Estratti di cultura giapponese

Matteo

Da Torino in Giappone per un anno

Prima di iniziare, mi sembra doveroso chiarire che chi svolge un programma annuale in Giappone può avere tante opinioni sul proprio paese ospitante, ma nessuna di quelle sarà giusta o sbagliata.

È naturale che, dopo sei mesi di residenza, io abbia iniziato a percepire i meccanismi che regolano la vita della società giapponese, ma è altresì fortemente destabilizzante come, per quanti elementi io possa cogliere e comprendere, mai nessuno di essi sarà una certezza.

Arrivato a questo punto della mia esperienza, sono queste le considerazioni che trovano luogo nelle mie riflessioni. Mai mi sarei aspettato di essere così tanto incerto sulla realtà che mi circonda, e, in particolare, su come raccontarla a chi non la vive direttamente, ma è curioso di conoscerla. Infatti, se provaste a chiedere ad un consistente numero di persone che sono state in Giappone un'opinione sul proprio soggiorno, molto probabilmente otterrete risposte molto diverse tra di loro.
In Giappone, le pratiche sociali da rispettare per non essere tagliato fuori vengono tramandate di padre in figlio

Riflettendo su qualcosa di più specifico, si potrebbero prendere in considerazione le relazioni umane. Infatti, le interazioni con coloro che incontriamo nel corso della nostra vita sono ciò che ci permette di penetrare le maglie del tessuto sociale di una comunità, e trovare il nostro ruolo al suo interno. È perciò fondamentale cercare di comprendere al più presto quali sono le regole che gestiscono tali rapporti, quali sono i comportamenti migliori per avvicinare un numero maggiore di persone, e infine comprendere i limiti da non superare per non compromettere tali relazioni. Tutto ciò lo impariamo naturalmente da quando veniamo al mondo, affrontando le varie fasi della crescita inseriti in contesti sociali predeterminati, conosciuti e familiari. Sono poche le eccezioni di coloro che sono maturati in diversi ambienti, subendo un processo di adattamento in più luoghi, magari anche con cultura e lingua diverse. Perciò, parlando in generale, non molte persone hanno potuto provare un reale processo di estrazione sociale e reinserimento in un contesto differente; è quindi difficile che, leggendo le parole di qualcuno che queste sensazioni le ha vissute, queste persone riescano a identificare le sue stesse emozioni e riflessioni.
Le interazioni con coloro che incontriamo nel corso della nostra vita sono ciò che ci permette di penetrare le maglie del tessuto sociale di una comunità, e trovare il nostro ruolo al suo interno

Per scendere ancora di più nel dettaglio, proverò ad illustrare al meglio delle mie possibilità quali sono le principali linee guida per interpretare il modello delle relazioni personali giapponesi.

Dopo molti mesi di osservazione attenta, ho potuto costruire un'immagine efficace per rappresentare le dinamiche di interazione tra giapponesi. In Giappone, le pratiche sociali da rispettare per non essere tagliato fuori vengono tramandate di padre in figlio, e fanno parte del patrimonio culturale di ogni cittadino giapponese che si rispetti. Sono regole molto antiche, le cui origini sono talvolta incerte o del tutto sconosciute, e molto spesso anche la loro vera finalità è tutt'altro che chiara.

Prima di illustrare in maniera pratica in cosa consistano tali regole, è opportuno riassumere alcuni degli avvenimenti storici di maggior rilievo che hanno segnato il passato della nazione nipponica. Nazione della quale è difficile stabilire un'origine precisa, sia a livello temporale che per quanto riguarda la provenienza della sua popolazione.
La tendenza di un giapponese è quella di evitare di esternare le proprie sensazioni attraverso la gestualità o le espressioni del volto

Infatti, la stirpe giapponese, il popolo dell'imperatore, ha presumibilmente avuto origine con l'avvento di popolazioni provenienti dalla Mongolia, stabilitesi nelle isole del Nord, Hokkaido fra tutte, e con l'evolversi di altri movimenti migratori provenienti dalle regioni dell'Indonesia, che hanno portato al popolamento delle isole meridionali, ovvero Kyūshū e Shikoku. Ciò avveniva qualche secolo prima della nascita di Cristo. Il popolo giapponese ha poi continuato la propria evoluzione, raggiungendo tutte le altre isole e isolette, mantenendo una significativa componente di esclusione e autonomia rispetto alle altre regioni asiatiche. Fa però eccezione la Cina, dalla quale proviene la maggioranza degli aspetti culturali del "Paese del Sol Levante", come la lingua, il cibo, la religione e i costumi. Inoltre, essendo un arcipelago, il Giappone è sempre stato facilitato nel controllo delle proprie frontiere e nella regolazione dei flussi in entrata e in uscita. Il momento più esplicativo di tale tendenza autonomista si ebbe verso la fine del XVII secolo, con la chiusura dei confini della nazione agli stranieri di qualunque provenienza, a causa dell'arrivo dei portoghesi, primi europei a raggiungere il Giappone, che con il loro cristianesimo stavano diffondendo idee e costumi non graditi alla corte imperiale e soprattutto agli shōgun, i signori feudali. Questo periodo è definito età Edo, e durò per circa 200 anni. È facile intuire come lo sviluppo del Giappone, in un lasso di tempo così esteso, abbia seguito strade molto diverse dalle altre culture asiatiche ed indoeuropee.

Nonostante alcuni elementi della trazione giapponese siano andati persi con la fine della seconda guerra mondiale, a seguito di un processo di forte occidentalizzazione, sono ancora molti gli aspetti originali da poter prendere in esame.
La curiosità è un'altra caratteristica tipica rilevante, ed è ciò che spinge la maggior parte del popolo giapponese a porsi le più svariate domande su ciò che non si conosce

Parlando in generale, la tendenza di un giapponese è quella di evitare di esternare le proprie sensazioni attraverso la gestualità o le espressioni del volto. Nel rispetto della privacy di chi gli sta accanto, è raro che sia un giapponese ad iniziare per primo una conversazione, con uno sconosciuto o con una persona appena conosciuta, in particolare se si tratta di dover parlare ad uno straniero, verso il quale è richiesta una sensibilità maggiore. Nonostante ciò, quando l'ambiente e le persone sono a lui soliti, lo stesso giapponese può sciogliere la barriera di riservatezza, facendo apprezzare disinvoltura e confidenza a chi lo circonda. Ad esempio, durante un'uscita con altre persone, oppure in una serata al karaoke con gli amici. Sicuramente, la curiosità è un'altra caratteristica tipica rilevante, ed è ciò che spinge la maggior parte del popolo giapponese a porsi le più svariate domande su ciò che non si conosce, come per le culture dei popoli stranieri.
La capacità di saper rispettare il proprio posto all'interno della società è uno dei valori fondamentali della cultura nipponica

La volontà di non infrangere la distanza di cortesia che si instaura con chi si trova nello stesso ambiente tende ad essere considerata, da noi occidentali, come timidezza. In realtà, la capacità di saper rispettare il proprio posto all'interno della società è uno dei valori fondamentali della cultura nipponica, ed è ciò che permette ad una nazione focalizzata sul gruppo e sulla forza lavoro di molte persone, unite da un obiettivo comune, di mantenere la struttura verticale di potere, con in cima l'imperatore, necessaria per governare.

Infatti, citando la mia madre ospitante, "i giapponesi adorano sentirsi parte di un gruppo, che si tratti della scuola, di un gruppo sportivo, di amici, un ufficio pubblico, un azienda, un partito. Ai giapponesi piace moltissimo poter indossare un'uniforme, e sentirsi quindi facenti parte della società, in un modo o nell'altro." E ancora, "per coltivare il riso sono sempre state necessarie molte persone, le quali devono collaborare tutte insieme e al meglio, per ottenere un buon prodotto. Inoltre, per far arrivare l'acqua ai campi è sempre stata necessaria una grande intesa e collaborazione al fine di costruire sistemi di irrigazione validi e duraturi. Questo è così da migliaia di anni, noi giapponesi abbiamo sempre avuto la necessità di agire in gruppo, di far prevalere la forza del gioco di squadra."
I giapponesi adorano sentirsi parte di un gruppo, gli piace moltissimo poter indossare un'uniforme, e sentirsi quindi facenti parte di una societàÈ quindi facile intuire come l'elevazione personale del singolo, tipica delle società occidentali in cui la competizione è elemento primo, non solo trovi poco spazio, ma sia addirittura contrastata e controproducente. A questo fine esistono anche dei proverbi, come: "il chiodo che sporge va battuto". Con ciò è inteso che se un singolo, all'interno di un gruppo, si elevasse al di sopra degli altri, per motivi vari, sarebbe opportuno riportarlo alla parità iniziale. Anche se ora questo tipo di pensiero sta iniziando a trovare molti oppositori, è fondamentale comprendere come le basi della società giapponese siano ben salde sul principio del gruppo. È quindi prassi, ad esempio, che alla domanda dell'insegnante di rispondere ad un quesito, siano ben pochi coloro che elevano la propria voce, per non assumere una posizione di antagonismo rispetto agli altri studenti.

Matteo

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