a casa dalla sua famiglia, della quale avevo la fortuna di far parte, e vedendo i nostri volti curiosi ha iniziato a raccontarci la sua giornata. Fissavo stupefatta quegli occhi stanchi, ma orgogliosi, mentre quasi non riuscivo ad ascoltare le sue parole tanto la mia mente era impegnata a chiedersi quale sogno stesse vivendo. A riportarmi sulla Terra sono state le sue lacrime. Di gioia, di liberazione, orgoglio e sollievo, mentre ci diceva di aver vinto in tutti i comuni più numerosi. Non c'è stato tempo per i convenevoli perché subito il dovere ha chiamato. Un minuto dopo eravamo in macchina. La mia mamma ospitante al volante e il papà al telefono chiedendo i risultati degli altri comuni. Avevo sempre partecipato alle elezioni guardandole in tv, quella sera pensavo: ‘Sono in un film’. La mia avventura alla scoperta del vero volto dell’America è iniziata così, in una fredda notte di novembre, a bordo di una macchina rossa decorata con cartelli di propaganda elettorale. Non sapevo ancora quanti lati nascosti questo paese mi avrebbe mostrato, ma sentivo che mi stavo allontanando dall’immagine coperta di oro e lustrini che viene trasmessa nei cinque continenti e che sarei forse riuscita a vedere meglio il profilo di questa Nazione straordinaria e intrigante, ma dalle tante facce.Una minoranza di ricchi, modello e ispirazione per tanti, nasconde agli occhi del mondo il resto della gente comune. Tante famiglie che faticano a sbarcare il lunario, tante che abitano in case fatiscenti, tanti uomini e donne sempre a caccia di lavoro, tutti o quasi senza pensione o assistenza sanitaria garantite.
  • <div>Campagna elettorale nel Maine, contea di Oxford, Stati Uniti. La Comunità sceglie gli uomini, non ci sono simboli di partito.</div>
  • Ospedale del Maine, Stati Uniti: assistenza privata, paga l’assicurazione di AFS.
  • <div>Maine, profondo sud del New England, una natura superba ci ricorda ogni giorno che siamo piccoli. E fortunati.</div>
  • <em>Sliding is a lot of fun!</em>

Ero nella classe di “Educazione alla salute” quando il professore ha chiesto quanti di noi conoscessero una persona con problemi di droga o alcol. Tutti hanno alzato la mano dichiarando di conoscerne un minimo di 3. “Elena come è possibile che tu non conosca nessuno che beva troppo: voi italiani siete così famosi per il vostro vino!”, mi hanno chiesto tutti stupefatti. Molti ragazzi della mia età sono stati cresciuti da genitori con problemi di alcol e devono lavorare subito dopo scuola per procurare più denaro alla loro famiglia. La maggior parte delle persone nella mia scuola, o più grandi, non sono mai uscite dal Maine e sono quasi convinte che non esistano altre lingue al di fuori dell’inglese.

Le elezioni sono state il grandioso inizio di questo spettacolo a cui i miei occhi stanno assistendo ogni giorno. La mia esperienza finirà tra meno di tre mesi, ma lascia ancora spazio a sorprese. Cosa ho scoperto in 8 mesi? Ci sono tante Americhe. Ci vuole curiosità e pazienza per conoscerle tutte. Viste da vicino, ci si affeziona e si capisce che in tv o al cinema si perde la quarta dimensione: quella della vita vera. L’America non è il paese delle meraviglie in cui ognuno vive in enormi ville con piscina e ha un armadio grande quanto un salotto. È piuttosto il paese dei compromessi, in cui si permette ai cittadini di possedere armi per potersi proteggere da altri cittadini con armi; in cui si mangiano cibi senza grassi, ma trattati chimicamente; in cui se non si supera un test a scuola, c'è sempre l’occasione di cancellare il vecchio voto e recuperarlo. Ma e` anche il luogo dove ho imparato a prendermi cura di ciò che appartiene alla comunità; dove ho capito che la dedizione e i sacrifici possono rendere ognuno la versione di se stesso che desidera; dove la scuola e` un luogo di crescita e di vita come mai avrei pensato; dove tanti ragazzi amano talmente tanto la loro Nazione da voler entrare nell’esercito e proteggerla per tutta la vita.

E’ il posto dove ogni mattina a scuola tutti - che stiano avendo una conversazione, correndo in classe perché in ritardo o facendo colazione - si alzeranno in piedi, si volteranno verso la bandiera appesa in ogni classe o corridoio e diranno: "I pledge allegiance to the Flag of the United States of America, and to the Republic for which it stands, one Nation under God, indivisible, with liberty and justice for all." (Io giuro fedeltà alla bandiera degli Stati Uniti D’America, e alla Repubblica che rappresenta, una nazione protetta da Dio, indivisibile, con libertà e giustizia per tutti).

Il “sogno americano” non esiste, ma vale la pena di essere vissuto.

Elena

Da Roma negli USA per un anno

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